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Colombia, madre con tre figli si perde nella foresta Amazzonica vagando per 37 giorni tra i pericoli

Maria Oliva Perez Arenas, una contadina di 40 anni con i suoi tre figli: Maria Alexandra di 14 anni, Yan Carlos di 12 e Yeraldin di 10 si sono persi nella piú grande foresta pluviale del mondo tra la Colombia e il Perú. L’odissea che ha vissuto la famiglia ha dell’incredibile. Piú volte hanno rischiato la vita in un ambiente ostile dove per 37 giorni hanno vagato senza incontrare nessun indigeno che potesse prestargli ausilio. Hanno dormito al suolo coperti di foglie, ascoltando di notte i rumori sinistri della foresta emessi dagli animali, particolarmente spaventoso il brontolio del giaguaro cosí come racconta la donna. Nei capelli delle due bimbe si sono annidati dei parassiti che sono penetrati nel cuoio capelluto provocando sanguinazione e prurito.

L’incredibile storia ha inizio il 19 dicembre scorso quando la famigliola decide di andare a far visita al marito e padre Alexander Parra che lavora in una fattoria nella foresta ad un’ora di cammino da Puerto Leguizamo piccola localitá nel dipartimento del Putumayo nel sud ovest della Colombia al confine con il Perú e L’Ecuador. Li accompagna un uomo della zona che conosce bene il cammino nella foresta. Dopo aver trascorso la giornata insieme e concertato i preparativi per le imminenti feste natalizie, i quattro intorno alle 5 del pomeriggio salutano Alexander e decidono di intraprendere la via del ritorno senza la guida. Camminano per circa un’ora e alle sei, come accade per tutto l’anno all’Equatore, scende la notte che in pochi minuti diventa buio pesto, accentuato ancor di piú dall’oscuritá della selva.

Ha cosí inizio il dramma di Maria Oliva e dei suoi tre figli. Gridano a squarciagola per invocare l’aiuto di qualcuno ma niente, allora la donna che pur sempre è nata nella zona e ha una certa familiaritá con quegli ambienti, decide di seguire un corso d’acqua, sicura di arrivare a uno dei molteplici fiumi che attraversano l’immensa foresta. La quarantenne mantiene la calma, le viene da piangere, ma non lo fa e non lo fará mai durante i 37 giorni di calvario in Amazzonia, i bambini avrebbero perso ancor piú la speranza di uscirne vivi. Maria Oliva racconta dall’ospedale dove è ricoverata a Puerto Assis nel Putumayo di essersi nutriti solo di frutta giá morsa dagli animali della selva, in tal modo avevano la sicurezza che non erano frutti velenosi per l’uomo. In una sola occasione i bambini sono riusciti a catturare con le mani dei piccoli pesci che saltavano in un’ansa del fiume e a mangiarli crudi.

La donna alta un metro e cinquanta pesava 60 kg all’inizio della disavventura, ha perso 14 kg nei 37 giorni. I piedi lacerati e sanguinanti, come quelli dei figli, che sono ricoverati in una clinica di Pasto, meglio attrezzata per curare le ferite causate dalla lunga permanenza nella foresta. Al mattino, quando la famiglia si sedeva su un tronco per togliersi a vicenda i parassiti di dosso, le si avvicinavano animali selvatici, la paura di Maria Oliva era di imbattersi con qualche femmina con cuccioli che sarebbe diventata aggressiva contro di loro per difendere anch’essa la prole, fortunatamente non si è mai verificato, mentre invece hanno dovuto subire dalle scimmie spaventate dalla presenza della famiglia intrusa nel loro habitat defecazioni e urina dall’alto. In molteplici occasioni hanno visto serpenti di varie dimensioni passargli accanto. Il piccolo Yan Carlos il giorno di Natale si è abbandonato al pianto pensando ai regali e al buon cibo che gli sarebbero toccati mentre invece si trovava a rischiare la vita nella foresta.

Seguendo il corso di un fiume dalle acque limacciose, dove si rimaneva impantanati e le forze avevano quasi del tutto abbandonato i quattro, dopo 37 giorni di incredibile girovagare, il 24 gennaio scorso la famigliola ascolta il rumore di un motore. Maria Oliva pensa ad un elicottero, ma la figlia maggiore è sicura che si tratta di un “peque” ossia un piccolo motore usato per le canoe. Si lanciano tutti in acqua e gridano a piú non posso per attirare l’attenzione dei pescatori, i quali richiamati dal fragore spengono il motore e con una lampada illuminano in direzione delle urla. Davanti ai loro occhi si presenta una scena spettrale; quattro corpi ridotti pelle e ossa, dai vestiti laceri e con i capelli arruffati. Una volta tratti in salvo in un villaggio della selva peruviana a due ore dal luogo del ritrovamento ai quattro sono state prestate le prime cure.

Ci sono volute infine 7 ore di navigazione per tornare nel villaggio colombiano di Puerto Leguizamo in Colombia dove ad attenderli c’era il marito Alexander che ha pianto a piú non posso nel rivedere la famiglia che oramai pensava persa per sempre.

Antonello Caponera

(Bogotà)

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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