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Frosinone e Cassino nelle elezioni del 1919

All’indomani della fine della Prima Guerra Mondiale, nonostante la vittoria, in tutta l’Italia divampò la  questione sociale, poiché le conseguenze negative del conflitto ricaddero in prevalenza sui ceti proletari e piccolo borghesi. In particolare vi fu il problema del reinserimento dei combattenti, reso difficile dall’esigenza di riconvertire l’industria alla produzione civile, quello delle terre incolte e della promessa non mantenuta di una riforma agraria che finalmente distribuisse la terra ai contadini. La piccola borghesia risentì maggiormente dell’inflazione e della crisi di bilancio dello Stato, mentre la grande borghesia si avvantaggiò grazie alle commesse statali che durante la guerra avevano drenato ingenti risorse finanziarie a favore delle grandi industrie. Era il segno del grande malessere sociale e della forza delle rivendicazioni che esplosero nei mesi successivi. Nel contempo il Parlamento era ingessato da circa sette anni. Le utime elezioni politiche si erano tenute fra il 26 ottobre e il 2 novembre del 1913 con il Governo del Presidente del Consiglio Giovanni Giolitti. Si era votato con il sistema maggioritario uninominale a doppio turno e ad andare alle urne erano stati chiamati circa 8.500.000 elettori su oltre 38 milioni di abitanti: solo maschi con età superiore ai 30 anni oppure con età superiore ai 21 ma con licenza elementare e servizio militare svolto. In Parlamento erano stati eletti 508 deputati con una maggioranza governativa di 392 parlamentari per la maggior parte liberali (270) e un’opposizione di 116 con il gruppo più forte rappresentato dal Partito Socialista con 52 parlamentari. Occorreva riprendere in mano il Paese, ormai al limite del caos, e riandare alle elezioni. Nel frattempo,  Presidente del Consiglio fu designato il liberale Vittorio Emanuele Orlando che dovette affrontare la grave crisi che attanagliava l’Italia e i pressanti scioperi sindacali. La situazione politica, economica e sociale, di là dall’essere risolta, costrinse Orlando  alle dimissioni nel giugno 1919. Il 24 giugno gli subentrò il liberal-radicale, del Patto Democratico Liberale, Francesco Saverio Nitti. Spinto soprattutto dal forte Partito Socialista di Filippo Turati e da influenti ambienti cattolici oltre che da gran parte del Patto Liberal-Democratico, Nitti si convinse che era necessario andare finalmente a nuove elezioni politiche e con nuovo sistema elettorale. Dai primi di luglio il Parlamento si mise al lavoro per riformare la legge elettorale in senso proporzionale, per dare rappresentanti a  60 collegi che ne erano sprovvisti, e ad andare subito alle elezioni.  Il 7 luglio 1919 Francesco Saverio Nitti ebbe a dichiarare: «Considero ormai la riforma elettorale come un impegno d’onore del Ministero che presiedo e la difenderò come una mia creatura adottiva. Metterò su essa la questione di fiducia e mi dimetterò se non verrà approvata».  Il 14 luglio la Camera accordò la fiducia a Nitti con 257 voti favorevoli e 111 contrari. Il 9 agosto 1919 la Camera approvò la nuova legge elettorale con sistema proporzionale con 227 voti favorevoli e 63 contrari. Il Senato l’approvò il 14 agosto con 70 voti favorevoli e 9 contrari. Ci si mise subito al lavoro. Si calcola che per le spese elettorali, ogni lista dovette mettere a bilancio da duecento a trecentomila lire necessarie alla stampa e distribuzione delle schede, per i manifesti, gli assetti dei locali ed altro a carico delle singole liste.  Le elezioni furono indette per il 16 novembre 1919. Con la nuova legge elettorale del 19 agosto 1919 avrebbero avuto diritto al voto oltre 10.300.000 italiani maschi (2 milioni in più rispetto al 1913) che avessero 21 anni di età e il servizio militare svolto. Il Ministero dell’Interno e quello dell’Industria concordarono una convenzione con 7 cartiere per la fornitura di 2400 quintali di cartoncini pari a 90 milioni di schede. Alle Cartiere Meridionali di Isola del Liri furono commissionati 400 quintali. Il costo da convenzione era di 200 lire al quintale. Iniziò quindi la campagna elettorale. Scesero in campo il Fascio Democratico-Liberale (sorretto dal quotidiano Il Messaggero), Il Partito Socialista Italiano (Avanti!), il Partito Popolare Italiano (Corriere d’Italia e L’Osservatore Romano), Alleanza Nazionale (Il Giornale d’Italia) e il Fascio d’Avanguardia (Il Giornale del Popolo). Il Fascio d’Avanguardia comprendeva socialriformisti,  repubblicani e combattenti.  In provincia di Frosinone, da Ceprano in su (50 comuni su 90) i candidati furono: l’avvocato Vincenzo Carboni (Ceprano) e il rag. Raffaele Zegretti (Anagni) per il Fronte Democratico Liberale, l’avvocato Domenico Marzi (Alatri) Partito Socialiasta Italiano, Paulo Sindicio (Ceccano) Fascio d’Avanguardia e Giuseppe Ferrante (Frosinone) Partito Popolare Italiano. La battaglia politica fu dura e seguita da rappresentanti nazionali. Per i Popolari scese in campo il deputato e dirigente nazionale nonché braccio destro di Luigi Sturzo, Egilberto Martire. Per i socialisti la sindacalista pavese Maria Giudice. Ad Alatri e Frosinone non mancarono tafferugli fra socialisti e popolari. Di 27.349 aventi diritto al voto in provincia, si recarono alle urne in 13.497 ma circa 2000 voti risultarono annullati o schede bianche. Il  FDL ottenne  5178 voti, il PPI  2197, il PSI 1754, il FdA  798 e AN  795. Per il frusinate  risultarono eletti il socialista Domenico Marzi, il popolare Egilberto Martire e i liberaldemocratici Vincenzo Carboni e Raffaele Zegretti. Nel Circondario di Sora-Cassino-Pontecorvo  comprendente 42 comuni su 144 dell’intera Provincia di Caserta, a cui allora appartenevano, venne eletto il  l’avvocato liberale Achille Visocchi di Atina che fu nominato da Nitti ministro dell’Agricoltura, incarico che tenne fino al 14 marzo 1920. Era già stato sottosegretario ai Lavori Pubblici dal 1914 al 1916 nel governo Salandra e al Tesoro dal 1916 al 1919 nel governo Orlando. Date le difficoltà di inconciliabilità fra Socialisti e Liberali e fra Popolari e Socialisti, il governo Nitti, fra diverse difficoltà politiche e sociali e con maggioranze instabili, durò fino al maggio 1920. Gli seguì  l’ottantenne Giovanni Giolitti fino giugno 1921. Intanto a il 2 gennaio 1921 era nato a Livorno il Partito Comunista d’Italia (PCdI) di Gramsci e Bordiga staccatisi dal Psi di Turati. Continuarono scioperi e  tumulti che Giolitti cercò di contrastare andando alle elezioni  anticipate nel luglio 1921, pensando di poter incamerare i nazionalisti e gruppi di fascisti. L’operazione non riuscì e Giolitti si dimise lasciando il posto al socialista riformista Ivanoe Bonomi che governò, fra mille difficoltà, fino ai primi di ottobre 1922. Gli subentrò Luigi Facta. L’instabilità politica e parlamentare continuò a creare disagi sociali senza poter risolvere i gravi problemi economici.  Il 28 ottobre 1922, dopo la fatidica “Marcia su Roma”, fu chiamato a presiedere il governo successivo Benito Mussolini. Con l’avvento del Fascismo Achille Visocchi passò al PNF e nel 1929 fu nominato senatore lasciando l’incarico nel 1943. A Cassino, nel 1919, pur non essendo candidato, si era impegnato politicamente l’avvocato Gaetano Di Biasio a sostegno dei socialisti riformisti di Leonida Bissolati. Alle elezioni provinciali dell’autunno 1920 Di Biasio venne eletto consigliere per la Provincia di Caserta sempre per i Socialisti Risformisti nel collegio di Cassino ma si dimise nel 1923 in opposizione al fascismo. Fu sindaco di Cassino, per il Partito Repubblicano, dal 1943 al 1945.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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