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La corsia di un ospedale La corsia di un ospedale

Sanita' privata, oggi presidio al ministero della Salute in attesa dello sciopero del 20 settembre

Gli oltre 25 mila lavoratori e lavoratrici della sanità privata accreditata del Lazio aspettano da 12 anni, come i colleghi di tutta Italia, il rinnovo del contratto nazionale. Lavoratori che da 12 anni, senza aumenti salariali e avanzamento di diritti, mandano avanti ogni giorno un terzo dei servizi alla salute del Lazio, in pochi, con eccesso di straordinari e turni massacranti. Sono infermieri, Oss, terapisti, amministrativi, tante professionalita' su cui ricadono interamente gli oneri, come la formazione o gli obblighi assicurativi, ma che non hanno le stesse tutele e gli stessi diritti dei lavoratori pubblici, il cui contratto anch'esso ormai scaduto almeno nel precedente triennio era stato rinnovato. Le trattative con le parti datoriali si sono interrotte per l'ennesima volta - spiegano i sindacati - «di fronte all'indisponibilità di Aris e Aiop, le due associazioni che rappresentano la gran parte dell'imprenditoria privata in sanità, a versare le risorse necessarie per il rinnovo. Oltre un anno di mobilitazione, scioperi e manifestazioni locali e nazionali, nonostante le quali i confronti sono ripresi a singhiozzo, fino alla rottura dello scorso luglio, quando tutto si e' fermato all'esito negativo delle procedure di raffreddamento».

I segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Roma e Lazio Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini affermano: «Andremo avanti fino allo sciopero nazionale, previsto per il 20 settembre e venerdì 6 settembre saremo sotto al Ministero della Salute con le lavoratrici e i lavoratori del Lazio. Una regione dove siamo in prima linea da tempo, e nella quale abbiamo gia' scioperato alla fine dello scorso anno, continuando a chiedere al Presidente Zingaretti di farsi parte attiva nello sblocco delle trattative nazionali, oltre a intervenire per modificare, a livello regionale, le modalità di accreditamento, a favore di una maggiore trasparenza e controllo dei bilanci e delle dotazioni organiche che, così come previsto dalla legge regionale di stabilità per l' anno 2019, devono prevedere che il personale sia alle dirette dipendenze delle strutture sanitarie evitando esternalizzazioni o contratti a partita iva. Sono risorse pubbliche, il privato svolge un servizio pubblico e fa profitti, spesso milionari, con esso: è impensabile che si neghi la dignità e il rispetto di chi materialmente consente l'erogazione dei servizi. È una logica che complessivamente non si è più disposti ad accettare, come in tanti altri settori pubblici e privati: è dal contratto che ripartono dignita' e diritti del lavoro. È solo dando valore al lavoro che si possono offrire servizi adeguati ai cittadini. Vogliamo arrivare a ridurre fino ad azzerare le differenze tra chi svolge gli stessi compiti e mansioni, con pari livello di professionalita' ed esperienza, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del datore di lavoro. Il fatto che ARIS e AIOP restino sorde alle legittime richieste dei lavoratori e delle lavoratrici, negando loro il piu' basilare dei diritti, e' una vergogna».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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