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La droga sequestrata il 22 giugno 2017. Il corriere arrestato era un poliziotto La droga sequestrata il 22 giugno 2017. Il corriere arrestato era un poliziotto

Traffico e spaccio: dodici arresti. La ricostruzione dell'indagine “Il Colombiano”

Avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione con lo scopo di monopolizzare e quindi gestire e controllare, anche con la forza dell’intimidazione e l’uso della violenza, una delle più importanti piazze di spaccio del Cassinate: quella di Sant’Elia Fiumerapido dove si rifornivano i clienti della città Martire, ma anche provenienti dai comuni limitrofi, tra cui San Vittore del Lazio, Cervaro e Rocca D’Evandro. Chi era a capo dell’organizzazione, servendosi di collaboratori fidati, riusciva a movimentare grossi quantitativi di cocaina, hashish e marijuana. Droga che veniva acquistata nel napoletano e che - secondo gli investigatori -  almeno nella fase iniziale - arrivava a Cassino con un insospettabile corriere: un poliziotto della Stradale di Napoli che consegnava nelle mani del fratello, residente a Sant’Apollinare, ingenti carichi (il 22 giugno 2017 l’agente fu arrestato in flagranza di reato. Box in alto a destra). Nel corso dell’indagine (2016-2017) denominata “Il Colombiano” (dal soprannome di uno degli indagati, Vincenzo Nunziata) Polizia e Carabinieri hanno sequestrato circa 25 chili di droga. Ma anche armi (2 pistole) e munizioni nonché materiale vario per il confezionamento delle sostanze stupefacenti, a volte nascoste in luoghi, oggetti ed indumenti impensabili. Dopo l’operazione “Storia infinita”, a distanza di tre anni esatti, un altro duro colpo è stato inferto a trafficanti e pusher. All’alba di ieri gli agenti della Squadra Mobile di Frosinone ed i militari della Compagnia di Cassino, diretti rispettivamente dal vice questore Carlo Bianchi e dal capitano Ivan Mastromanno, hanno eseguito 12 ordinanze di custodia cautelare, di cui 9 in carcere e 3 ai domiciliari. Il reato contestato, a vario titolo, agli indagati è associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di droga. Le posizioni di coloro che si trovano in cella risultano essere molto più complesse rispetto ai tre giovani finiti ai domiciliari e verso i quali è stata mossa l’accusa semplice di detenzione e spaccio. L’elenco degli indagati è lungo: in carcere sono finiti i due fratelli Juri e Igor Arpino (rispettivamente di 37 e 39 anni di Sant’Elia Fiumerapido), Davide Monaco (detto “Coniglio” 32enne di Sant’Elia F.), Alessandro Gargano (detto “Capoccione” 32enne di Sant’Elia F.), Mirko Lanni (28enne di Sant’Elia F.), i fratelli Giuseppe e Vincenzo Nunziata (il primo detto “Peppe” e l’altro “Enzo” o “Il colombiano”, rispettivamente di 55 e 54 anni di Napoli), Devid Miele (31enne di Sant’Apollinare) e Bruno Bayram (detto “Marco” di 38 anni, nato a Napoli ma residente a Sant’Apollinare). Ai domiciliari, invece, si trovano: Diego Lanni (33enne di Sant’Elia F.), Gianfranco Leo (40enne di Sant’Elia F.) ed Emanuele Pellecchia (30enne di Cassino). Nelle prossime ore il gip fisserà la data degli interrogatori di garanzia. 
Ad emettere il provvedimento restrittivo è stato il giudice per le indagini preliminari della DDA di Roma, Alessandra Boffi, su richiesta del pm Minisci e del sostituto procuratore di Cassino Bulgarini Nomi, al quale era giunta l’informativa di reato prima ancora che si configurasse l’ipotesi associativa e quindi la competenza della Direzione Distrettuale Antimafia.
L’indagine nasce dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da un alcuni stranieri che indicavano due fratelli di Sant’Elia Fiumerapido (gli Arpino) ed altri soggetti a loro vicini nella gestione di un importante traffico di sostanze stupefacenti da Napoli a Sant’Elia e da qui nel cassinate. Una vera e propria associazione, con ruoli e gerarchie ben definiti. La notizia di reato fu raccolta dall’allora luogotenente Emanuele Dell’Omo il 4 maggio 2016. I carabinieri si misero subito a lavoro, coordinati dall’allora maggiore Silvio De Luca e dal tenente Emanuele Grio. Ma sulla stessa attività stavano investigando anche gli agenti della Squadra Mobile che aveva avviato le intercettazioni nei confronti di alcuni indagati. Le informative giunsero al pm Bulgarini Nomi che oltre ad unificare i procedimenti e a preferire che Polizia e Carabinieri lavorassero in sinergia, evidenziò subito l’ipotesi di reato dell’associazione. Gli atti furono trasmessi alla DDA. Nei giorni scorsi il gip ha emesso l’ordinanza. Dalle indagini, svolte con servizi di pedinamento, controllo e osservazione (attraverso le telecamere piazzate davanti alla concessionaria degli Arpino e alle intercettazioni telefoniche ed ambientali) è stato possibile scoprire e ricostruire la fluente attività di spaccio, promossa, condotta ed organizzata - secondo gli inquirenti - dai due fratelli di Sant’Elia Fiumerapido, i quali provvedevano, tramite Vincenzo Nunziata, che si avvaleva della collaborazione del fratello poliziotto, a rifornirsi della droga nel napoletano. Gli Arpino, poi, provvedevano a piazzare la “roba” attraverso «i solidali». 
Nel corso dell’indagine è emersa, fin da subito, la scaltrezza degli indagati per eludere i controlli, ricorrendo all’utilizzo di un linguaggio criptico o alla copertura delle conversazioni telefoniche preferendo l’utilizzo dei social network (Facebook, Instagram e WhatsApp) alle telefonate per evitare di essere captati sia nelle comunicazioni “interne” che con i clienti. Inoltre, utilizzavano schede telefoniche intestate ad altre persone per non essere subito identificati e le cambiavano ogni volta che incappavano in un controllo delle forze di polizia. Un meccanismo complesso che ieri è stato disarticolato. 

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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