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Gli arresti dell'operazione antidroga San Bartolomeo Gli arresti dell'operazione antidroga San Bartolomeo

Il Gip fa copia e incolla dal PM e il Riesame scarcera 11 persone

Che sia per distrazione o per altro, errare è umano. Ma a volte gli errori costano caro, come in questo caso. Sia in termini di libertà personale (quella di cui sono state private 11 persone, arrestate nell’ambito dell’operazione antidroga “San Bartolomeo” - come ritenuto dai giudici del Riesame) sia in termini economici. Quando a pagare le spese per l’eventuale processo per ingiusta detenzione saranno i contribuenti. Il Tribunale della Libertà ha annullato il provvedimento di carcerazione nei confronti di tutti gli indagati, rimessi immediatamente in libertà se non detenuti per altra causa, perché il gip ha fatto copia e incolla della richiesta del pm senza valutare autonomamente sia i gravi indizi di colpevolezza che le esigenze cautelari. Un errore formale e sostanziale. 
Il colpo di scena è arrivato ieri pomeriggio intorno alle 18, a distanza di 14 giorni dall’esecuzione dell’ordinanza emessa dalla DDA di Roma nei confronti di 7 uomini e 4 donne di Cassino e dintorni, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, intestazione fittizia di beni, tentata estorsione, usura e truffa aggravata. La scarcerazione l’ha disposta il Tribunale della Libertà di Roma sia per coloro che erano in cella che ai domiciliari. Secondo i giudici del Riesame, il gip Paolo Andrea Taviano della DDA di Roma (che aveva emesso il provvedimento restrittivo) non ha tenuto conto dell’articolo 292 C.P.P. che impone quanto segue: «l'esposizione e l'autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato». Pena: la nullità del provvedimento. Così come è accaduto. 
«Il confronto tra i due provvedimenti - scrive il presidente della Sezione Bruno Azzolini, a latere Maddalena Cipriani e Roberta Conforti, - consente di rilevare immediatamente e sin dalle prime pagine dell’ordinanza applicativa l’identità di tutti i paragrafi (talvolta - precisa il presidente - anche i medesimi errori di battitura), senza che il gip abbia autonomamente operato alcun giudizio sul compendio illustrato».
Ciò non vuol dire che gli indagati non dovranno affrontare il processo. A finire in carcere, lo scorso 30 aprile, sono stati: Antonio Morelli, Maria Spada, Guglielmo Morelli, Valentina Pelagalli, Angelo Morelli, Flavio Lena e Antonio Tomassi. Ai domiciliari, invece, sono finiti: Perla Onorati, Antonio Badalone, Antonio Aniello e Silvana Spada. Secondo l’accusa avevano messo in piedi un grosso giro di spaccio a Cassino, gestendo la piazza di San Bartolomeo.  
Il pool difensivo è rappresentato dagli avvocati Emanuele Carbone, Mariano Giuliano, Ivano Nardozi, Mario Arcaro, Giancarlo Corsetti, Ivan Caserta, Francesco Palumbo, Ernesto Cassone ed Elisabetta Nardone.                     

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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