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Omicidio Mollicone, l'ex maresciallo Mottola e suo figlio Marco: «Siamo totalmente innocenti»

A quasi 19 anni dal delitto di Serena Mollicone e a quattro giorni dall'udienza gup nel corso della quale si deciderà sul rinvio a giudizio degli indagati (Franco Mottola, sua moglie Anna Maria, il loro figlio Marco, il luogotenente Vincenzo Quatrale e l'appuntato Francesco Suprano), l'ex comandante della Stazione dei carabinieri di Arce, il maresciallo Franco Mottola, e suo figlio Marco rompono il silenzio. Poche minuti, brevi dichiarazioni lette da un foglio di carta bianco tenuto basso sotto i microfoni, per dichiarasi innocenti. Si dicono estranei all'omicidio di Serena. Franco e suo figlio hanno parlato per circa due minuti durante la lunga conferenza stampa che si è tenuta stamattina, a partire dalle 10.30, presso l'Hotel Rocca di Cassino. In una sala gremita di giornalisti nazionali e locali, alle 10.59 i Mottola hanno preso la parola. Il primo a rilasciare dichiarazioni è stato l'ex maresciallo (di seguito la trascrizione integrale della registrazione): «Personalmente respingo e respingiamo ogni accusa. Sono e siamo totalmente innocenti per la morte di Serena e di ogni azione criminale legata a lei, non so e non sappiamo nulla. Comunque se Serena realmente doveva andare a parlare con mio figlio, non c’era bisogno che si facesse vedere dal piantone della Caserma. Poteva citofonare direttamente all’alloggio, avendo un ingresso indipendente ed un citofono indipendente per accedere agli alloggi. Non c’era bisogno che suonasse in Caserma per accedere a casa mia. Poi chi collega la morte di Santino Tuzi al fatto che qualche giorno dopo doveva avere un confronto con me, dice una sciocchezza enorme. Basata sulla voglia di calunniare e costruire fantasie perché né io né il mio difensore, nessuno di noi era a conoscenza di questa cosa. A nessuno di noi è mai stata comunicata questa notizia quindi è tutto falso e infondato. Per il resto parleremo con i giudici. Ci auguriamo che vengano scoperti l’assassino di Serena e gli eventuali complici. Ci siamo chiusi a riccio da quando ci siamo accorti che ci circondavano e ci sommergevano di facili accuse, sospetti e dicerie. Non chiedetemi nulla, per ogni cosa parlate con l’avvocato o con il professore. Come ha detto prima si parlerà solo congiuntamente e non da soli». A seguire, l'intervento di Marco Mottola (di seguito la trascrizione integrale della registrazione): «Non so nulla sulla sua morte. Respingo ogni accusa. La mattina del 1 giugno non l’ho vista né in Caserma né in altre parti. Non è venuta a cercarmi mai in Caserma. Il brigadiere Santino Tuzi non mi ha telefonato dalla Caserma, a casa mia, e non mi ha avvisto di nulla. Dice una menzogna o si sbaglia quando dice di aver parlato come me. Preciso che ero presente al funerale di Serena. Ed ancora, in vita mia ho commesso degli errori e ho dato molti problemi alla mia famiglia, a mio padre e di questo ho chiesto scusa a loro. Come è giusto che sia. Abbiamo fiducia nella giustizia. Per il resto parleremo con i giudici. Non chiedetemi nulla. Per ogni eventuale domanda parlate con l’avvocato o con il professore che è il portavoce di tutti». Nel corso della conferenza, voluta dal pool difensivo, si sono susseguiti gli interventi dell'avvocato Francesco Germani, del criminologo Carmelo Lavorino (che ha coordinato i lavori), del dottor Antonio Della Valle (medico legale) e del dottor Enrico Delli Compagni (psicologo) che si sono soffermati, oguno per le proprie competenze, su alcuni aspetti del delitto per rimarcare i dubbi rispetto all'accusa. Dal ritrovamento del corpo di Serena (3 giugno 2001 in località Fonte Cupa a Fontana Liri) agli accertamenti tecnico-scientifici sulla porta contro la quale la studentessa di Arce avrebbe batutto il capo; dal confronto delle relazioni sulle autopsie, alle trascrizioni delle dichiarazioni rese dal brigadiere Santino Tuzi, al suicidio del militare: questi gli argomenti trattati dalla difesa dei Mottola. L'udienza preliminare si terrà mercoledì 15 gennaio. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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