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Comune di Cassino, De Sanctis: pronta la delibera per il recesso dalla gestione Acea

«Il problema dell’estromissione di Acea dalla gestione idrica provinciale è legato essenzialmente alla fedeltà e affidabilità dei sindaci della provincia»: lo sostiene Renato De Sanctis, consigliere comunale d Cassino e leader del Comitato No Acea.
Perché fa questa considerazione?
«Traduco in pratica una equazione molto semplice: e cioè che, essendo i sindaci rappresentanti dei cittadini e verificato concretamente che i cittadini sono perfettamente d’accordo per una gestione pubblica del servizio idrico integrato, allora i primi cittadini dovrebbero di conseguenza mettere in campo tutte le azioni amministrative necessarie a raggiungere l’obiettivo e, prima di tutto, votare in assemblea Ato 5 a favore di un percorso che porti, appunto, alla gestione del servizio idrico affidato ad una entità giuridica pubblica».
Lei porta avanti da tempo il progetto di attuare l’articolo 35 della convenzione: vale a dire il recesso? Co­me attuarlo?
«Partendo dal presupposto che fino ad oggi la politica non ha dato le risposte equivalenti ai desideri dei cittadini: cre­do che dobbiamo invece assecondare le istanze delle persone. Ciò vuol dire che sono proprio i cittadini che de­vono in qualche modo indurre i propri sindaci ad una finalità che è, appunto, il ritorno all’acqua pubblica. Se ogni cittadino si impegnasse veramente presenziando a quella che è la massima espressione di indirizzo politico, appunto il Consiglio comunale della propria città, ed e­sprimesse con forza, rivolgendosi alla propria amministrazione, la necessità di di- scutere e deliberare il percorso dettato dall’articolo 35 della convenzione, ogni sindaco rimarrebbe vincolato a quella delibera e non potreb­be sicuramente votare diversamente in assemblea del­l’Ato 5. Mi preme chiarire, per non incorrere in considerazioni demagogiche, che la eventuale delibera comunale non è atto sostanziale per poter defenestrare il gestore; è, bensì, atto di indirizzo politico che l’amministrazione dà a se stessa per poter poi, di conseguenza, votare in tal senso nell’assemblea provinciale dell’Ato 5. E quello sì che è un voto che porrebbe - se di maggioranza - defenestrate il gestore».
Quali sono le tappe a Cassino ed quale sarà il testo da deliberare?
«Il gruppo da me rappresentato in Consiglio comunale, insieme al comitato No Acea, ha elaborato una esaustiva relazione in merito. Si tratta di un documento estremamente dettagliato ed articolato che occupa una ventina di pagine. Tale atto è posto a corredo della richiesta di discussione e di delibera del richiamato articolo 35 della convenzione che, attraverso il lavoro nella commissione di riferimento, dovrà essere portato per la discussione finale in Consiglio comunale. E’ chiaro che il servizio idri­co integrato avrà bisogno di un nuovo gestore e, quindi, per non eventualmente vanificare il lavoro che è finalizzato al superamento dell’attuale gestore, abbiamo già individuato la strada amministrativa da percorrere per poter istituire il nuovo corso. Facciamo riferimento all’articolo 149 bis del decreto legislativo 152/2006 dove l’individuazione di una nuova entità giuridica atta a poter svolgere il servizio idrico integrato nella provincia di Frosinone dovrà essere composta da una parte dei paesi o da tutti i Comuni facenti parte della provincia stessa: quindi ad intera partecipazione pubblica. Perciò non soggetta a gara».
Visto che a giorni ci sarà la prima udienza sull’ammissibilità della vostra class action, come si attrezza Acea per difendersi da questo pericolo?
«Apparentemente sta continuando il suo percorso fatto per lo più di numeri astrusi e di vessazioni. Ma nello specifico procedurale ci lascia perplessa qualche azione messa in campo: non abbiamo per esempio avuto per il momento notifica dell’eventuale opposizione nei confronti dell’ordinanza sindacale anti-distacchi ed abbiamo invece ricevuto risposta atipica rispetto ad una lettera del Comune di Cassino inviata ad Acquacampania».
Perché atipica?
«La lettera è riferita - come abbiamo divulgato anche attraverso L’inchiesta - ad una legittima richiesta del famoso ristoro dei 200 litri/secondo che sono stati da tempo accordati al Comune di Cassino e che devono essere valorizzati in euro dal primo luglio 2017 ad oggi. Il fatto è che la lettera era unicamente indirizzata ad Acqua Campania e non certo ad Acea».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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