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Pil a picco, Conte tranquillo: Nessun dramma, fase transitoria

Nel quarto trimestre del 2018 si stima che il prodotto interno lordo (Pil) sia diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e sia aumentato dello 0,1% in termini tendenziali. Lo rileva l’Istat. Si tratta del secondo calo consecutivo (c’era già stato quello del terzo trimestre) e si concretizza una situazione che si definisce recessione tecnica. Il premier Giuseppe Conte, però, non drammatizza: «L’andamento del Pil è una fase transitoria, non c’è nessuna preoccupazione». Ma la notizia dei dati porta polemiche e preoccupazione, con le opposizioni che chiedono che il premier riferisca in Parlamento.  E c’è anche chi (Renato Brunetto) invoca le dimissioni del Governo. 
«Il rilancio sarà compiuto e andrà a regime nel secondo semestre 2019. Non c’è ragione di perdere fiducia, c’è anzi molto entusiasmo per il 2019» afferma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a margine dell’inaugurazione dell’anno accademico 2018-2019 dell’università Cattolica di Roma.
«Contrazione prevista, non temo che Ue chieda manovra bis». Sul Pil c’è «una contrazione che era nell’aria, gli analisti l’avevano prevista, è collegata a fattori transitori», dice ancora Conte.
«Siamo in recessione. L’opposizione deve rifuggire dalla tentazione dei ‘pop corn’. La recessione la pagano i più deboli. Prepariamo una proposta unitaria delle opposizioni per una correzione espansiva della manovra. Chiediamo un incontro al Governo. L’Italia non è in sicurezza». Lo scrive Carlo Calenda su twitter.
E sulla eventualità di riferimenti in Parlamento sulla situazione dei conti pubblici il Premier appare tranquillo. «Io sono sempre disponibile quando le opposizioni chiedono chiarimenti» chiarisce rispondendo alla richiesta avanzata dalle opposizioni
Diversa la versione dei fatti di Di Maio. «I dati Istat di oggi testimoniano che chi stava al governo prima di noi ci ha mentito, non ci ha portato fuori dalla crisi». afferma il viceporemier in conferenza stampa alla Camera.
«Dal 1 gennaio con la legge di bilancio abbiamo iniziato un nuovo corso economico per portare fuori questo Paese dalla crisi. Quelli che ci governavano prima dicevano che non c’era la crisi. Per uscire da crisi serve coraggio e fare contrario di quelli di prima», aggiunge ancora Di Maio.
Oltre al calo del Pil- calcolato come sempre sulla base dei valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato- il quarto trimestre del 2018, spiega l’Istat, ha avuto una giornata lavorativa in meno rispetto al trimestre precedente e due giornate lavorative in più rispetto al quarto trimestre del 2017. La variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e in quello dell’industria e di una sostanziale stabilità dei servizi.
Dal lato della domanda, vi è un contributo negativo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto positivo della componente estera netta. Nel 2018 il Pil corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,8%.
La variazione annua del Pil stimata sui dati trimestrali grezzi è invece pari all’1% (nel 2018 vi sono state tre giornate lavorative in più rispetto al 2017).

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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