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Benedetto Mele non è più ai domiciliari. Il gip Scalera concede l'obbligo di firma

Dai domiciliari all’obbligo di firma: sostituzione della misura cautelare per Benedetto Umberto Mele, il 22enne di Pontecorvo, finito in manette il 18 dicembre scorso nell’ambito dell’inchiesta “Titanium” di carabinieri e finanza. Il gip di Cassino Salvatore Scalera ha accolto la richiesta dell’avvocato Manlio Sera ed ha disposto la scarcerazione del giovane, ma con restrizione. Per il giudice l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria risulta una misura “adeguata” che al tempo stesso consente al giovane di lavorare. 
La decisione è arrivata ieri dopo l’istanza presentata dal suo difensore di fiducia nei giorni successivi all’interrogatorio di garanzia, che si è tenuto il 23 dicembre scorso.
Stando all’accusa, rappresentata dal pm Emanuele De Franco, il «sodalizio» (per gli inquirenti composto da 30 persone tra cui il 22enne di Pontecorvo e suo padre) avrebbe venduto prodotti alimentari importati dall’estero facendoli passare per prodotti tipici, ma sarebbero risultati scaduti o alterati con etichette false. Merce che finiva nelle attività commerciali o in quelle di ristorazione della provincia di Frosinone, Roma e nel nord Italia. Lo stesso «sodalizio» che avrebbe detenuto e smistato anche tonnellate di biossido titanio (il cui uso alimentare è consentito solo in piccolissime quantità poiché altamente tossico) che importava allo stesso modo dei cibi, ma gli indagati (30 in tutto) sarebbero responsabili anche di truffe e reati finanziari per un ammontare di oltre 1 milione e 300 mila euro (di cui circa 858 mila euro emersi dagli accertamenti bancari). Al termine dell’indagine “Titanium” sono state eseguite 9 misure cautelari (due domiciliari, un obbligo di firma e sei divieti di dimora nella città fluviale e obblighi di firma) e sono stati notificati gli avvisi di conclusione delle indagini. Nell’inchiesta è finito anche il consigliere di opposizione al Comune di Cassino Renato De Sanctis nonché presidente del Comitato “No Acea”.

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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