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Torta di mele

#iorestoacasa ma vivo a metà

In meno di una settimana di #iorestoacasa ho infornato almeno otto torte. Alle mele, all’ananas, alle fragole. Impastato la pizza. Al pomodoro, con le patate, bianca più rosmarino.La casa è uno specchio. Ordinata, pulita, profumata La cesta dei panni da stirare è vuota. Il giardino ricco di fiori.Il cane non fa più dispetti, mangia e beve, non  abbaia.

Mite e mansueto.

Ho inviato messaggi a persone che non sentivo da anni. Ho svelato ricordi. Aperto cassetti chiusi da troppo. Fatto esplicite dichiarazioni di affetto.Tutto perfetto. Troppo. Ed infatti non lo è. E’ una vita senza pacche sulle spalle, senza baci o carezze ai miei figli. E loro sanno quanto mi costi privarmene. Senza cene con gli amici. Senza abbracci ai nostri anziani. Alle rocce che resistono, chiuse in casa da sole. E che pensano a quei lontani scenari bellici. Ma le bombe si sentivano – ti dicono – e gli aerei  preannunciavano la distruzione con un rombo infernale. Potevi provare a scappare, tra i monti. Nelle campagne. Sfollare dalle città.

Questa guerra è invece silenziosa. Perfida, infida. Nascosta dietro uno straordinario tramonto. O un albero fiorito a primavera. Non sai chi colpirà. Quando. E con quale intensità. E allora aspetti. Non sei un medico, né un infermiere. Non guidi un’ambulanza e non piloti un elicottero. Quindi, sei perfettamente inutile sul fronte. Anzi, ti dicono che l’unica cosa buona che devi fare è stare indietro. Metterti da parte. Non intralciare. Non mettere a rischio il prossimo e stare a distanza. 

E allora mi chiedo se non nasceranno nuovi modi di essere e di lavorare, in questa crisi. La nostra vita è già stravolta.Tra qualche settimana non saremo più gli stessi. E per molti sarà un bene. Anzi, si spera che sia un bene perché urge un cambiamento di rotta. Meno egoismo, più sensibilità, tanto coraggio per essere umani. E fingere meno. Ho avuto il privilegio di leggere la lettera scritta da un papà speciale a suo figlio. Lo invita a dare il massimo, perché in questo momento tutti siamo chiamati a fare la nostra parte, essere responsabili e poi pronti a correre quando verrà il momento. Per recuperare. Per risalire. 

Le crisi fanno fare passi da gigante. I terremoti anche. A proposito, ma chi non ha più una casa da anni e neanche un paese degno di questo nome,chissà come la vive questa terribile quarantena. E chi è costretta a stare in casa con un persecutore seriale o un violento, che pizze o torte inforna…

Rita Cacciami

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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