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La Trincea, il diario dall'11 al 16 maggio. C'è un confine da presidiare, nonostante i "bottegai"

LUNEDI' 11 MAGGIO

Non temono ritorsioni. Lo giurano i tredici segretari dem che hanno sottoscritto la nota a difesa dell’ambiente del sud della provincia: no ad ampliare al discarica e si cerchi un  sito alternativo. Pare ovvio no? Mica è rivoluzionario o da terroristi fare richieste simili?
La nota ha, poi, difeso l’unica progettualità di cui da anni si discute. Infatti ribadisce il si alla stazione in linea Tav nel cassinate, per cui si era insediato un tavolo di lavoro che coinvolgeva Rfi. Cosa c’è di disdicevole anche in questa proposta? Vogliamo dire che aver previsto la stazione al nord della provincia di punto in bianco, debba comportare che chi se ne era occupato da anni deve rassegnarsi e stare zitto, specie se in tasca ha la tessera Pd?
Terzo argomento dei 13 circoli dem: la necessità non rinviabile di studiare misure specifiche per il rilancio del territorio del Lazio meridionale. Cosa questa che prende atto delle esigenze e degli interessi specifici di questa parte di Regione che non ha niente da spartire con altre aree concorrenti e che è omogenea economicamente con una parte della Valcomino (Atina) e sicuramente con il Golfo. Mof e portualità sono integrabili con la logistica dell’entroterra senza conflitti d’interessi. Anzi. Creerebbero un polo concorrente tra le due metropoli. Cosa ne pensano di queste posizioni legittime Zingaretti, Buschini, De Angelis e Pompeo? Più importante è prendere atto che c’è qualcuno che finalmente  prende coscienza e mostra coraggio. Mentre Cassino, al solito, manca all’appello. 

 

MARTEDI' 12 MAGGIO

La Consulta dei Sindaci del Cassinate sulla stazione Tav (sottratta al territorio e prevista al nord della provincia) si farà venerdì: la convocazione è arrivata oggi dal sindaco Salera che però, al primo punto, ha messo l’aumento delle tariffe di irrigazione stabilito dal Consorzio di Bonfica. Argomento quest’ultimo di indiscutibile importanza (specie per agricoltori e aziende già allo stremo): ma davvero il tema che dovrebbe segnare lo scatto d’orgoglio del territorio sottomesso ai vertici dem provinciali e regionali (l’alta velocità appunto) è meno importante? Oppure sarebbe stato eccessivamente rumoroso convocare la Consulta proprio con la Tav in apertura? Domande che porremo direttamente a Salera nella ormai tradizionale intervista del venerdì mattina. Visto che da Pd Cassino sull’argomento il silenzio è tombale e si lasciano i circoli del circondario a combattere da soli contro gli arcigni detentori di poltrone. Ma è chiaro che la presa dei posizione dei 13 segretari di sezione contro gli “schiaffi politici” ricevuti dal Sud Lazio su rifiuti, Tav e fondi alle aree industriali è stato un colpo forte che “rischia” di incrinare il sistema di potere fatto di politica, informazione addomesticata e lobbysmi di vario genere. Dopo il documento - pubblicato integralmente venerdì - è illuminante anche la presa di posizione dell’associazione LiberaMente che pubblichiamo oggi e che invita i Comuni ad approvare uno stesso testo di ordine del giorno per chiedere alla Regione la stazione Tav nel Cassinate. Una linea di demarcazione in cui tutti i noti esponenti locali sarebbero obbligati ad alzare la mano ed a dire da che parte stanno. Da Salera in giù.  

MERCOLEDI' 13 MAGGIO

La crisi precipita e Fca, dopo aver annunciato appena ieri 3 giorni di ripresa produttiva per Stelvio e Giulia, oggi ha spiegato che il crollo del mercato per l’emergenza pandemia è tale che, almeno per ora, è inevitabile ricorrere ancora alla cassa integrazione, da domani 14 maggio, per tutti i tecnici e impiegati del sito di Piedimonte. E’ una situazione drammatica per l’area industriale del Cassinate che di automotive vive e non di altro. Per questo assumono toni insopportabili quanti vorrebbero silenziare, utilizzando anche squallide campagne informative, la protesta che nasce dai 13 circoli Pd del Cassinate contro lo spostamento al nord della provincia della stazione Tav. Il sindaco di Aquino Mazzaroppi spiega a chiare lettere come stanno le cose, descrivendo l’inconciliabilità tra le decisioni della nomenklatura dem provinciale e regionale e gli interessi legittimi di sviluppo del Lazio meridionale. Non dimentica giustamente le dannose soppressioni centralizzatrici del Cosilam e del Consorzio di Bonifica. Il sindaco di Cassino, Enzo Salera, spiega che, comunque, lui un tavolo sulla Tav «che guardi al Cassinate» intende lasciarlo aperto. Ma il tempo corre veloce. L’alta velocità non è una soluzione a breve ma almeno è una speranza a medio termine che, al di là di Fca, possano crescere trasporto di viaggiatori, turismo e intermodalità nord-sud, la trasversalità (auto, crociere, cantieristica, Mof) entroterra-Golfo: moltiplicando posti di lavoro e prospettive per le famiglie. Strategie che hanno un senso qui, all’ombra dell’Abbazia, un centr’Italia che si sente già sprofondato in un Sud scalcinato ma senza rassegnazione. parafrasando Kundera: la vita non è altrove.

 

GIOVEDI' 14 MAGGIO

Ormai c’è da limitare i danni e da non fare ulteriori favori all’establishment provinciale e regionale del Pd, che già di risate se ne è fatte fin troppe. L’operazione Tav a Ferentino vista dal punto di vista dei decisori è un gran successo. Nessuno lo discute. Ma l’angolazione d’analisi del Cassinate è un’altra. Dietro al fumo sollevato dalle quinte colonne del Sud Lazio, con videoforum e tentativi di distrazione di “massa”, senza arrossire neanche. Mazzaroppi li definisce “bottegai” e probabilmente il termine è veramente appropriato. Partiamo dalla Consulta dei sindaci prevista per venerdì a Cassino. Bisogna evitare che finisca col sollazzare ulteriormente De Angelis, Buschini e compagnia, che hanno interessi legittimi - ma confliggenti coi nostri - sui loro territori. Per primo va chiarito che Cassino ed il cassinate hanno necessità di attivare una propria governance di area vasta, cosa che sottende l’impossibilità di riconoscersi nella delimitazione provinciale. Bisognerebbe chiedere alla Regione Lazio una riorganizzazione che, superando le province, istituisca le Unioni territoriali ottimali, all’interno delle quali il Cassinate riacquisterebbe la propria identità e autonomia di governance (il Sorano altrettanto). Cosa grossa si dirà. Ma è un chiarimento indispensabile. Se si accetta la provincia così com’è, si prosegue nel gioco alla sottomissione ed alla cancellazione delle differenze culturali, sociali, tradizionali ed economiche. Ci sono pochi punti sui quali i sindaci dovrebbero convergere senza spaccarsi: 1) Stazione Tav a Roccasecca; 2) Stop alla discarica di Cerreto (si trovi un sito alternativo); 3) Stop alla soppressione di Cosilam e Consorzio di bonifica, enti che presidiano il territorio. Se questo è il confine da difendere i “benaltristi” li riconosceremo subito.    

 

VENERDI' 15 MAGGIO

Dopo aver ammesso che il controllo delle opposizioni è necessario - a proposito del caso delle mascherine fantasma con esborso di 14 milioni dei contribuenti - ieri il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti non s’è lasciata sfuggire l’occasione per evitare qualsiasi tipo di autocritica, ma per denunciare «campagne diffamatorie che hanno seminato inaccettabili veleni, non parlo ovviamente dei consiglieri regionali». Ce l’ha quindi con giornali e giornalisti (di sicuro non con  giornaloni e giornalistoni ma semplicemente con quelli che provano a lasciare il cervello in movimento, considerando che a loro toccherebbe controllare per conto dell’opinione pubblica che viene pagato dall’Erario per gestire le istituzioni). Come se le procedure e l’individuazione delle ditte a cui rivolgersi per l’affidamento diretto fossero esempi di governo ottimo e specchiato. Basta guardarsi la videoteca delle Iene per farsi un’idea. Del resto, sempre Zingaretti - parlando della salute del governo Conte - ricorda che «il Pd sta consolidando il suo ruolo: il partito delle istituzioni, il pilastro sul quale si regge il Governo». Infatti il potere per alcuni si stringe forte, non si molla. Anzi, guai!
Eppure una volta la sinistra - finita spesso e soprattutto all’opposizione - pensava di cambiare e migliorare, guardando tutto dal punto di vista degli ultimi. Non con la prospettiva schiacciata: dall’alto della poltrona in basso. Il fatto è che per la Regione Lazio come per il Governo bisognerebbe restare ancorati ai fatti relativi a ritardi, caos, approssimazione, scelte da rendere intelligibili. In attesa che la magistratura ci dica (speriamo no) se c’è pure dell’altro.

 

SABATO 16 MAGGIO

Il rischio più grande corso dai sindaci del Cassinate era la spaccatura. Ma a tutto c’è un limite, anche alla narrazione che va bene comunque la Tav, anche se posizionata al nord della provincia. Una favola difficile da raccontare ad un territorio che affronta una crisi senza precedenti dell’automotive e che all’alta velocità ha legato molte attese, oltretutto da lungo tempo. Per questo già l’aver ribadito che la stazione va fatta nel Cassinate è un primo risultato accettabile.
La Consulta è servita anche a sollevare per la prima volta in maniera evidente il problema Cosilam, consorzio consegnato praticamente ai vertici provinciali dem a mo’ di gentile cadeaux. Perché la nomina di un esponente - degnissimo e di assoluta specchiatezza - come l’attuale presidente è stato però un evidente regalo politico alla linea De Angelis, tesa a valorizzare al massimo l’Asi di Frosinone e il nuovo consorzio unico regionale; ed a sopprimere e spegnere per sempre il centro decisionale cassinate per le politiche economiche relative ad Fca ed al territorio. Un’operazione di enorme gravità per il Cassinate che stava passando come se fosse nella logica delle cose. Inevitabile proprio come lo smantellamento degli ospedali. Ma così non è e la vicenda Tav ha dimostrato proprio cosa succede quando si cede sovranità e autonomia ad altri centri decisionali e ad altri territori. Quando mai il presidente di un ente che ha un tavolo aperto su un progetto importante di sviluppo e se lo vede soffiare via sotto il naso, non batte ciglio? Eppure questo è avvenuto e ieri anche di questa circostanza si è iniziato a chiedere conto. Possibile che la sottomissione è giunta a questi livelli.  Ma la rotta si può ancora invertire. Alla faccia di molti. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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