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L’ex sindaco di San Giovanni Incarico, Antonio Salvati L'ex sindaco di San Giovanni Incarico, Antonio Salvati

Sul banco dei testimoni salgono i lavoratori. Fissata l’udienza alle Sezioni Unite sulla legittimità dell’arresto

Mentre a Cassino, nell’aula di Corte d’Assise si celebra il processo per concussione ad Antonio Salvati, ex sindaco di San Giovanni Incarico nonché ex presidente dell’Unione dei Comuni finito in manette il 14 giugno 2019 (attualmente è agli arresti domiciliari in un comune del Molise), le Sezioni Unite della Cassazione hanno fissato l’udienza con la quale si deciderà la legittimità del suo arresto. L’udienza è stata fissata al prossimo 26 marzo. L’indagato (all’epoca, oggi imputato) non era stato sottoposto ad interrogatorio di garanzia dopo l’ordinanza di arresto. Il provvedimento restrittivo della libertà personale, chiesto dal pm Alfredo Mattei, inizialmente respinto dal gip di Cassino, era stato accolto dal Riesame che aveva sospeso in attesa del ricorso dell’indagato in Cassazione che poi rigettò, rendendo esecutiva la decisione del Riesame. Salvati è stato arrestato 8 mesi fa. Il 24 gennaio scorso, i giudici della Suprema Corte, davanti ai quali ha discusso l’avvocato Dario De Santis (18 dicembre 2019), hanno depositato l’ordinanza con la quale rinviano alle Sezioni Unite per discutere la controversia. Per gli ermellini il ricorso dell’avvocato De Santis, respinto dal Riesame, è “fondato” trattandosi di un caso controverso su un “bene preziosissimo: la libertà personale”. 
Nel frattempo il pm ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato. Ieri davanti al collegio giudicante (presidente Donatella Perna, a latere Gioia e Lanzetta) hanno testimoniato otto testi della pubblica accusa, rappresentata dal pm Mattei. Sul banco dei testimoni sono saliti 7 lavoratori di “Integra”, precedentemente assunti presso la cooperativa “Lavoro e Sviluppo” (come è emerso durante l’udienza), e il papà di uno di questi (dipendente comunale). Il pubblico ministero ha esaminato una delle collaboratrici più «fidate» di Saverio Rea (presidente di Integra che ha denunciato Salvati ai carabinieri per concussione) soffermandosi sullo stato di «agitazione» del datore di lavoro, su cosa le avesse raccontato e se conoscesse i motivi delle «difficoltà» economiche del denunciante. La teste ha ammesso di sapere che Rea attingeva dal denaro della famiglia e che solo a seguito di una telefonata del datore di lavoro aveva saputo delle minacce ricevute da Salvati. La donna ha poi parlato di una lista di circa 150 persone che avrebbe dovuto contattare «in concomitanza con le elezioni europee», ma anche dei «bandi pilotati» da Salvati (espressione usata durante l’esame della parte civile). I giudici, a fine testimonianza, hanno voluto approfondire questo aspetto e la teste ha dichiarato: «Rea veniva contattato da Salvati che gli diceva di rispondere ad un bando di gara che era fatto in maniera molto generica». Ma alla domanda su quanti partecipassero al bando, la donna ha precisato: «Non lo so, però erano affidati sempre a noi (riferito ad Integra)». Poi la cronistoria sul licenziamento di un lavoratore, successivamente reintegrato - sempre a detta della teste - perché il padre avrebbe dovuto testimoniare in un processo di Salvati. La parola è passata alle difese che nel controesame hanno fatto emergere come ci fossero delle incongruenze tra le dichiarazioni rilasciate dalla teste ai carabinieri e la ricostruzione fatta in aula, facendo emergere proprio il rapporto di fiducia tra Rea e la teste. Da lì alcuni «non ricordo», «mi sembra». 
A seguire, hanno testimoniato altri lavoratori (tra cui due residenti a Falvaterra e uno a Cassino, e che non avrebbero familiari a San Giovanni Incarico) i quali avrebbero sostenuto di essersi rivolti ad altri sindaci per cercare si essere inseriti nel mondo del lavoro, di non aver ricevuto “particolari” richieste da Salvati e che avrebbero svolto mansioni per poche centinaia di euro al mese. 
L’udienza è aggiornata al 10 marzo quando saranno sentiti altri due lavoratori (assenti ieri) e alcuni investigatori.  

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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