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La dottoressa Ilaria Quattrociocche La dottoressa Ilaria Quattrociocche

Oggi è la festa della mamma. Una storia tutta da raccontare

In questo giorno particolare,l'approfondimento della dottoressa Ilaria Quattrociocche, laureata in Psicologia applicata, clinica e della salute presso l'università de L'Aquila e laureanda in scienze pedagogiche presso l'Unicas, è tutto incentrato sulla figura materna. 

«La storia della festa della mamma ha inizio nella seconda metà dell’Ottocento. L’evento che ha portato alla sua ideazione è stata la Guerra civile americana, combattuta tra il 1861 ed il 1865. Nel West Virginia Ann Reeves Jarvis, volendo aiutare le vittime della guerra, organizzò dei club di sole donne che aiutavano i più bisognosi. L’obiettivo era quello di contrastare la mortalità infantile, attraverso il miglioramento delle condizioni igienico sanitarie delle famiglie. Inoltre queste volontarie offrivano cure per le malattie più diffuse dell’epoca, e provvedevano all’istruzione basilare dei bambini.

L’origine della festa della mamma ha inizio proprio in questi club. Ma la sua inventrice non fu Ann Reeves Jarvis, ma sua figlia Anna. Anna non aveva figli, non era mai stata madre, eppure ha dato origine ad una delle ricorrenze più diffuse nel mondo che celebra il rapporto speciale che può esserci tra una mamma ed i suoi figli. In Italia l’origine della Festa della Mamma risale agli anni Cinquanta. Il sindaco di Bordighera, città famosa per i fiori, apprese della celebrazione dell’evento dalla Francia. E così per la prima volta nel 1956 anche in Italia è stata festeggiata la prima festa dedicata alla madre, per convenzione nella seconda domenica di maggio.

Ma chi è la mamma? Sembra una domanda banale, lo so bene. Eppure questo termine fa riferimento ad una variegata declinazione di significati e ci apre ad un mondo simbolico, oltre che reale, ricco di molteplici volti che fanno riferimento alla stessa figura. La mamma come essere biologico per tutti gli esseri umani, è colei che per natura, grazie alle sue capacità riproduttive, ci dà la vita. Questo è un dato incommensurabile ed inconfutabile: noi siamo qui ora perché una donna, un giorno, ha deciso di essere anche una Madre generatrice ed ha deciso di donarci il nostro primo respiro, la nostra possibilità di essere al mondo.

Uno speciale ambito psicologico, quello archetipico, che fa riferimento a Carl Gustav Jung, sostiene che si “attiva” nella donna il simbolismo della dea Demetra. La dea dell’Olimpo rappresenta l’istinto materno che si realizza con la gravidanza, una forza con una finalità generatrice. Una potenza inconscia prepotente che si fa spazio, ad un certo punto nella vita della donna, affinché venga soddisfatto il suo bisogno di essere nutrice. Per coloro che per scelta o per obbligo non sono madri biologiche, questa forza propulsiva di madre assume forme diverse, come bisogno di dare all’altro, di nutrire spiritualmente oltre che fisiologicamente e spesso trova espressione in professioni sociali come insegnamento, cura dei malati, attività di aiuto in senso generale.

La festa della mamma non è solo fiori, disegni e cioccolatini, non è solo celebrazione. Può essere anche rinnovo di un dolore, per chi madre non è potuta diventare, per chi ha dovuto prendere scelte obbligate e per chi non la possiede al proprio fianco. Ad ogni modo è bene specificare che generare, da un punto di vista meramente biologico, non è sufficiente, non è “soltanto” questo essere Madre. Mettere al mondo non basta. Il nostro Io, per nascere spiritualmente, per nascere nella società, per essere al mondo, ha bisogno anche di altre funzioni materne, che possono trovarsi altrove e che non coincidono necessariamente con la madre biologica.

C’è bisogno di una madre che nutra e si prenda cura di suo figlio, con istinto all’accudimento, ed è necessaria una relazione intima fondata su solide basi e caratterizzata da rapporto empatico. Anche Demetra, solo dopo aver partorito, si rende conto di avere un nuovo ruolo. E solo allora può decidere se realizzarlo, oppure no. L’immagine della madre e del figlio nell’arte occidentale è rappresentata dalla Madonna con il bambino, e fa riferimento ad una immagine interiore dal profondo significato, venerata e ricordata da tutte le religioni dei popoli della terra come simbolo del lato femminile dell’Umanità stessa. 

Maggio, inoltre, è il mese eletto dalla cristianità per le celebrazioni alla Madonna, mese in cui anche la Madre natura sembra voler dare i suoi riconoscimenti a questo ruolo fondante attraverso la fioritura delle rose, che con i loro petali di velluto, in modo concentrico, dopo aver generato, proteggono ed accudiscono il bocciolo che si sta schiudendo al loro interno.La funzione materna non conosce cure anonime in quanto queste non danno senso alla vita, per questo motivo può essere intesa come colei che sa rendere e far sentire ogni figlio unico e insostituibile.

Quindi, a prescindere da chi svolga nella nostra vita questo ruolo di tale portata, è questa figura di nostro riferimento che oggi noi tutti celebriamo. Celebriamo la nostra Demetra che dà ai figli e celebriamo la vita che ci è stata donata. All’inizio dipendiamo da lei, per la cura dei bisogni fisici. In un secondo momento ci possiamo rivolgere a lei per sostegno emotivo e comprensione. Ed infine possiamo guardare a lei per trovare saggezza spirituale nel momento in cui ci troviamo ad affrontare le difficoltà della vita.

Erri De Luca, in uno dei suoi libri più belli, così scrive : “In nome del padre: si inaugura il segno della croce. In nome della madre s’inaugura la vita.”(De Luca, 2006)».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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