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Ritiro truppe Afghanistan

La Farnesina conferma, in una nota, “di non essere mai stata messa al corrente delle intenzioni del ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, prima delle sue dichiarazioni alla stampa relative alla decisione di ritirare il contingente militare italiano dall’Afghanistan”.
«Ritirare o meno le truppe dall’Afghanistan non è la decisione privata di un ministro». Lo scrive su facebook Matteo Renzi, senatore Pd. «Siamo andati lì, insieme ad altri- aggiunge-, perché c’era una minaccia dei talebani e degli estremisti islamici. Abbiamo prolungato più volte la missione. Decidere se ritirarsi da una missione che va avanti da anni richiede una discussione approfondita, vera, seria. Non è uno slogan. Ne va della nostra sicurezza. Tutti preferiamo che i nostri ragazzi tornino a casa. Ma non sono lì in villeggiatura. Sono lì per difendere la sicurezza di tutti. Chi decide quando non servono più? Un ministro non può fare tutto da solo. L’Italia è un grande Paese: non si può gestire a caso la politica estera».
«Restiamo sconcertati dall’approssimazione con la quale il governo affronta la delicata questione dell’Afghanistan. Il fatto che il ministro degli Esteri abbia manifestato stupore per l’annunciato ritiro delle truppe italiane ci conferma che la vicenda viene gestita con dilettantismo» dichiara il senatore Maurizio Gasparri (FI), che continua. «Chiediamo una immediata discussione in Parlamento di questa decisione– prosegue ancora Gasparri-, per soppesare sia gli aspetti di sicurezza che quelli di politica internazionale, per valutare la nostra presenza militare e le effettive condizioni di un ritiro delle truppe italiane e di quelle, evidentemente, degli altri Paesi. Non siamo in Afghanistan per uno scherzo della storia, ma per contrastare un terrorismo che minaccia la comunità internazionale. Le modalità con cui vengono annunciate queste decisioni sono sconcertanti. Lo certifica la confusione nel governo. Ancora una volta il Parlamento è considerato un luogo di intralcio col quale non confrontarsi. Lo abbiamo visto dalla politica economica ai decreti, ora lo registriamo anche sui temi della difesa».
«Le scomposte reazioni delle opposizioni alla storica notizia del disimpegno italiano e alleato dall’Afghanistan dopo 17 anni, costati al nostro Paese 54 caduti, 650 feriti e mutilati e 7 miliardi di euro, dimostrano che certe forze politiche sono prigioniere di tabù ideologici interventisti che impediscono loro di capire una cosa molto semplice, cioè che non ci ritiriamo con disonore perché abbiamo perso una guerra, ma che si torna a casa perché finalmente – ci auguriamo – la guerra finisce grazie a un accordo di pace che garantisce gli obiettivi di sicurezza dell’Occidente». Lo dichiarano i senatori M5S della Commissione Difesa di Palazzo Madama.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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