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Un volontario Cri (foto del dipartimento di protezione civile) Un volontario Cri (foto del dipartimento di protezione civile)

Coronavirus, urge un bagno di umiltà. E qualche lezione di umanità

Le nostre certezze, le abitudini, le piccole cose quotidiane date per scontate dalla routine e dalla corsa al lavoro, allo studio, allo sport, all’intrattenimento.  Tutto sgretolato in poche settimane. In molti casi, sono bastati soltanto alcuni giorni. E ancora siamo qui a balbettare, a fare i bulletti e i saccenti. A condividere bufale o a sputtanare scienziati che di giorno lavorano e di notte studiano. Per fare in modo che noi, con il culo al caldo, possiamo correre meno rischi possibile.

Non basta. Siamo refrattari alle autorità e procediamo per slogan. Deridiamo chi trae forza dallo studio o dalla fede, dalla lettura dei testi. Alimentando l’arroganza e la stoltezza di falsi miti. Che alla faccia nostra aumentano il proprio conto in banca. Mentre noi usciamo a fatica da una rottamazione di cartelle esattoriali o di rate di mutuo arretrate.

Il Covid-19 ci ha messo di fronte ad uno specchio. Enorme, senza distorsioni, impietoso. Se ancora non ci credete, fatevi un giro sui social, tra i tanti gruppi di paese. Sui nostri, spesso si intavolano lunghissime discussioni che finiscono anche con minacce di querela. E insulti neanche troppo velati, con screenshot sventolati come armi nucleari.

Andate su quei gruppi. Non per guardare dal buco della serratura, ma  per sbattere la faccia contro la realtà. Sono zone rosse. Dove non si entra e non si esce. E non si uscirà. Per ora. Dove si contano i morti e i sopravvissuti, si chiede conto delle condizioni di chi si conosce bene e da tanto. Vi stupiranno per l’atmosfera che si respira. Ci si accorda, si creano relazioni e filiere di sostegno per problemi contingenti. Come fare una ricarica al cellulare. O ricevere i farmaci a casa. O andare per una visita urgente dal dentista.

Ma il linguaggio resta da trincea. Si parla di check point. Di persone che in fila fuori dal negozio devono indossare la mascherina. Altrimenti non saranno servite. Di liste di contatti da stilare quando ti chiedono di ricostruire tutti i tuoi spostamenti degli ultimi giorni. Perché potresti aver contagiato altri. E tra loro potrebbero esserci soggetti vulnerabili. Più esposti al pericolo.

E’ tempo di fare un bagno di umiltà e prendere qualche rapida lezione di umanità. A prescindere dal pericolo di poter diventare zona ad alto rischio. Ora o in futuro. E il motivo è semplice: c’è sempre un momento in cui anche il più arido di cuore arriva a chiedere una parola di conforto. E la riceve. Senza nulla in cambio e senza polemiche inutili.

Incredibile dictu.

                                                                                                                                                                                                                                          Rita Cacciami

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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