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Ernesto Salvini (foto Frosinonecalcio.com) Ernesto Salvini (foto Frosinonecalcio.com)

Frosinone, Salvini in conferenza: «La squadra ha bisogno di tempo ma niente alibi»

Questa mattina il responsabile dell'area tecnica Ernesto Salvini ha parlato in conferenza stampa, analizzando l'attuale momento del Frosinone. Ecco le sue risposte alle domande dei cronisti.  «Stiamo facendo quello che abbiamo sempre fatto, con la massima attenzione. Due anni fa, quando andammo per la seconda volta in A, ci sono stati momenti duri e difficili. Eppure abbiamo cercato di far trasparire serenità all’esterno. Siamo stati bastone e carota e siamo riusciti a mettere in asse tutto. Ma era molto più semplice. Quest’anno la difficoltà l’abbiamo posta noi, chiedendo un modulo diverso, lo spettacolo. E sarebbe da incoscienti non insistere su un progetto iniziato e farlo condividere da tutti. Riguardo ai problemi fisici dei calciatori, tranne Dionisi che ha due costole rotte che prevedono almeno 20 giorni di stop ma tutto dipende anche dalla soglia del dolore e conoscendo Federico credo che in 10 giorni sarà di nuovo in campo ad allenarsi. Rohdén ha avuto un piccolo problema che ha rallentato l’inserimento ma ora è tutto ok. Szyminski sappiamo cosa ha avuto, ha ripreso comunque la parte atletica e per il problema che ha avuto (frattura scomposta alla mandibola, ndr) dovrà attendere qualche giorno per tornare in gruppo. Il ragazzo ha circa 30 viti nella mandibola dopo l’intervento. Bardi è uscito ieri dall’ospedale, abbiamo vissuto qualche frazione di secondo di paura perché dal pronto soccorso dell’ospedale di Perugia trapelavano notizie non rassicuranti. Tornerà qui tra domani e dopodomani, farà visita dal neurologo e poi verrà valutato il suo rientro».

POCA TIGNA NELLA SQUADRA E PRESUNTE FRIZIONI TRA I GIOCATORI -  «La prestazione di Perugia va estrapolata, è stata brutta. Ci fa fare passi indietro rispetto alle altre gare, ai momenti di buon calcio che eravamo riusciti a sciorinare. Probabilmente dovuta ad una crisi di rigetto ma che prelude ad un rafforzamento della bontà del lavoro che si sta svolgendo. Ma nella squadra non c’è alcuno tipo di frizione. Il tecnico accetta e ama il dialogo, siamo passati attraverso chi nemmeno lo faceva. Rispetto allo scorso anno, anche i nuovi si sono inseriti meglio e con grande volontà. Per me è solo un percorso più complicato da superare. Una cosa è vera: hanno lavorato tutti tantissimo. E non è giusto parlare di condizione atletica. A Perugia dateci il nostro, il rigore che ci avrebbe portato al 2-2, e parleremmo di un altro Frosinone. Anche se il tema in discussione non sarebbe cambiato perché siamo in ritardo sia sotto l’aspetto dei punti che dello sviluppo del calcio che abbiamo in mente. Ma sono sicuro che la serenità ci permetterà di arrivare all’obiettivo. E finché c’è la possibilità di proteggere questo progetto dovremo sforzarci per mantenerlo. Fino a quando quello che sto prevedendo vedremmo che non si può realizzare».

SQUADRA IN CONFUSIONE A LIVELLO TATTICO? - «Il modulo è una caratteristica che contraddistingue la squadra. Nelle passate stagioni ci era venuto il dubbio che il 3-5-2 fosse il modulo migliore ma ci siamo resi conto che dava poca possibilità offensiva. Al tecnico non è stato detto “continua a fare quello che vuoi” ma “continuiamo a fare il lavoro che è stato impostato”. A Perugia qualcosa si è sbagliato, anche lo stesso Nesta lo ammetterebbe se fosse qui. Ma non è gettando alle ortiche tutto che secondo me si ottiene il risultato. Il cambiamento in corsa del modulo martedì sera (dal 4-3-1-2 iniziale al 3-5-2, ndr) era dovuto all’inerzia di quella partita. Non è tanto il modulo alla fine ad incidere ma la dislocazione dei giocatori in campo in base alle loro caratteristiche a fare la differenza. Quando c’era la possibilità di palleggiare dopo il rigore negato, abbiamo fatto quello che si era iniziato a fare nelle partite precedenti. Quindi a giocare la palla, cosa che non avevamo fatto nel primo tempo. Consideriamola una giornata più storta delle altre ma non deve essere sufficiente a rimettere in ballo le strategie tattiche e aziendali».

IL GIUDIZIO SULLA SITUAZIONE DI CLASSIFICA RISPETTO A QUANTO PROGRAMMATO - «L’argomento è stato trattato in precedenza. Se non ci eravamo fissati una stagione da protagonisti oggi non saremmo qui, avremmo scelto altre strade ed altri calciatori come molti nostri ragazzi che sono in giro in altri club. Invece la Società ha fatto scelte ed investimenti importanti. E’ chiaro che c’è debito d’ossigeno a livello di punti. Ma ci sono mancate un pizzico di fortuna su eventi esterni alla partita (capitolo infortuni, ndr) o interni alla gara (la gara di Chiavari da vincere 4-0 e che si è persa, ndr). La precisione nel concedere rigori sacrosanti ad altri non ha fatto il paio con l’altrettanta precisione nel concedere rigori netti a noi. Tutte cose che ostacolano un percorso. Ma se si lavora bene sono sicuro che tutte queste cose volgeranno nel quadrante positivo. Per superare questo momento noi tutti dobbiamo continuare a fare il nostro dovere per rispetto dei sentimenti della gente. Il progetto è sano e deve crescere e per farlo ha bisogno di serenità».

NECESSITA' DI TEMPO E RISCHIO ALIBI - «Detto al momento attuale il tempo che passa non può costituire un alibi, fra cinque giornate forse sì. Ma se c’è una cosa che so far bene è catalizzare le responsabilità e le cose non positive su me stesse. Non mi ritroverai, non sarei io a ripetere queste stesse cose tra 5 giornate. Al momento sono prese di coscienza, sono riflessioni. Non sono alibi. In questo momento dobbiamo sforzarci affinché il progetto tecnico decolli e si pianifichi. Qualora così non fosse, le mie sarebbero parole di un imbonitore che non sa fare il proprio mestiere. E’ chiaro che questo progetto deve avere tutto il tempo per pianificarsi. Poi, come ho detto, ci sono tante altre soluzioni».

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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