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Arce, la minoranza ricorre al Prefetto Portelli contro la riapertura del cimitero da parte del sindaco

Emanuele Doria, Maria Lucia Forte, Sara Simone e Luana Sofia, consiglieri di minoranza del Comune di Arce, hanno scritto al prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli: "Il grave momento che la comunità sta vivendo (e intendiamo comunità senza confini), innanzitutto, ci impone di evitare facili polemiche e facilissime (ancorché dolorose) lamentationes circa l'operato dell'attuale amministrazione comunale di Arce che, fin dal suo insediamento, ha posto in essere atti e fatti non soltanto discutibili, ma del tutto illegittimi. Ma, ripetiamo, ci sarà modo e tempo per evidenziare tutto. Oggi il nostro unico interesse è che i nostri concittadini , come tutti provati dalle misure in vigore e dai gravissimi disagi che a diversi livelli vivono, non siano indotti a violazioni di legge confidando nelle misure adottate, iure proprio, violando egli stesso la legge, dall'attuale Sindaco di Arce. Ci riferiamo all'ordinanza n. 29 del 23.04.2020  (cfr. all.to 1) con cui il primo cittadino ha disposto la riapertura dal 27.04.2020 dei due cimiteri insistenti nel territorio comunale. Con comunicazione odierna, dal contenuto confessorio e palesemente indicativo dell’”accuratezza” dei suoi provvedimenti, il Sindaco ordina da oggi la chiusura dei cimiteri che aveva riaperto sua sponte. Ma le questioni della violazione di legge, dell’esercizio di funzioni al di fuori dei propri poteri, dell’induzione alla violazione di legge restano."

"Infatti - proseguono i consigieri di opposizione - l'impossibilità di far visita ai "sepolcri' dei nostri cari estinti, visita che per tradizione, per cultura, per l'amore che ci lega per sempre ai nostri cari, fa parte del dna della nostra gente e che ci permette quella 'corrispondenza' di foscoliana memoria con i nostri amati defunti, è stata una delle privazioni più dure che abbiamo dovuto tutti patire in queste settimane. Ma proprio il rispetto delle prescrizioni vigenti a tutela del bene primario della salute e la consapevole responsabilità di tenere i comportamenti indicati (a tutela di noi stessi , degli altri e soprattutto delle persone più esposte ) ha indotto noi tutti ad accogliere con responsabilità l'impossibilità di frequentare il cimitero. Dal 27 aprile 2020, però, i cimiteri di Arce hanno riaperto i cancelli e i cittadini li hanno frequentati".

"S.E., siamo consapevoli dell’impopolarità che avremo per questa segnalazione, ma proprio perché siamo altrettanto convinti che la funzione per la quale siamo stati eletti sia quella, soprattutto, di indicare ai nostri concittadini esclusivamente percorsi di legalità, aldilà e al di fuori del facile populismo, ci rivolgiamo a Lei con grande fiducia. Riteniamo, infatti, che, vigendo ancora tutte le disposizioni del dpcm pubblicato in G.U. il 2 aprile 2020. e quelle del dpcm pubblicato in G.U. l'11 aprile 2020 che consentono e consentiranno ai cittadini di uscire soltanto per le circostanze specificamente prescritte, queste siano state palesemente violate dall'indicata ordinanza sindacale. Infatti - e questo è il punto - se si poteva, si può e si potrà uscire soltanto per i casi indicati dalle norme in vigore e per le motivazioni puntualmente prescritte e se, come è evidente, la visita al cimitero è esclusa dall'indicazione tipizzata dalle norme in vigore - ed anche da quelle che lo saranno dal 4 maggio 2020 - ci chiediamo e Le chiediamo: ad Arce vige un altro 'diritto' ? Siamo fuori dall'Italia? Arce è un territorio extra ordinem dove il Sindaco gode del potere di emanare " privates leges" che ledono il bene primario della salute  ed inducono gli ignari cittadini ad, inconsapevoli, violazioni di legge? E la revoca di questa ordinanza non cancella l’illegittimità, a tacer d’altro, perpetrata dal Sindaco di Arce".

"Comprendiamo - si legge ancora nella missiva della minoranza consiliare - che il covid/19 genera panico, ma chi ricopre cariche pubbliche, peraltro già richiamato all'inizio di questa pandemia a non millantare credito con le Istituzioni preposte a giustificazione del suo cattivo operato, a rispettare le prescrizioni che riceve  e a rispettare, innanzitutto, diritti costituzionalmente garantiti dei cittadini, non dovrebbe 'rassicurare' i cittadini alla valenza delle prescrizioni e indurli al loro rispetto totale? Oppure può, come ha fatto, creare disposizioni- che forse gli garantiscono un facile e inconsapevole consenso politico- ma che, di fatto, hanno indotto i cittadini arcesi, in buona fede, a violare la legge? Certi di un Suo autorevole intervento che preservi la legalità e che induca il Sindaco di Arce al rispetto di questo inderogabile parametro e a non dover essere richiamato ancora ad un esercizio dei suoi poteri in conformità delle legge (e ciò a protezione e a garanzia di tutti i cittadini), Le porgiamo cordiali saluti e una calorosa partecipazione al Suo lavoro, se possibile, ancora più “faticoso” in questi giorni difficili".

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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