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Frosinone-Perugia, il doppio ex Russo: «Sfida mai banale»

Se dici Adriano Russo, dici soprattutto Frosinone. Anche Perugia, ma assai meno. Due le annate vissute col Grifo, prima di approdare alla corte del club presieduto da Maurizio Stirpe. In Ciociaria 5 intense stagioni dal 2013 al 2018, piene di emozioni e ricordi indelebili per il classe ‘87.  Baluardo di una retroguardia insormontabile nella storica cavalcata dalla C alla A, ha corso e difeso da gladiatore vero per la maglia canarina. Soprattutto nello storico “Matusa”, arena di tante battaglie. Come quella del 7 giugno 2014, giorno in cui i Ciociari batterono il Lecce (3-1 dopo l’1-1 in Salento) nella finalissima playoff, risalendo così in B. Gettando nel dimenticatoio la cocente sconfitta rimediata proprio a Perugia un mese prima e datata 4 maggio nel decisivo spareggio di regular season per la promozione diretta. Epilogo di un testa a testa avvincente tra prime della classe. La partita di domenica, da doppio ex, la guarderà con occhio incuriosito.

Adriano, cosa ha rappresentato per Lei il Frosinone?

«Direi il coronamento della mia carriera professionale. L’esperienza in Ciociaria, dove tutt’ora vivo, mi ha insegnato che i sogni a volte si realizzano. Quella cavalcata dalla C alla A resta indimenticabile. E giocare in massima serie è il desiderio di ogni calciatore. In molti, nonostante magari le loro ottime qualità tecniche, non riescono a concretizzare tali scenari. Per me è stato diverso e ne vado fiero. Insomma, il classico esempio di come anche le cose apparentemente irrealizzabili possono tramutarsi in realtà. Non bisogna mai smettere di credere nei propri sogni. E ricordo ancor oggi l’effetto infuocato del “Matusa”».

La sorprende vedere il suo “capitan Frara” nelle vesti di dirigente?

«Devo ammettere di no. Lui è scuola Juventus ed è sempre stato, anche da giocatore, un ragazzo estremamente serio e quadrato. Il calcio è il suo ambiente ideale. Sono convinto che negli anni, maturando esperienza, riuscirà ad emergere e fare carriera in questo nuovo ruolo».    

I match tra Frosinone e Perugia non sono mai stati banali. Avendone giocati da entrambe le parti, può spiegarci cosa provava quando scendeva in campo?

«Sensazioni semplicemente diverse rispetto ad altre partite. Stiamo parlando di due squadre che spesso si sono ritrovate a competere per gli stessi obiettivi. Quando ero a Perugia, affrontai il Frosinone al “Matusa” il 7 aprile del 2013. Il nostro era uno squadrone e ricordo che vincemmo solo 1-0 con Zappino che prese 8 in pagella per i grandi interventi compiuti. Però non ebbi lo stesso trasporto emotivo di quando, invece, approdai in giallazzurro. Sia per me che per Daniel Ciofani gli incroci col Grifo hanno sempre avuto un’importanza diversa. Da ex era inevitabile che fosse così».

E domenica che tipo di partita si aspetta?

«Una gara sicuramente aperta. Il Frosinone è reduce da tre vittorie consecutive e necessita di continuità, provando però a giocare meglio il pallone in fase di costruzione. Il Perugia con Serse Cosmi ha acquisito aggressività e compattezza, oltre ad una buona base tecnica che già aveva. Verrà allo “Stirpe” per fare risultato».

Il difensore Russo si sarebbe esaltato di più con Nesta o Cosmi?

«Difficile dirlo perché mi avrebbe fatto piacere essere allenato da entrambi. Chiaro che avere come tecnico Alessandro Nesta sarebbe stato il top. Campione del mondo con la Nazionale ed uno dei difensori più forti della storia di questo sport. Nient’altro da aggiungere».

Classifica alla mano, vediamo tante squadre raccolte in pochissimi punti. Benevento a parte, per il secondo posto alla fine chi la spunterà?

«A primo impatto risponderei Pordenone perché mi ha sorpreso. Identifica un po’ il Frosinone della mia cavalcata, è la classica neo-promossa dalla C che cerca di capitalizzare al meglio ciò che crea. Lo Spezia gioca un gran calcio ma mi auguro vivamente che il Leone possa sbaragliare la concorrenza».  

Roberto De Luca

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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