L'Inchiesta Quotidiano OnLine

Povertà da licenziamento

Il nostro viaggio nel mondo della povertà stavolta approda sul lido della povertà contingente a determinate fasi della vita.

Gli studi in merito individuano fasi ben precise: la nascita dei figli per le neocoppie, il momento in cui si terminano gli studi e si cerca lavoro, la pensione per alcune categorie di lavoratori. La crisi economica strutturale dell’ultimo decennio ci obbliga ad inserire il licenziamento di tanti lavoratori per chiusura dell’azienda o per delocalizzazione dello stabilimento produttivo della multinazionale.

La globalizzazione senza regole, o meglio, con regole che non hanno tutelato i lavoratori, ha fatto sì che le multinazionali potessero chiudere e trasferire dall’oggi al domani, da un continente all’altro, intere produzioni, marchi compresi. Lavoratori di ogni età si sono ritrovati così dalla mattina alla sera senza un reddito, senza alcuna certezza.

Nessun governo si è preoccupato di intervenire con leggi specifiche per prevenire queste chiusure repentine, difficili da contrastare perché legalmente hanno la possibilità di chiudere le porte in faccia a migliaia di lavoratori. Probabilmente nessun governo ha avuto interesse ad introdurre una normativa restrittiva in materia al fine di non scoraggiare gli investimenti delle multinazionali sul proprio territorio. La stessa Unione Europea nulla ha fatto per uniformare la normativa degli stati membri in materia di normative nazionali che regolano la tassazione e le attività delle multinazionali. La stessa FCA, ex FIAT, ha stabilito la sede legale in Olanda e la sede fiscale in Gran Bretagna. Evidentemente questo doppio volto porta alla multinazionale dell’automotive una convenienza fiscale ed operativa. Intanto negli stabilimenti italiani della FCA si attendono con una certa sofferenza i piani industriali per le produzioni dei prossimi anni.

In tutto questo ovviamente la responsabilità sociale dell’impresa è solo un esercizio per imprenditori illuminati. Dinanzi a convenienze economiche e fiscali, dinanzi a normative meno restrittive in materia ambientale e sulla sicurezza, le multinazionali non si pongono il problema etico. Torna sempre in auge l’antico detto latino: pecunia non olet. Puzzano invece e come se puzzano, gli ingenti patrimoni investiti in paradisi fiscali o utilizzati per pagare mega tangenti finalizzate all’acquisizione di risorse rare o fonti energetiche o per realizzare mega strutture.

La disinvoltura con cui si muovono questi colossi mondiali fa sì che i licenziamenti dei lavoratori che precipitano nella povertà non solo non vengono presi in considerazione, ma non costituiscono nemmeno un problema dal momento che nessuno glielo impedisce. La mobilitazione di intere comunità, l’intervento di amministratori, la richiesta di mediazione degli uffici ministeriali spesso non vengono prese in considerazione. La povertà di migliaia di persone non interessa. Il loro business è mondiale quindi la logica del mercato globale non contempla che ci si debba preoccupare di quei lavoratori che fino al giorno prima hanno dedicato tutta la loro vita lavorativa all’azienda.

Ma come ogni eccesso ha un limite, lo stesso sovranismo emergente potrebbe essere la conseguenza di politiche troppo inclini a lasciare campo libero alle multinazionali. Le logiche di mercato, le economie di scala, l’industrializzazione di grandi paesi come la Cina, non possono farci ritornare ai tempi passati, ma intere popolazioni si stanno ribellando alle condotte disinvolte di chi considera i lavoratori semplici numeri da azzerare e a quegli stati che glielo hanno consentito.

La povertà non è una calamità, è una situazione che dobbiamo rifiutare e contrastare.

Anna Maria Tedeschi

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604