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Ivo Iaconi a "L'inchiesta": «Frosinone, il calore dei tifosi il ricordo più bello. Ora serve pazienza»

(DI ROBERTO DE LUCA)

11 giugno 2006. Giorno, mese ed anno scolpiti nella memoria collettiva del popolo giallazzurro. La Frosinone calcistica, in uno dei primi pomeriggi assolati di inizio estate, conquistò la promozione in Serie B per la prima volta nella sua storia. Artefice di quella indelebile scalata e della prima ed altrettanto storica salvezza tra i Cadetti conseguita dal Leone nella stagione successiva fu l’allenatore Ivo Iaconi. Da sempre legato alla piazza Ciociara, la nostra redazione ha avuto il piacere di realizzare un’intervista esclusiva con lui spaziando dai temi di stretta attualità della cadetteria al momento che sta attraversando la squadra guidata da Alessandro Nesta. Competenze, disponibilità e gentilezza gli elementi dominanti di un’interessante chiacchierata.  

Dopo queste prime sette giornate di campionato quali sono le sue impressioni?

«Le squadre più attese direi che hanno iniziato a basso ritmo. Adesso la classifica si sta assestando ma ancora manca qualche club all’appello. Sono tutte dinamiche nella norma in un campionato difficile, impegnativo e lungo come la Serie B. All’inizio, nelle prime partite, si fa spesso fatica a trovare determinati equilibri tecnico-tattici. Andando a vedere nel dettaglio, però, sono tutte lì. E’ chiaro che le retrocesse abbiano quel qualcosa in più per lottare al ritorno in A. Oltre all’Empoli, vedo bene Benevento e Perugia. Il Frosinone è partito male ma ha tutto per rialzarsi. Anche per la Cremonese vale lo stesso discorso. Detto questo, siamo soltanto alle prime battute e la stagione è ancora lunga. In generale, è un campionato molto equilibrato».

E’ d’accordo con chi sostiene che vi sia stato un livellamento in termini di qualità rispetto agli anni passati?

«Personalmente sono abituato ai tempi passati nei quali battagliare era sicuramente prioritario. E mi riferisco all’aggressività, a concetti diversi rispetto alle proposte attuali. Credo che ci sia un maggior equilibrio, questo senza dubbio. Per quanto concerne la sfera della qualità, invece, nutro delle perplessità».    

L’avvio del Frosinone non è stato di certo positivo. Anzi, il peggiore in B nella storia del club. I soli 6 punti raccolti finora lo dimostrano. Come spiega queste difficoltà incontrate dai Ciociari allenati da Alessandro Nesta?

«Premettendo che giudicare da fuori è piuttosto difficile perché non vivi internamente quello che accade, per cui valutare il tutto diventa complicato. Ma posso dire che, in base a quanto visto, il Frosinone sta vivendo una fase di passaggio. Ha cambiato innanzitutto allenatore e questo non va sottovalutato quando si esprimono dei giudizi. Poi ha apportato delle modifiche strutturali di un certo peso nel reparto d’attacco. E trovare la quadra, specie quando si è retrocessi, non è mai scontato e semplice. I giallazzurri però sono ormai una realtà importante del calcio italiano e di questo bisogna dare merito al presidente Maurizio Stirpe. Sinceramente non vedo grosse problematiche nonostante il momentaneo periodo negativo e la partenza al di sotto delle aspettative. E’ una squadra che va attesa con pazienza».

Uno dei problemi riscontrati finora dai giallazzurri risiede nell’attacco e nella scarsa vena realizzativa del reparto. Pensa che la società abbia sbagliato valutazioni durante il mercato, cedendo Ciofani senza sostituirlo in maniera adeguata?

«Ciofani ha fatto la storia del club. Lui e Dionisi per anni sono stati dei veri santoni a Frosinone. Di conseguenza, trovare sul mercato un giocatore che possa sostituire uno del suo calibro non è così semplice per un dirigente. La società ha voluto cambiare ma incontrare difficoltà credo fosse inevitabile. Gli attaccanti attualmente in rosa hanno sicuramente caratteristiche diverse. Trotta per me è un buon giocatore ma con qualità ed attitudini differenti rispetto ad un bomber d’area come Ciofani. Al tempo stesso, non bisogna dimenticare la presenza di un nuovo allenatore in panchina. Può darsi che Nesta abbia richiesto giocatori con altre qualità per sviluppare meglio il suo calcio. Bisogna avere pazienza in questo momento e recuperare fisicamente uno come Dionisi che sa fare la differenza».    

4-3-1-2 e 3-5-2: se ne sta parlando tantissimo. Ma nel calcio i moduli sono così importanti?

«Il modulo è importante se hai i giocatori adatti. Per me vengono prima i calciatori e le loro caratteristiche, soltanto dopo gli schieramenti ed i numeri. Ovvio che un allenatore debba avere una propria identità ma a fare la differenza sono altri aspetti. Contano la mentalità e l’interpretazione che si fa di un certo modulo. E la proposta offensiva è strettamente legata ad un principio di base: far giocare i calciatori nei loro ruoli mettendoli nelle condizioni di esprimersi al massimo».

Lei ha contribuito a scrivere pagine indelebili nella storia del Leone. Qual è il momento che ancor oggi ricorda con entusiasmo e che immagini le tornano in mente se ripensa agli anni vissuti a Frosinone?

«Diciamo che sono stato a Frosinone in un periodo in cui la società stava iniziando a crescere, mettendo le basi su quello che poi ha costruito in maniera solida nel tempo. Di momenti belli trascorsi lì ce ne sono tanti. Mi sento molto legato a quella terra perché mi ha regalato sensazioni fantastiche. Mi son trovato benissimo. La promozione in B, la salvezza conquistata. Due anni pieni di emozioni ma quello che mi porto dietro ancor oggi è il rapporto instaurato con l’ambiente e con i tifosi. E’ stato bellissimo, per questo mi sono affezionato così tanto alla Ciociaria». 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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