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La panchina rossa allestita dalle due ragazze nel proprio giardino La panchina rossa allestita dalle due ragazze nel proprio giardino

Sora, in casa una panchina rossa e una lettera-appello

Una panchina rossa per le donne che non ci sono più. Non in un parco, non al centro della città. Ma in casa propria, in giardino. E’ la simbolica quanto potente iniziativa presa da due sorelle poco più che adolescenti di Sora. Da anni denunciano gli effetti devastanti prodotti dalla violenza psicologica che due familiari e confinanti producono contro la mamma e loro stesse. Ed infatti, sono in corso ben tre procedimenti giudiziari che vedono imputati uno zio ed un cugino delle ragazze. Su quella panchina rossa, alcuni simboli come un cuore, un ventaglio, delle scarpe rosse anche da bambina. Ma soprattutto, una dedica a Gilberta Palleschi, morta barbaramente a 57 anni a Sora dopo essere stata ferita e gettata in un dirupo ancora viva da Antonio Palleschi. «Vorrei che il 25 novembre non arrivasse mai nell’arco dell’anno! Vorrei che si potesse vivere liberamente. Nella mia panchina rossa - si legge nella lettera - ci sono rami di pino perché sei stata abbandonata in mezzo a foglie e rami. Animali, perché in quel posto ci sono animali. Delle scarpe da ginnastica, erano le tue preferite e con quelle hai trovato la morte. Delle ali, che il carnefice ti ha spezzato. Delle pietre, dove hai trovato la tua morte inaspettata. Un cuore, è lì che rimarrai per sempre, Gilberta». A seguire, l’appello delle ragazze: «Prego le istituzioni perché dovrebbero stare affianco alle vittime di violenza, donne che non possono uscire liberamente, donne che fanno gli arresti domiciliari al posto del carnefice, ma soprattutto agli adolescenti che si devono nascondere dietro ai propri compagni di scuola. Voglio gridare al mondo intero "Basta violenza sulle donne" e diamo voce a tutte le donne che non ne hanno più...».                       

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