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Carmine e Sara Carmine e Sara

Una storia di emigrazione... a lieto fine. Carmine e Sara: «Il sogno si è avverato»

E’ da qualche tempo che il nostro paese è tornato ad avere familiarità con un fenomeno che credevamo ormai relegato nell’album dei ricordi o dei racconti dei più anziani. Stiamo parlando del fenomeno migratorio, soprattutto interno, che ha costretto tanta gente del Sud a prendere armi e bagagli e trasferirsi al Nord. E il motivo è sempre lo stesso: la ricerca del lavoro che giù manca quasi del tutto e che a Milano, Torino e Genova, per fortuna, ancora c’è. E non si tratta certamente di un qualcosa di poco conto: basti pensare che i rapporti dello Svimez parlano di un milione di spostamenti negli ultimi dieci anni. Il che vuol dire che ogni anno centomila persone o giù di lì prendono la valigia, anzi il trolley, e dal Sud si spostano al Nord in cerca di lavoro. Di certo non siamo alla situazione drammatica del secolo scorso quando chi partiva metteva in conto di non tornare più. Oggi le cose sono cambiate e la stessa mobilità non implica più quei drammi dei quali tanto abbiamo letto e tanto si è scritto. Ciò non toglie però che il disagio si avverte sempre e comunque. E accanto al disagio c’è la rabbia di dover lasciare la propria terra e i propri affetti perché questa nazione non riesce ancora ad assicurare ai suoi cittadini le stesse opportunità occupazionali a prescindere dalle latitudini alle quali si vive. E così chi nasce a Trapani, a Potenza oppure ad Avellino, si vede costretto ad emigrare non per fare fortuna altrove ma per trovare lavoro, che è una cosa ben diversa. Abbiamo parlato del meridione e del fenomeno migratorio interno che è ormai ripreso in grande stile. Un fenomeno che riguarda anche la nostra terra, quella che un tempo era l’alta Terra di Lavoro e che oggi costituisce la parte più meridionale della regione laziale e della provincia di Frosinone. Anche a Cassino, Sora e dintorni l’emigrazione verso il nord (ed anche all’estero) ricomincia a farsi sentire con una certa puntualità. E la cosa non deve meravigliare troppo considerato che in questa zona le percentuali di disoccupazione, specialmente giovanile, toccano livelli che niente hanno da invidiare a quelli del cosiddetto “profondo Sud”. E’ facile quindi incontrare persone che, loro malgrado, si sono viste costrette a partire verso altri luoghi ed altre opportunità. Tante sono le storie che si potrebbero raccontare. Non tutte a lieto fine, ad onor del vero. Sono sempre molti, infatti, quelli che si sono visti costretti a fare il viaggio di ritorno, magari più in difficoltà di quando erano partiti. Anche perché il paese di Bengodi non esiste da nessuna parte al mondo.

Ma noi oggi vogliamo raccontarvi la storia di un ragazzo che ce l’ha fatta, sia pure dopo aver ingoiato tanta polvere e fatto sacrifici enormi. A dimostrazione che spesso la caparbietà, l’inventiva e la voglia feroce di dare una svolta alla vita, riescono a raggiungere risultati straordinari. Carmine Marsella, nato a Roccasecca, dopo un trascorso giovanile passato come tanti a tirare calci ad un pallone (e il talento non mancava: anche in questo ambito nascere in periferia non è proprio il massimo), si accorge improvvisamente di essere diventato grande. E così inizia a darsi da fare. Vuole crearsi la sua indipendenza economica e soprattutto vuole trovare un lavoro che lo appaghi fino in fondo. Ma qui, nel cassinate, le opportunità non sono tante. E allora, senza pensarci su troppo, decide di partire. Ma lasciamo raccontare a lui come sono andate le cose. «Nasco da una famiglia di 5 figli, mio padre imprenditore edile e mia madre casalinga. Trascorro parte della mia infanzia in un paesino di pochi abitanti, a Caprile, una frazione di Roccasecca. Il mio sogno è quello di diventare un calciatore professionista. Frequento la scuola calcio locale ottenendo i primi attestati di stima. Iniziano i provini con società professionistiche quali Parma, Juve e Cagliari. Nel frattempo, d’estate, mio padre mi portava a lavorare sui cantieri e mi dava una buona paghetta. La passione per il calcio continua a crescere fino ad approdare in una società professionistica. Poi, ad un certo punto, capisco che voglio di più dalla vita. E improvvisamente parto con soli 300 euro in tasca per l’Irlanda dove posso continuare a giocare ma avendo un lavoro fisso. Ho impanato polli, pelato patate, fritto pesci… Lavoravo in un fast food sette giorni su sette per 14/15 ore al giorno. Un giorno mi infortuno alla schiena e i miei sogni calcistici svaniscono. Delusione, dispiacere e tante lacrime. La vita però deve andare avanti e mi predispongo ad accettare nuove esperienze. Nel frattempo nella mia vita è entrata Sara, una ragazza solare e dinamica. Il clima uggioso irlandese finisce per diventare troppo pesante per poter continuare a vivere lì. Torniamo allora in Italia ma non a casa: ci fermiamo in Toscana, a Castiglione della Pescaia, piccolo borgo marittimo in provincia di Grosseto. Io 24 anni, Sara 23, siamo due ragazzini. Ma non per questo ci tiriamo indietro. Mettiamo in piedi con i nostri risparmi irlandesi una piccola attività di friggitoria e kebab. Ma non era ancora il nostro vero traguardo. Dopo solo un anno abbiamo rilevato una storica attività di gelateria artigianale sul lungomare del paese. Di gelati ne avevamo mangiati tanti ma pensare di iniziare a produrli suonava strano. Ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato. Corsi, esperienze in laboratori privati per cercare di carpire tutti i segreti del mestiere. Ero talmente tanto giovane che ho dovuto farmi crescere la barba per dare prova di serietà e di maturità ai clienti increduli. Con il passare del tempo siamo arrivati a creare una ricetta personalizzata per la produzione del gelato con materie prime di ottima qualità e la clientela ha dimostrato di apprezzare molto la nostra creatività. Facciamo sempre molta attenzione alle richieste dei clienti, abbiamo uno staff preparato e il sorriso è il nostro biglietto da visita. La posizione è ottima, proprio sul lungomare, e la ciliegina sulla torta è il bel terrazzo vista mare. Il borgo è tra i posti turistici più belli d’Italia. Affermarsi in un contesto così importante per noi è un grande motivo di orgoglio. Siamo arrivati a fare numeri di clienti impensabili per una gelateria: tra il mese di luglio e agosto abbiamo una media di 1500/2000 persone al giorno. Passione, sacrificio e umiltà: questi gli elementi che abbiamo messo in campo e che saranno il nostro motto per migliorarci sempre. E mentre con la mente siamo già proiettati verso un nuovo progetto, ci godiamo la nostra vista mare. Ho voluto raccontare ai lettori de “L’Inchiesta” la nostra storia solo per un motivo: chiunque ha un sogno deve andare a prenderlo e non aspettare che si realizzi dal nulla. Bisogna seminare per poi raccogliere. Si cresce con l’esperienza. Anche tagliare kebab per me è stato importante. Abbiamo costruito tutto con le nostre mani e cercheremo di essere bravi a migliorarci sempre. Ne approfitto per ringraziare i miei genitori per avermi insegnato i valori principali della vita. Infine fondamentale per me è stato trovare una grande donna come Sara, che nel frattempo è diventata mia moglie: gran parte di tutto ciò è stato soprattutto grazie a lei». Per tanti che provano e purtroppo non ci riescono, ecco qui una storia bella, di quelle che finiscono bene, di quelle che inducono a sorridere ed a guardare con fiducia al domani. E noi siamo lieti di averla raccontata. Una sola raccomandazione, cari lettori: se per caso, durante il periodo estivo, vi trovate a passare per Castiglione della Pescaia (e credetemi ne vale veramente la pena) non dimenticate di fare una capatina alla “Gelateria Orso Bianco” di Carmine e Sara, sul Lungomare Via Roma. Oltre a gustare un ottimo gelato in una cornice incantevole, potrete anche godere di uno sconto dicendo ai gentilissimi proprietari che siete lettori de “L’Inchiesta”. Troverete così la quadratura del cerchio. E, naturalmente, non mancate di farcelo sapere…                                             

Orso Bianco
Orso Bianco

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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