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La senatrice dem, Maria Spilabotte L'ex senatrice dem, Maria Spilabotte

Governo Conte 2, Spilabotte dopo aver lasciato il Pd attacca: nessuno parla di proposte concrete

L'accordo politico  tra il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico ha già ha i primi effetti in Provincia. L'ex senatrice dem Maria Spilabotte ha infatti riconsegnato-come ha scritto in una lettera inviata al segretario provinciale  Alfieri- la sua tessera al circolo del partito di Veroli, non condividendo la scelta politica della Direzione nazionale di dar luce ad un governo con quella fazione politica con cui si è confrontata nella scorsa legislatura e che, come ha riferito nella nota,  ha portato avanti «campagne d'odio  che noi abbiamo subito per cinque anni ovunque, a partire dalle aule parlamentari».
Lei ha riconsegnato la tessera del PD non condividendo la scelta del Partito di accordarsi con i 5Stelle. Quali sono, secondo lei, le motivazioni di questo cambio di rotta della segreteria che ha portato alla nascita del nuovo governo?
«Non é nato ancora nessun governo, l'Italia é un Paese ostaggio della piattaforma Rousseau, alla quale sono iscritti circa 100mila militanti del Movimento 5 Stelle e che dovranno decidere se questo governo si farà o meno, contravvenendo a tutte le regole costituzionali che prevedono che un esecutivo di formi se ha la fiducia delle Camere dopo che il Presidente della Repubblica dà un mandato esplorativo per formarlo, che ora é stato consegnato a Conte e che ha accettato con riserva. Non é nato ancora nulla a distanza di giornate e di trattative che prevedono diktat, ricatti e appuntamenti previsti e poi annullati. Tutto questo dibattito non mi sorprende, anzi, rafforza ancora di più la mia decisione di riconsegnare la tessera del PD, che afferma che il governo con i 5 Stelle é nato da un senso di responsabilità e andrà nella direzione del cambiamento che non ci sarà. Visto che si farà grazie ad un accordo con uno dei principali attori della disfatta del governo appena caduto, quel Di Maio, il quale ambisce addirittura all'incarico di vicepremier.  Poi sopratutto i  contenuti sono poco convincenti e che rinnegano tanti dei nostri valori. La motivazione vera per il quale ho lasciato il partito é che il PD guarda troppo al potere e perde la lucidità davanti alle poltrone ministeriali. Un partito che é capace di fare questo e di rinnegare ciò che si é detto qualche mese fa nella campagna per le primarie mi spaventa. Ritengo che non sia più affidabile, non rappresenta più l'alternativa ai 5 Stelle e alla Lega».
Secondo lei sarà un governo solido che durerà fino al termine della legislatura oppure sarà solo di breve transizione?
«Il Pd dice che questo governo nasce per bloccare l'aumento dell'Iva e le clausole di salvaguardia, ma nessuno ci dice come è che nessuno parla di idee e proposte concrete. Si tirano solo fuori punti su punti che, però, non portano mai i numeri che sono la cosa più importante. L'accordo tra i 5 Stelle e PD é troppo in antitesi, per cui i dem dovranno rinunciare a tante delle cose che magari riterranno importanti, visto che i numeri non ci sono. Questa alleanza mi sembra incomprensibile, non sarà sicuramente un governo di lunga durata. Non mi piace essere tra quelli che dicono "te l'avevo detto" ma credo che sarà un governo, se nascerà, dove poi il PD sarà chiamato a fare i conti con il suo elettorato che è fortemente disorientato e non convinto di questa scelta. Quest'alleanza non porterà a nessun risultato per l'Italia. Il PD é un'alternativa, ma non con i 5 Stelle che erano al governo e che non hanno saputo governare, perdendo metà del loro elettorato».  
Sarà un governo che avrà al centro i problemi di questa provincia, lavoro e ambiente?
«Io mi auguro che qualunque governo possa dare soluzioni ai problemi di questa Provincia. Me lo auguro perché amo il mio territorio. Sono la pri­ma a dire che vorrei tanto essermi sbagliata. Purtroppo però credo che i problemi li riusciranno a risolvere solo gli eletti in Regione Lazio, che hanno dato prova di portare risultati concreti che hanno avuto ricadute positive sulla nostra Provincia. La maggioranza uscente esprime nel nostro territorio un numero esagerato di parlamentari, che mai ha avuto nella storia Repubblicana, eppure alcuni di loro non si conoscono né i nomi né l'operato. Non credo che l'unione con alcuni di loro possa portare frutti».
Quali saranno invece le sue prospettive in politica?
«Intanto mi preme chiarire una cosa con coloro che mi accusano di lasciare il partito nel momento del declino: io penso di lasciarlo mentre sta per governare, quindi mentre é salito sul car­ro del vincitore. Si tratta di una scelta di coeren­za: mai ho dichiarato di scendere a patti con i 5 Stelle. Nella mia lettera ho spiegato i motivi per cui non posso accettare una scelta del genere. È una decisione dolorosa. Esigo rispetto da parte di tutti. Sono iscritta al partito da 24 anni, ho militato e mi sono spesa tanto, ho avuto grandi soddisfazioni, ho servito il mio Paese come senatrice proprio grazie al partito. Ora sono addolorata, per me é come un lutto. Non sto pensando a trovare un'altra casa, é l'ultimo dei miei pensieri. È chiaro che la passione rimane, il sentirsi utili alla comunità, il mettere a disposizione la proprio esperien­za per cercare di risolvere i problemi della  Città, della Provincia, della Regione e del Paese fanno parte del senso civico che dovrebbe essere proprio di tutti. In qualunque modo potrò essere utile mi metterò a disposizione, ma ora non voglio pensare a nessuna mia nuova collocazione perché sono profondamente addolorata». 

Lorenzo Vita

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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