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Diario settimanale, indagine migranti: la collisione tra politica, affari e democrazia

Dunque, tutti l’avevano intuito. Tutti sapevano. Nessun effetto sorpresa davvero dirompente. L’inchiesta Welcome to Italy nelle persone ha avuto un impatto attutito, lo stesso che prova chi si aspettava il colpo dopo aver visto le scintille nel cielo. Magari scommetteva che sarebbe stata una botta più forte ancora. Ma è stato comunque un boato che lascia in testa il rimbombo. Che copre tutto e tutti. Che investe l’intero arco degli eletti; che non salva politicamente Salera ma neppure Petrarcone. Perché quei voti delle coop sono andati proprio a tutti. Qui non si parla di codice penale ma di andazzo tollerato o consolidato.
La domanda giusta, a questo punto, è “in cambio di cosa?”. Quesito per ora senza risposta non solo perché, probabilmente, è materia di ulteriori accertamenti di magistratura e forze dell’ordine. Ma anche per una sorta di ragionamento attinente alle probabilità, alla statistica ed alla necessità di non generalizzare: conviene non guastarsi l’idea che esista un pezzo consistente di pubblica amministrazione e di associazionismo, volontariato e no profit, che fa della solidarietà e dell’accoglienza una questione di sostanza e non solo di rimborsi spese e conti correnti personali da rimpinguare grazie ai fondi pubblici.
L’indagine cassinate sull’accoglienza insegna, però, varie cose. Innanzitutto che di fronte ai soldi gli schieramenti politici non contano. Le lotte si fanno personalistiche e nascono fra gruppi di affiliati. Sono trasversali e spazzano via dal giro degli amici e dei beneficiati dei posti di lavoro, chiunque possa frapporre un ostacolo. Sono ammesse solo le guerre tra fazioni opposte. L’esultanza è dei gruppi del “sistema” che riesce a sopraffare l’altro.
Stavolta, vien da dire, c’è stato finalmente qualcuno che ha preso le parti di tutti. Sono i magistrati e le forze dell’ordine. E’ il prefetto Ignazio Portelli che non ci pensa due volte nel dichiarare ad Alba Spennato di sentirsi parte lesa, insieme al ministero degli Interni. Perché Portelli sa bene che non basta organizzare – come ha fatto sin dall’insediamento – iniziative e convegni sulla legalità e contro i clan. Da siciliano schierato con la Repubblica conosce l’essenza dell’antimafia, da indossare e praticare come un costume di vita; perché parliamo di una sana abitudine quotidiana che non si dimentica neppure quando si conversa amabilmente al telefono. Non serve a riempire di parole i discorsi, ma è necessaria per restituire credibilità allo Stato, alle Istituzioni, alla Democrazia ad ogni livello. Anche in territori marginali e sfibrati dalla crisi come quello del Lazio meridionale, dove l’usura conquista pezzi di economia, la camorra si limita a fare affari, l’ambiente saccheggiato dai rifiuti e dagli sversamenti tiene in piedi intere clientele potenti, ben piantate nei posti che contano.
Le intercettazioni svelano, al di là e ben oltre le miserie dei singoli episodi che fanno scalpore nell’immaginario di chi legge giornali e portali web, un mondo di mezzo in cui politica e affari si confondono, la contaminazione più mefitica e intollerabile è proprio questa. Un collettore in cui i colori partitici e le rappresentanze istituzionali svaniscono nell’infestazione che scaturisce dal micidiale miscuglio.
Franco Assante lo capì subito che era necessario sistemare delle barriere, delle zone di rispetto, delle procedure di isolamento contro gli affaristi che si scoprono attivisti partitici. Che non poteva esserci sincera adesione agli ideali ed alla progettualità per il bene della collettività da parte di chi, pur legittimamente, aveva prima di tutto in mente di assicurare un futuro stabile alle finanze aziendali e familiari. La storia non riguarda una parte politica specifica ma tutte.
Il contagio si argina, sempre e prima di tutto, con la prevenzione. E di prevenzione in giro non se ne vede. C’è solo l’estrema barriera costituita dall’opera della magistratura e dagli uomini sani delle istituzioni. Prima di questo restano gli onesti, gli imprenditori che lottano duramente sul mercato e contro la malaburocrazia, i lavoratori sfruttati e perfino ricattati per poche centinaia di euro al mese. Insomma l’umanità più ampia e che guarda con diffidenza a quel mondo di mezzo. Che non sarà manco mafioso, come del resto sentenziato per un caso ben più inquietante Buzzi e Carminati, ma che non ispira certo simpatia, oltre a rendere l’aria spesso irrespirabile. Come al termine di uno spettacolo pirotecnico, in quelle sere d’estate afose e senza vento.


Da L'inchiesta - Quotidiano di Sabato 26 - Domenica 27 Ottobre 2019 - Anno X - Numero 203

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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