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Pierluigi De Filippis, Roberta Palazzo e Grazia Giorgio Pierluigi De Filippis, Roberta Palazzo e Grazia Giorgio

Fca Cassino, la Fiom stila l'elenco dei fattori di rischio per i lavoratori

Senza voler essere irriverenti, si può dire che ieri mattina l’RLS Pierluigi De Filippis e le RSA Roberta Palazzo e Grazia Giorgio hanno proprio “sgranato il rosario” in tema di sicurezza. A nome della Fiom, i tre lavoratori FCA hanno puntato il dito sulla carenza di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e sulle mancate risposte da parte dei vertici aziendali. A partire da quelle che riguardano le cause alla base dell’incidente, avvenuto nel maggio scorso, alle presse a caldo. «Non abbiamo ancora notizie in merito allo scoppio della bombola di azoto, nonostante le numerose sollecitazioni da parte nostra» hanno sottolineato. «Un episodio gravissimo che avrebbe potuto avere conseguenze molto, molto serie. E che dopo 4 mesi è ancora senza un perché». E’ solo l’incipit. A seguire, ci sono altri motivi di preoccupazione che la Fiom elenca senza “filtri”. I piccioni all’interno dei capannoni, ad esempio.  «Una vera e propria invasione, tanto che gli escrementi cadono sulle postazioni e, a volte, anche sulle linee. Il guano è pericoloso, può trasmettere malattie infettive, eppure gli operai sono costretti a maneggiare i contenitori dei materiali che si ricoprono di escrementi. Una cosa inaccettabile». E ancora, proseguendo la lunga lista si arriva all’impianto di refrigerazione. « I tubi di acqua fredda creano la condensa, che dagli areatori spruzza acqua sui lavoratori e, cosa più grave, finisce anche sugli armadi elettrici e nei corridoi (dove il passaggio dei carrelli diventa a rischio di slittamento).   Abbiamo segnalato già un anno fa il problema e suggerito di coibentare i tubi, ma non è successo nulla. Per quanto riguarda la sicurezza dei carrellisti, chiediamo invece che si metta mano ad una seria manutenzione di quelli non a norma: gomme lisce, sedili e specchietti rotti, tendine mancanti e lampeggianti non funzionanti». Quando chiediamo se sia tutto agli atti, ci rispondono che è cosa nota. «Abbiamo fatto presente tutto, ma nessuno ha risposto e, in particolare il fabbricato 7 risulta abbandonato a se stesso. Non solo: occorre vigilare affinché i mezzi che entrano nello stabilimento rispettino i limiti di velocità (30km/h) o che si accendano finalmente i lampioni esterni. In pratica, sono stati installati i pali, ma non c’è corrente. Abbiamo, infatti, un parcheggio da attraversare al buio e questo, all’alba e di sera, rappresenta un pericolo costante. Oltre all’eccessiva velocità delle auto, che non hanno dei dossi a frenare la corsa di chi crede che questo tratto di strada sia un autodromo». Infine, un’annotazione anche su quella che viene definita “efficienza” ma che i rappresentanti Fiom giudicano come un attentato alla sicurezza. «Togliere un lavoratore a turno al capannone 14, che è adibito ai caricabatterie per carrelli, è molto rischioso. Altro che efficienza. Basti pensare che questo stabilimento alla fine del 2017 contava 4200 dipendenti. Oggi siamo 3700 ed entro la fine dell’anno saremo anche di meno. Ma il carico di lavoro, purtroppo resta immutato.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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