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Umberto Calcagno (foto Twitter Assocalciatori) Umberto Calcagno (foto Twitter Assocalciatori)

AIC, Calcagno a “L’inchiesta”: «Quarantena nodo cruciale, si pensi a tutto l’indotto calcio»

Giorni decisivi per la ripartenza del calcio italiano, chiamato a sciogliere il nodo dei protocolli sanitari da adottare. L’Associazione Italiana Calciatori presieduta da Damiano Tommasi è certamente uno degli interlocutori più impegnati sul campo. Ad indicare la rotta in un’intervista esclusiva rilasciata alla nostra testata il vicepresidente, Umberto Calcagno. «Tutti noi, di concerto con i club, Figc, Governo ed esperti, stiamo facendo il possibile per rendere concreta una ripartenza. I conti, però, bisogna farli con il virus. E la domanda di fondo che dovrebbe dominare i nostri pensieri è una: il nostro mondo potrà convivere o meno con il Covid-19? Ecco, questo è l’interrogativo principale che direziona ogni tipo di scelta. Il tempo –ha dichiarato Calcagno- gioca un ruolo fondamentale ed è strettamente legato anche al discorso della ripresa del campionato. Si parla spesso, giustamente, di curva epidemiologica. Ed è alla stessa che bisogna attenersi. Noi dobbiamo essere responsabili. Proprio in virtù di ciò, in chiave futura la strada della convivenza con il coronavirus sembra obbligatoria. Almeno fin quando non arriverà un vaccino. E qui i tempi non si prospettano così brevi. Di conseguenza, abbiamo il dovere di predisporre misure e norme di comportamento adeguate. Come, ad esempio, la gestione dei contagi». Proprio sul nodo quarantena ha affermato: «Non ne farei tanto una tesi sostenuta dalla categoria che rappresento. È un discorso oggettivo. In Serie A abbiamo 500 calciatori. Migliaia di persone che complessivamente lavorano attorno al movimento. Non è ipotizzabile che in due mesi non escano casi di positività. In virtù di questo non si può pensare di isolare l’intero gruppo squadra. È inimmaginabile uno scenario del genere. E non credo che si debba essere esperti per comprendere che se rimanesse tutto invariato, si tratterebbe di una falsa ripartenza. Il rischio di fermarsi di nuovo sarebbe altissimo». Sui ritiri blindati: «Pensare di poter tenere chiuso perennemente il gruppo squadra dopo questi due mesi di lockdown è inimmaginabile. Anzi, dirò di più. Oggi come oggi non avrebbe senso neanche il ritiro di due settimane in assenza di una data certa di ripresa delle partite. Il problema vero è la gestione della quarantena. Senza dimenticare le difficoltà da parte dei club nel reperire strutture ricettive». Sul modello sanitario tedesco: «Personalmente vi dico che non ho molto piacere nell’affidarmi a modelli. Ognuno ha la propria situazione e deve rapportarsi con il contesto in cui opera. Ora la nostra priorità è quella di risolvere il problema della quarantena. Ispirarsi agli altri diventerebbe anche antipatico e inopportuno». Poi sarà fondamentale «sviluppare con attenzione anche i protocolli successivi. Per intenderci, la fase di completamento degli allenamenti propedeutici all’inizio dei campionati, l’organizzazione delle trasferte e tanti altri aspetti. La necessità di avere un quadro chiaro e completo è fortissima». Senza dimenticarsi «dell’indotto interno al nostro sistema di cui si parla pochissimo. In caso di mancata ripresa della A ne risentirebbero a cascata anche le categorie sottostanti. Quindi Serie B e C, per non parlare poi dei dilettanti e dei settori giovanili. E’ chiaro che ciò non significa voler far partire tutti. Sarebbe utopistico pensarlo e sostenerlo. Però bisogna spingere per trovare una soluzione, salvando il movimento». 13 giugno per la A e 20 giugno per la Serie B, due ipotesi al momento: «Non sono innamorato delle date ma è chiaro che questa sarà la settimana decisiva».

Roberto De Luca

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Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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