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Ferraro interrogato: risponde al gip e respinge le accuse. Avvocati preparano il Riesame

Donato Ferraro è stato interrogato ieri in carcere a Cassino. Ha risposto alle domande del gip Domenico Di Croce (che lo ha ascoltato su rogatoria del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere) ed ha respinto le accuse. 
Nel corso del faccia a faccia, al quale hanno preso parte gli avvocati Mariano Giuliano e Massimiliano Tisbo (quest’ultimo del Foro di Napoli), ha precisato di non aver avuto interessi a Marcianise e di non essere stato titolare di nessuna autoscuola in provincia di Caserta. 
La difesa, che non ha avanzato nessuna richiesta di scarcerazione al gip, si prepara a presentare istanza al Tribunale del Riesame di Napoli, competente per territorio. 
Il 68enne, residente a Piedimonte San Germano ma già titolare di autoscuole nella città Martire, è finito in manette all’alba di lunedì nell’ambito dell’indagine “Patenti Truccate” condotta dalla Squadra Mobile di Caserta, agli ordini del vice questore Corazzini, e dalla Digos. 
Secondo l’accusa, insieme ad altre 12 persone (ma gli indagati in tutto sono 49) Ferraro avrebbe fatto parte di un «sistema ben collaudato» che avrebbe permesso a decine di persone di superare l’esame per la patente di guida (diverse categorie) in modo illecito. 
Per gli agenti della Polizia di Stato che hanno svolto le indagini, i candidati compravano la patente sborsando cifre che variavano da 1300 euro a 2500 euro a seconda se all’esame erano aiutati da «suggeritori» tramite un auricolare oppure se al loro posto c’era un «sostituto». Chi faceva parte della commissione ed era compiacente - sostengono gli inquirenti - non verificava l’identità del candidato.
Il denaro veniva poi diviso tra i promotori del «sistema», i funzionari «corrotti» della Motorizzazione Civile di Caserta e alcuni titolari di autoscuole compiacenti. Al termine dell’indagine gli agenti hanno arrestato 13 persone: 8 sono finite in carcere, tra cui Donato Ferraro, e 5 ai domiciliari. L’inchiesta “Patenti Truccate” era partita nel 2015 da un’intercettazione della Polizia di Stato di Caserta per individuare una banda che aveva commesso una rapina al caveau del Centro Orafo “Tarì” di Marcianise.  

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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