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Il direttore di Federlazio Frosinone, Roberto Battisti

Federlazio Frosinone, Battisti: anacronistico continuare a ragionare per aree Nord, Sorano e Cassinate

La crisi delle aree industriali della provincia di Frosinone? Secondo Roberto Battisti, diettore di federlazio Frosinone, può anche essere il risultato «di un dato storico e culturale che, secondo me, è tra gli elementi che penalizzano la provincia. L’eccessiva frammentazione e il particolarismo - che è anche nella società civile - è un dato culturale. Questo elemento può essere stato in passato un elemento di vitalità perché ha stimolato la laboriosità nei singoli territori. Oggi non è più il tempo dei particolarismi. Bisogna superare il particulare e questa cosa è molto difficile da applicare. Non dico che non sia così anche in altre province italiane. Ma mentre in alcune zone della penisola, soprattuto al nord, questa cosa è cominciata a pesare meno, nella provincia di Frosinone si fa ancora fatica a ragionare in termini di sinergie e collettivi. Oggi - non per citare la Cina - ma siamo in una società in cui si confrontano non le singole imprese ma i sistemi nazionali. Ragionare ancora nell’ottica sub provinciale è elemento di ritardo e di negatività sul quale tutti noi dobbiamo intervenire affinché si cambi modo di pensare. Riguarda tutti».
Veniamo: ai temi principali sul tappeto che riguardano l’area di crisi complessa con l’attesa riconversione industriale ed il rilancio di siti dismessi come per l’ex Videocon. La situazione sembra segnare il passo, a parte l’assegnazione dell’area dell’ex stabilimento di produzione cinescopi. E’ così?
«Per quanto riguarda l’area Videocon, recentemente c’è stato un avviso pubblico ed un’azienda ha acquistato il sito:  adesso si vedrà come sarà utilizzato. Per il resto, con l’area di crisi complessa gli incentivi possono rappresentare un’opportunità per le imprese. Dove c’è possibilità di fare interventi a costo agevolato è sempre un fatto positivo ma bisognerà vedere se tutto il contesto territoriale e istituzionale riuscirà ad accompagnare adeguatamente questa operazione di rinascita economica».
A cosa si riferisce?
«Sono convinto che i finanziamenti sono una cosa importante ma altrettanto importante e forse più importante, lo dicono gli imprenditori, è avere un sistema istituzionale, amministrativo e burocratico efficiente. Questo è un vero e proprio “fattore della produzione”. Le autorizzazioni devono essere rapide come le risposte alle imprese in genere. Se tutto questo viene erogato in teni compatibili con quelli delle aziende ok. Altrimenti l’azienda può anche ricedere fondi ma non producono l’effetto sperato. Anche il tema della rapidità della giustizia è assolutamente centrale in ottica imprenditoriale. Poi, naturalmente, c’è l’altra questione dell’assetto infrastrutturale: il sito produttivo può anche avere elementi di grande efficienza interna. Ma bisogna che ci siano servizi e infrastrutture adeguati altrimenti abbiamo fuori dai cancelli il punto di caduta. Così, anche in questo caso, investimenti e agevolazioni potrebbero non dare gli effetti sperati. In tal senso non va dimenticato il “record” del vecchio accordo di programma per l’area di Anagni: partito fra grandi speranze e chiuso senza risultati».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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