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Il ministro Manfredi a Cassino con il rettore Betta e i dottori di ricerca Il ministro Manfredi a Cassino con il rettore Betta e i dottori di ricerca

Dal DL Rilancio investimenti record sugli atenei. Betta: «Mai accaduto prima, momento storico»

«Vedere che in una situazione così difficile c’è attenzione e spazio per gli atenei è un fatto nuovo. In passato si prendevano risorse, perché si riteneva che non avesse senso investire nell’università». E’ il commento a caldo del rettore dell’Unicas, Giovanni Betta, sui fondi destinati al sistema universitario e alla ricerca dal Ministro Gaetano Manfredi e contenuti nel ‘Decreto Rilancio” appena emanato dal governo e che investe circa un miliardo e 400 milioni di euro sul futuro dell’Italia.

Il pacchetto che Manfredi ha fatto inserire include "un programma di ricerca da 550 milioni in due anni, di altri 550 milioni utili per rafforzare il sistema universitario e della ricerca e di 300 milioni per il diritto allo studio degli studenti delle Università e dell’Alta Formazione Artistica e Musicale. Risorse mai investite prima in dosi così massicce, fondamentali per ridurre le tasse e aumentare le borse di studio per gli studenti, assegnare altri 4mila posti da ricercatore per università ed enti pubblici di ricerca oltre ai 1600 già deliberati, investire su un grande programma di ricerca nazionale, che rappresenta una straordinaria occasione per i nostri talenti, in Italia e all’estero".

Rettore Betta, cosa significa, a livello nazionale e locale?

«Significa, a tutti i livelli, investire sui giovani, sulla ricerca, incrementare l’FFO. Ed è testimonianza non solo della competenza e della stima di cui gode il ministro Manfredi all’interno del governo, ma anche delle risposte che ha saputo dare l’università tutta in questo periodo. Abbiamo lanciato un ottimo segnale, riuscendo a mantenere, in un periodo così difficile e complesso, sia i servizi che le attività».

Un momento da definire storico, dunque?

«Senza alcun dubbio, visto che i ministri del passato parlavano sempre in modo negativo dell’università italiana. In pratica, remavano sempre contro. Ora, finalmente l’inversione di tendenza che è anche frutto di quanto realizzato in Conferenza dei Rettori, ma anche da singoli docenti, studenti, dal coordinamento delle governance. Un gran bel gioco di squadra».

A Cassino l’ateneo ha detto addio a 50 docenti, ne ha recuperati con due piani straordinari 18 tra i giovani ricercatori, ora cosa potremo fare?

«Nel piano straordinario del 2019 sono previsti altri 10 ricercatori che sono comunque a carico ministeriale e quindi siamo rientrati a regime, ma risparmiando 3/4 milioni di euro. Una volta a regime, ogni ateneo ha persone che vanno in pensione e giovani che entrano, noi adesso non abbiamo più il 'tappo'. Abbiamo risposto bene a questa emergenza coronavirus e dalle tante cose sperimentate potremo trarre benefici futuri».

Il futuro, appunto. Come lo intravede?

«Proprio questa mattina, in collegamento con oltre 70 colleghi riuniti con me nella Commissione sulla didattica, abbiamo discusso su come affrontare la fase 2 e la fase 3. A livello nazionale dobbiamo trovare modalità comuni, di sistema anche per rendere più agevole il sistema unificato di accesso da parte degli stranieri, così come  sull’orientamento. Sono tante le variabili in gioco. A luglio è prevista qualche ‘apertura’ per lavorare in presenza agli esami, ma i grossi ragionamenti sono a settembre. Se, infatti, dovremo mantenere il distanziamento sociale così come sembra, allora dovremo far quadrare tutto, magari alternando qualcosa da remoto e altri corsi in presenza. I cambiamenti, però, non ci spaventano».  

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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