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Un frame dell'intervista al colonnello Cagnazzo Un frame dell'intervista al colonnello Cagnazzo

Omicidio del sindaco Vassallo, l’intervista de Le Iene “rubata” al colonnello Fabio Cagnazzo

La troupe de “Le Iene” venerdì scorso si è occupata dell’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso con 9 colpi di pistola il 5 settembre 2010 mentre rientrava a casa. Un cold case che vede indagato un carabiniere: Lazzaro Cioffi. Ma la verità, dopo nove anni, sembra essere ancora lontana. Soprattutto il movente dell’agguato. Ma cosa c’entra l’omicidio del sindaco di Pollica con la provincia di Frosinone? Tra gli investigatori che si sono imbattuti nel caso, c’è il colonnello Fabio Cagnazzo (attuale comandate provinciale dell’Arma di Frosinone). Anche se - stando alle dichiarazioni mandate in onda - l’alto ufficiale non era in servizio, bensì si trovava in vacanza ad Acciaroli, località turistica vicino Pollica, e - secondo i familiari nonché l’avvocato dei fratelli Vassallo - non avrebbe ricevuto nessuna delega ufficiale per procedere agli accertamenti. Sebbene Cagnazzo avesse una conoscenza del territorio molto approfondita (all’epoca comandava il Gruppo di Castello di Cisterna e di criminali ne avesse arrestati a centinaia) e dichiari - a telecamere spente - di essere stato incaricato dal Comando Generale e dall’allora procuratore che coordinava le indagini Alfredo Greco. L’ufficiale avrebbe acquisito le registrazioni delle telecamere di un negozio di telefonia (poi consegnate ai magistrati)  e raccolto le dichiarazioni di gente del posto. 
I familiari della vittima, però, sollevano dubbi sulle modalità con cui sono state condotte le indagini: dal ritrovamento del cadavere all’accesso in casa Vassallo da parte di alcuni carabinieri di cui - secondo l’avvocato dei Vassallo «non c’è né un decreto di perquisizione della Procura né un verbale di servizio, bensì una relazione di servizio, un atto interno. Se vogliamo dirla tutta è grave. Erano veramente carabinieri o uomini dei servizi deviati? Nella storia dei delitti politico-mafiosi c’è sempre una manina che fa sparire qualcosa» dichiara l’avvocato Ingroia.
In merito alle verifiche svolte da Cagnazzo, Le Iene decidono di andare a Frosinone e parlare con l’ufficiale. Il colonnello apre le porte di casa sua a Giulio Golia e alla troupe e inizia con loro una chiacchierata che sarebbe dovuta essere informale, ma è ripresa con una telecamera nascosta. Come si evince dall’intervista, si lascia andare ad uno sfogo in cui viene fuori anche la sua parte più umana e sensibile. La sua vera personalità da “battitore libero”, uomo di azione, che agisce d’iniziativa, che ha sempre lottato contro la criminalità organizzata e dal fiuto tipico di chi sa svolgere il lavoro in mezzo alla strada e predilige l’azione, il contatto con la gente, al lavoro d’ufficio. Un uomo fedele ai principi ed ai valori dell’Arma. Ma i familiari del sindaco non la pensano allo stesso modo: «Nei giorni successivi ma anche la sera stessa raccolse le deposizioni. Chi ti ha chiamato? Le immagini le porta alla Caserma di Castello di Cisterna dove lavora Lazzaro Cioffi che era un confidente del clan Fucito».
I familiari di Vassallo gettano ombre sull’operato del colonnello Cagnazzo e sulla sua persona ma l’ufficiale dichiara a Le Iene: «Nei miei panni non si può mettere nessuno al mondo. Ho fatto il mio lavoro come Cristo comanda. Pure le multe pago. Quando è successo il fatto del sindaco, bene avrei fatto a farmi i fatti miei. Con tanta polizia giudiziaria che era in villeggiatura ad Acciaroli solo io ho fatto una relazione di servizio che era il sunto di ciò che mi aveva raccontato la gente. Ho messo anche i miei amici nella relazione, io non faccio sconti a nessuno». 
Il colonnello respinge ogni accusa: «Ma io contro Angelo che avevo? Niente di niente. Cosa ho inquinato, fatemi capire. Ho fatto mettere io il nastro intorno alla scena del crimine, io l’ho fatto mettere ai carabinieri della Stazione del posto, a quattro carabinieri che non sapevano neanche come si facevano i rilievi di un omicidio».
Riguardo le attività svolte e su chi gli avesse dato l’“ordine” di procedere, l’ufficiale dichiara: «Mi avevano attivato il procuratore, Alfredo Greco, e il Comando Generale. Dopo i funerali stavo nell’auto con Gino e mi chiesi se avessero preso le telecamere. Se non le avessi presi io che fine avrebbero fatto?». 
Nel corso della replica ai tanti dubbi sollevati dalla famiglia Vassallo - sempre a telecamere spente - emergono chiaramente le ripercussioni sulla vita privata dell’ufficiale. Cagnazzo lo dichiara provato: «Un calvario. Ho perso tutti gli amici miei perché non li ho chiamati più, i miei fratelli per tutelarli. Per questo non ti volevo parlare (rivolgendosi a Giulio Golia). Per me è stato anche uno sfogo perché non ho potuto mai parlare così, mi scocciava parlare pure con l’avvocato. Ero una macchina da guerra in mezzo alla strada. Solo questo so fare. Io vivo per questo». 
Il colonnello Cagnazzo da due anni è comandante provinciale di Frosinone. Un ufficiale sempre in prima linea che, insieme ai suoi collaboratori, ha risolto omicidi, coordinato importanti indagini nella pubblica amministrazione, eseguito arresti per droga e lavorato per garantire sicurezza ai cittadini. Come dicono i suoi stessi uomini «ha sempre trovato tempo e parole per sostenerci. Sul suo conto non abbiamo nulla da dire: è una persona impeccabile». 
Intanto, dopo il servizio de Le Iene sull’omicidio del sindaco di Pollica, la Commissione Parlamentare Antimafia ascolterà Dario Vassallo, fratello della vittima.     
              

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