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L'ingegnere Pietro Maurizio Fino L'ingegnere Pietro Maurizio Fino

Unicas, il top manager Fino: migliori chance con la laurea in Ingegneria

«Si è dibattuto tanto, in generale, sull’opportunità dei test d’ingresso alla facoltà di Ingegneria. Personalmente credo che sia giusto effettuare una selezione prima, per evitare la selezione naturale che avverrebbe comunque ed in maniera più drammatica (ed onerosa economicamente) nei primi due anni, quando la percentuale di abbandoni è elevata. Quindi, meglio cimentarsi da subito con una sfida che sarà importante, non facile per il quinquennio a venire, e capire se la strada scelta è la migliore possibile per le proprie inclinazioni ed aspirazioni». Nel primo giorno dei test d’ingresso all’Università di Cassino e del Lazio meridionale, che ad Ingegneria continueranno anche oggi e che, sebbene obbligatori, non sono vincolanti, abbiamo voluto dare voce ad un ex studente Unicas tra i più prestigiosi. Per curriculum e obiettivi professionali raggiunti. L’ingegner Pietro Maurizio Fino, che in SKF è Manufacturing Operations Manager Automotive Bearing Business Unit. Un ruolo apicale, da top manager, colmo di responsabilità ma anche di soddisfazioni e che lo porta a viaggiare in tutto il mondo. Cosa dire a chi si affaccia a questo corso di laurea? «E’ una strada dura e non priva di insidie, quella di Ingegneria. Ma, numeri alla mano, resta ancora quella che offre possibilità maggiori di un rapido inserimento nel mondo del lavoro, e con uno stipendio entry-level mediamente superiore rispetto ad altri corsi di laurea. Per cui, se si è scelta la strada del cuore, a conclusione del percorso di studio le soddisfazioni ripagano ampiamente i sacrifici affrontati». Sfatiamo qualche pregiudizio sugli atenei meno “blasonati”? «Studiare in un ateneo piccolo, volendo definire così l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, non vuol dire studiare di meno o laurearsi con meno sacrifici. Non vuol dire dover rinunciare ad attività extra curriculari per mancanza di risorse, o non poter ambire a fare carriera in multinazionali prestigiose. Al contrario, un ateneo piccolo garantisce un rapporto docente/studente più diretto e genuino, proficuo per entrambi. La possibilità di interagire più facilmente con i docenti anche fuori dalle lezioni, senza dover sgomitare con centinaia di altri studenti per 5 minuti di colloquio. L’ateneo piccolo offre un ambiente più a misura di studente in cui crescere professionalmente, un maggiore accesso alle attività di laboratorio in cui non sei uno dei tanti. E, volendosi mettere in gioco, possibilità maggiori di entrare in network internazionali, progetti di studio/ricerca sfruttando la dimensione più umana dei rapporti. Seguire un corso quando si è in 10-15 studenti ti permette di prendere la materia e farla tua, chiedere, interagire, interpretare, sfidare. Non sei un numero o una matricola, sei una persona e riconosciuta come tale dal docente. Non c’è chi spiega e chi prende appunti, come accade in una facoltà più grande, magari più prestigiosa, ma caotica e dispersiva. Si instaura un naturale rapporto di comunicazione a due vie in cui lo studente è stimolato al confronto. E a crescere e a pensare con la propria testa» E allora, diamo un consiglio a queste matricole? «A cosa di meglio può aspirare uno studente di ingegneria quando dopo pochi anni si troverà ad interagire in un ambiente stimolante e competitivo, in cui dovrà prendere decisioni importanti, spesso da solo. Adesso che mi trovo spesso nella situazione di fare colloqui di lavoro a neo-ingegneri, do poco peso ad affermazioni come “ho studiato presso una prestigiosa facoltà del nord” e sono molto più interessato ai “mi sono formato presso una piccola ma dinamica facoltà di Ingegneria del Lazio meridionale”. E da qui comincia un’interessante chiacchierata…». 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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