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Cosmo Grossi, assistente capo della polizia penitenziaria Cosmo Grossi, assistente capo della polizia penitenziaria

«Non posso tornare a lavorare nel carcere di Frosinone per incompatibilità ambientale e timore delle ritorsioni»

Si è fatto filmare mentre legge una lunga lettera indirizzata al ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, al quale racconta la sua storia e chiede aiuto. L’assistente capo della Polizia Penitenziaria, Cosmo Grossi di Castelnuovo Parano, attualmente in servizio presso l’istituto penitenziario di Regina Coeli a Roma, non vuole essere trasferito nel carcere di Frosinone, dove già 14 anni fa prestava servizio. A suo dire per incompatibilità ambientale e per timore di possibili ritorsioni nei suoi confronti e della sua famiglia. Grossi - come ci ha raccontato - sta combattendo da molti anni contro l’Amministrazione penitenziaria dopo aver rilasciato delle dichiarazioni al magistrato che stava portando avanti un’indagine su un suo collega di grado superiore. Per quei fatti Grossi fu trasferito, ma su segnalazione del pm che volle tutelarlo. Ha prestato servizio prima a Cassino e poi a Roma. A distanza di 14 anni, l’Amministrazione gli chiede di tornare nella casa circondariale del capoluogo ciociaro. Contro il suo volere. Nonostante gli appelli, le richieste e l’intervento del sindacato, l’assistente capo non riesce a vedere uno spiraglio di luce. Vorrebbe rimanere a Roma, a Regina Coeli, dove riesce a svolgere il proprio dovere con serenità e professionalità, avendo anche costruito un ottimo rapporto con i colleghi. «Sono stato lasciato da solo. Vogliono riportarmi a Frosinone, ma lì non posso lavorare. Incompatibilità ambientale. Ho il timore di subire ritorsioni per via di una vecchia indagine per la quale ho testimoniato».
Era il 2 marzo 2005 quando Cosmo Grossi fu chiamato dall’allora pm Maria Rosaria Monti della Procura di Frosinone che volle ascoltarlo, in qualità di persona informata sui fatti, in merito all’indagine che aveva coinvolto quattro persone della Polizia Penitenziaria del carcere di Frosinone. Tutti di grado superiore. Cosmo non si sottrasse alle domande del pm e riferì ciò che gli aveva confidato un detenuto. Quest’ultimo gli chiese come fare per denunciare la violenza subita nell’istituto penitenziario. Grossi riferì al magistrato ciò che sapeva e poco dopo fu trasferito a Cassino dove prestò servizio per circa 8 anni. Successivamente fu mandato a Roma. Nella Capitale dal 2013 ha ritrovato la serenità. Fino al 7 giugno del 2018, quando è ricominciato il calvario. Il Provveditorato regionale gli impone di tornare a Frosinone, dove lui però non si reca. Nel frattempo subisce un intervento chirurgico e si mette in malattia. L’8 febbraio scorso torna in servizio e trova pronta la lettera del trasferimento che però non può prendere. Così farà anche il 22 febbraio e il 3 aprile, pochi giorni fa. I timori sono tanti. Troppi. Così si rivolge alla stampa e al ministro Bonafede. Spera di essere ascoltato e che possa restare in servizio a Roma. Tutto questo per aver riferito ciò che sapeva. 

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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