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Il presidente della Colombia, Ivan Duque, in una immagine tratta dal canale televisivo Al Jazeera Il presidente della Colombia, Ivan Duque, in una immagine tratta dal canale televisivo Al Jazeera

Colombia, il coprifuoco dichiarato a Bogota' evidenzia una situazione mai cosi' grave dal 1977

Si infiamma la protesta nelle strade di Bogotá. Lo sciopero nazionale di giovedí 21 che ha prodotto in tutto il Paese, secondo quanto riportato dal ministro della difesa Carlos Holmes Trujillo 3 morti e 273 feriti, ha avuto uno strascico violento nella giornata di venerdí 22. Blocchi stradali, devastazioni, trasporto pubblico paralizzato, in alcuni casi vi sono stati saccheggi ad opera di bande di giovani assai numerose che hanno ingaggiato una vera e propria guerriglia urbana con la polizia e l’esercito massicciamente schierati nei punti nevralgici della cittá. Con l’intento di evitare che la situazione potesse assumere connotati ancor piú gravi, il sindaco della capitale Enrique Penalosa di concerto con il presidente della repubblica, Ivan Duque ha deciso di istituire il coprifuoco dalle 21 di venerdí fino alle 5 del mattino di sabato.

Era dal 14 settembre del 1977 che non si faceva ricorso a questa misura estrema. Anche 42 anni fa venne decretata a seguito di uno sciopero nazionale che causó decine di morti. Migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro le politiche economiche del presidente Duque e in difesa degli accordi di pace stipulati dal suo predecessore con le Farc nel 2016. Secondo la Central Unitaria de trabajadores (CUT), il piú grande sindacato colombiano le manifestazioni hanno coinvolto  tutto il Paese.

Il panorama offerto nella capitale nei due giorni di proteste é stato il seguente: un cacerolazo, un concerto di pentole e coperchi realizzato nelle vie al tramonto per esprimere la propria contrarietá al governo, forte e prolungato, trasversale da nord a sud in questa metropoli di 7 milioni e 100 mila abitanti. La paralisi pressoché totale del trasporto pubblico ha fatto sí che migliaia di persone uscite anzitempo dai luoghi di lavoro, per lo piú nel nord, facessero ritorno alle proprie case del sud a piedi, 30 km di una fiumana di gente rassegnata ma non arrabbiata, anzi in molti casi i passanti sollecitati dai giornalisti si sono fermati a commentare la situazione. Mentre nel centro e nei quartieri piú poveri del sud la protesta ha assunto connotati violenti. Le folte bande di govanissimi si sono accanite contro le stazioni del TransMilenio, il sistema di bus articolati che utilizzano maggiormente i viaggiatori. Ore e ore di guerriglia con le forze dell’ordine a colpi di pietra e mattoni. Il sindaco Penalosa venerdí aveva anche emesso un provvedimento che proibiva la vendita di alcolici in tutta la cittá. Alle 9 della sera sulla capitale che si accingeva ad un rumoroso e movimentato fine settimana é scesa una calma e un silenzio irreale, infranti solo dal sorvolare continuo degli elicotteri della polizia.

Nel corso di un comunicato alla nazione il presidente Duque ha dichiarto di voler iniziare i colloqui con le parti sociali il prossimo mercoledí 27. Il nostro ha aggiunto “é un governo che  ascolta”. Intanto a Santander de Quilichao 500 km a sud ovest di Bogotá, un camion bomba é stato fatto esplodere venerdí sera verso le 21 davanti alla stazione di polizia producendo la morte di tre agenti e il ferimento di altri 10. L’America latina é attraversata quindi da un’ondata di proteste come non si registravano da anni che proiettano un’ ombra sinistra sulle loro fragili democrazie.

Antonello Caponera

(Bogota')

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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