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Gherardo Colombo in tribunale a Cassino Gherardo Colombo in tribunale a Cassino

Cassino, Gherardo Colombo a scuola e in tribunale

«Ho sempre cercato di fare il Pubblico Ministero come se facessi il giudice e credo di esserci riuscito». E ancora: «Dalla Cassazione sono venuto via per una serie di motivi, uno dei quali era il terrore di sbagliare. Non ci sono altri gradi di giudizio, il peso è enorme». Sono solo due dei numerosi passaggi di rilievo e degli spunti di riflessione lasciati a Cassino da Gherardo Colombo, già magistrato del Tribunale di Milano, notissimo per essere stato il PM di punta di maxi inchieste anti-corruzione nell’era di Tangentopoli, come Mani Pulite. E coautore, insieme a  Gustavo Zagrebelsky, del libro “Il legno storto della giustizia”, un dialogo sui temi legati alla corruzione. La prima tappa di ieri, Colombo l’ha fatta al Liceo Scientifico “Pellecchia”, dove ha incontrato centinaia di studenti, accolto dal dirigente scolastico prof. Salvatore Salzillo e dalla professoressa Valeria Mastronardi. In prima fila, tra gli ospiti, il sostituto procuratore Alfredo Mattei, i professori universitari Fausto Pellecchia e Massimo Esposito. Interessanti le domande poste dai ragazzi, che ovviamente avevano già letto il libro ed erano quindi curiosi di interagire con l’autore. Su un punto, Colombo si è soffermato a lungo: quanto incide l’ambiente esterno sulla propria rettitudine? «Un terzo di ciò che siamo dipende dai geni, gli altri due terzi dall’ambiente circostante e dall’educazione che riceviamo». Per sottolineare, subito dopo, l’importanza che riveste la scuola. Un passaggio ripetuto, anche se in altra chiave, anche al tribunale di Casssino, dove nell’aula di corte d’assise Gherardo Colombo è stato ospite dell’Ordine degli Avvocati presieduto da Gianluca Giannichedda e dell’associazione Guardian and Care coordinata da Katia Di Lucia. «I giovani? In due scuole, una del nord ed una del sud, mi hanno deluso: non mi sarei mai aspettato che potessero ritenere valido un sistema sociale verticistico, in cui “stare sotto”. Non mi era mai accaduto, eppure visito centinaia di istituti ogni anno». A portare il saluto della Procura di Cassino, il PM Mattei, che ha ricordato come nel periodo in cui conseguiva la laurea, quei magistrati di Mani Pulite diventarono i suoi punti di riferimento. «Mani Pulite - ha sottolineato Mattei - è la prova scientifica che la magistratura non è l’unica arma contro la corruzione. Serve educare i giovani, ecco perché ritengo meritoria l’opera di sensibilizzazione che Colombo porta avanti nelle scuole». Sollecitazioni di spesore sono giunte , dai due docenti dell’Unicas: il professore di diritto costituzionale Marco Plutino ed il professor Maurizio Esposito, presidente dei corsi di laurea in servizio sociale e politiche sociali, ma anche dal presidente Giannichedda e dall’avvocato Paola Carello, Segretario del Consiglio Distrettuale di Disciplina. «Il carcere? Non serve a nulla, di questo sono convintissimo» ha risposto Gherardo Colombo. «In galera deve starci solo chi è pericoloso e soltanto per il tempo in cui è pericoloso. La giustizia cambia a seconda dei luoghi, dei tempi, però si possono individuare dei criteri e il nostro è la Costituzione. Inasprimento delle pene, prescrizione...secondo me è nettamente contrario allo spirito della Costituzione che una persona possa rimanere sotto processo a vita. In una condizione in cui una persona, condannata in primo grado, è sottoposta a danni collaterali enormi. Se le pene servono a molto poco, in carcere una persona deve starci nel rispetto di tutti i diritti alla salute, spazio vitale, dignità, istruzione.... E poi riflettiamo sui dati, fonte 2005: circa 2mln700mila notizie di reato, sentenze definitive di condanna: 200 mila. E’ impossibile gestire la trasgressività attraverso il sistema penale. La stragrande maggioranza dei reati si chiude con l’archiviazione. Non serve aumentare la minaccia della pena per evitare il reato. Così non insegno a gestire la libertà, ma ad obbedire. Sono vicino alla posizione dell’avvocatura in questo momento».  

Rita Cacciami

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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