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L'ex consigliere comunale Fabio Marino

Cassino verso il voto, l'ex consigliere Marino: «Spazio ai leali con idee per la citta'»

Fabio Marino, medico, due volte Consigliere comunale ai tempi di Alleanza Nazionale, uomo di Destra da sempre.
Da politico esperto, si aspettava l’epilogo prematuro dell’esperienza D’Alessandro?
«In tutta sincerità, mi sembra che gli eventi tumultuosi dell’ultimo anno lasciassero prevedere questa fine, soprattutto per via della piega non politica presa dai fatti».
A che cosa si riferisce?
«Per quello che ho potuto constatare, ho idea che al piano politico si sia sovrapposto, condizionandolo pesantemente, quello dei rapporti personali fra molti dei protagonisti, pesantemente deteriorati da un logoramento che non ha fatto bene a nessuno, tanto meno alla Città».
Comunque sia, adesso è il caso di rimboccarsi le maniche. Un’ipotesi esiste?
«Questo è un altro aspetto sorprendente. Di solito, quan­do si progetta una rivoluzione (e la firma della maggioranza dei Consiglieri è stata una piccola rivoluzione) si ha anche a mente il percorso da seguire. Per esempio, esiste un’idea di massima sul gioco delle alleanze, su qualche figura di candidato sindaco. In questo caso, si è trattato di un salto nel buio, reso più nebuloso dal pochissimo tempo a disposizione. Poco più di un mese per comporre un quadro coeso e condiviso, trovare una sintesi  e approntare le liste: un compito non facile, anzi, più che altro una sfida».
Si parla molto di “perimetri”, “aggregazioni”, “alleanze”: qual è il suo pensiero?
«Sbaglia chi pensa che si possa ragionare in termini rigidi e di veti. Un mio caro amico tempo fa mi raccomandò di non inventare un metodo nuovo, perché altrimenti qualcuno lo avrebbe affinato e usato contro di me. Non è per nostalgia ideologica, se dico che i risultati elettorali recenti, amministrativi e non, dimostrano due cose: che nessuno, specialmente a livello amministrativo, gode di autosufficienza autarchica, e che lo schema di un Destracentro risponde adeguatamente alle richieste dei Cittadini. Il caso di Anagni dello scorso anno, gestito con grande intelligenza e responsabilità, secondo me è emblematico, e va guardato come un esempio da seguire e perfezionare».
Quindi la sua ricetta è…?
«Un modello che comprenda tutte le forze alternative alla sinistra del cattivo governo, con primato ai partiti organizzati e apertura a tutto campo al cosiddetto civismo. Purché esista un rapporto di lealtà e diretto fra le liste e gli eletti e si mettano da parte temi di interesse esclusivamente nazionale quale ad esempio il sovranismo. A proposito del quale voglio sottolineare che è sciocco chi lo guarda con occhi solo nazionali: oggi più che mai c’è bisogno di sovranismo europeo all’interno dell’Europa del­le Patrie. D’altra parte, oggigiorno c’è chi si ritiene depositario esclusivo del consenso che raccoglie, e io non condivido affatto questa visione delle cose. Quanto voti pensa che prenderebbe Fabio Marino candidato in Rifondazione Comunista?
A parte il modello, che pare ancora in accesa discussione, resta da sciogliere il nodo del candidato sindaco. Ha in mente qualcuno in particolare? Un’approvazione particolare per i nomi che sono già pubblici?
«Mi sembra che i nomi che circolano rappresentino, allo stato, esclusivamente il pio desiderio di qualche “candidato dante causa”, visto che i diretti interessati -tutte persone di grande valore- non hanno minimamente confermato la candidatura. Il mio pensiero è che il Destracentro debba esprimere, a cominciare dai partiti, un candidato unitario. Ma per battere le coalizioni avversarie, che mi sembrano povere di idee ma ricche di ambizioni personali, abbiamo bisogno di una figura trasparente di esperienza politica, di capacità umane, di elevata cultura (in senso lato, s’intende). Ma anche di lealtà e ricca di ideali e idee per la città. Di sicuro non dovrebbero entrare, nella rosa dei prescelti, personaggi che hanno dimostrato ambivalenza e ambiguità. Ormai è l’ora delle scelte chiare, inequivocabili e coerenti, altrimenti la punizione degli elettori si abbatterà come una mannaia».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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