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Mauro D'Agostini  Mauro D'Agostini

Frosinone, "L'angolo del tifoso" - D'Agostini: «Nesta è l'uomo giusto»

Prende il via l’appuntamento con la rubrica “L’angolo del tifoso”, in cui a rivestire il ruolo di protagonisti sono i tifosi del Frosinone. Iniziamo con Mauro D’Agostini, avvocato e volto noto della seguitissima trasmissione televisiva “Attenti a Quei Due” in onda su ExtraTv e condotta da Armando Mirabella e Stefano Pizzutelli. Ma, soprattutto, supporter sfegatato del Leone vicino da sempre con grande passione alle vicende giallazzurre.

Come e grazie a chi è nata la tua passione per il Frosinone?

«E’ nata grazie a mio padre che mi portava sin da piccolo a vedere le partite. E’ certamente una tradizione familiare bellissima e ricca di emozioni. Mio nonno è stato addirittura dirigente accompagnatore del club nel dopoguerra, mentre mio zio Aldo D’Agostini è la figura che si vede stringere la mano a Sandro Ciotti nella foto che si trova nel tunnel che conduce agli spogliatoi del “Benito Stirpe”.  Il primo Frosinone che ho seguito è legato alla figura di Alberto Mari, già all’epoca allenatore innovativo. Era il Frosinone dei vari Gabriellini, Santarelli, Ferrari, Virgili. Ricordi davvero indelebili».    

Da quando segui il Frosinone, qual è stato il momento più bello?

«Ce ne sono stati tanti sinceramente. La promozione dalla C alla B con Ivo Iaconi la custodisco nel cuore. E’ stata l’emozione più grande perché si è realizzato un sogno che all’epoca era utopistico, specie per la mia generazione. Anzi, noi ritenevamo già la Serie C un traguardo impensabile e di altissimo livello».

Volgendo uno sguardo al presente, Nesta è l’uomo giusto per rilanciare il Leone?

«Il fatto di aver scelto un profilo come lui rientra nell’ottica fisiologica di chiusura di un ciclo ed esigenza di ripartire con un programma pluriennale. Nesta porterà una nuova filosofia di gioco. Dopo la retrocessione credo che fosse impellente il bisogno di prendere un allenatore che portasse un calcio diverso, più propositivo e che soprattutto coinvolgesse più i tifosi. Negli ultimi anni, onestamente, la squadra pensava soprattutto a difendere. Ora con Nesta le cose cambieranno sicuramente a vantaggio dello spettacolo. E’ un allenatore che preferisce rischiare di perdere piuttosto che accontentarsi del pareggio. Tanto è  che lo scorso anno ha pareggiato appena 8 gare. Questo è emblematico della sua filosofia tattica. A Perugia ha avuto un rendimento un po’ altalenante, è vero. E forse in questo aspetto dovrà migliorare. Ma per me è l’uomo giusto. Credo, però, che la società dovrà essere chiara con i tifosi: con Nesta si apre un ciclo nuovo e non è scontato che si possano conseguire risultati importanti nel giro di un anno. Insomma, servirà tempo per assimilare una filosofia di gioco completamente nuova».

Se fossi un dirigente giallazzurro, su chi ti fionderesti sul mercato e da chi riparteresti?

«Qualche giocatore della vecchia guardia lo manterrei, anche in base alla funzionalità rispetto alla manovra di Nesta. Specie quelli più motivati e duttili. Davanti darei una chance a Dionisi perché dopo l’infortunio che ha avuto merita un’opportunità ed avrà sicuramente voglia di riscatto. A centrocampo servono giocatori che diano un cambio di ritmo: a me piacciono Benali e Rohdén del Crotone, Falzerano che giocava nel Venezia, e Castagnetti della Cremonese. Quest’ultimo è bravissimo nel dirigere il gioco. Per l’attacco ho sempre sponsorizzato Moncini, oltre a Vido che a Perugia ha fatto benissimo. Dietro confermerei Ariaudo e Brighenti, mettendo nel mirino Gravillon del Pescara che è bravissimo nei recuperi, Letizia e Martella. In porta Bardi ha dimostrato di essere abile tra i pali e meno nelle uscite. Per questo cercherei un profilo diverso. Uno come Gabriel, per intenderci». 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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