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Cassino, al via la missione 'Scuola no-Covid'. Il primo incontro

Un primo incontro informale, ma utilissimo e su argomenti sostanziali. Per puntare ad una ‘scuola no-Covid’, ieri mattina a Cassino l’assessore alla pubblica istruzione Maria Concetta Tamburrini ha organizzato e coordinato un incontro tra i dirigenti scolastici (o loro delegati) ed il presidente dell’ordine dei Chimici di Lazio, Umbria, Abruzzo e Molise. Nella Sala Restagno, a debita distanza l’uno dall’altro, si sono confrontati i vertici degli istituti comprensivi ma anche degli istituti superiori del territorio. L’argomento, attualissimo, ovviamente esula dai confini cassinati per riguardare famiglie, studenti, docenti, personale Ata di ogni comune.

Perché, manco a dirlo, c’è ancora troppa confusione sulle norme di sicurezza e sulle decisioni da prendere in previsione di una scadenza a brevissimo termine come gli esami di maturità in presenza. E, più dilazionata nel tempo ma ancora più onerosa, la riapertura delle scuole a settembre. E’ proprio quest’ultimo appuntamento a togliere il sonno agli addetti ai lavori, in particolar modo perché ci sono i problemi legati al trasporto, al distanziamento sociale, ma anche agli inevitabili investimenti da mettere in campo per garantire un ambiente quanto più possibile salubre e immune da contagio. Quanto più possibile, tuttavia, non significa ‘senza rischio’.

Il dottor Fabrizio Martinelli, unico relatore dell’incontro, lo ha chiarito a più riprese nella Sala Restagno, portando esempi concreti: «Il rischio zero non esiste, quindi dobbiamo mettere in campo, un passo per volta, tutte le misure in grado di abbassarlo. Plesso per plesso, aula per aula. Situazione per situazione. Non esiste (ed è un bene) un decalogo che possa essere utilizzato da ogni scuola perché gli interventi vanno pianificati e personalizzati». Resta chiaro che a valere per chiunque, invece, sia la premessa: nessun alunno, grande o piccolo che sia, deve arrivare con la febbre a scuola (a lezione o all’esame, è indifferente) altrimenti si rischierebbe di bloccare una intera scuola e mandare in quarantena una comunità. Il primo quesito a cui si dovrebbe, di conseguenza, rispondere, è: cosa hai fatto per evitarlo?

Non sono mancate le domande rivolte all’esperto e i dubbi sollevati dai dirigenti, che sono consapevoli delle difficoltà cui andranno incontro già nei prossimi giorni. Di base - come ha spiegato Martinelli - c’è da applicare la regola base della sanità: separare i percorsi ‘sporco-pulito’ per evitare contaminazioni di sorta. E prevedere un pre-triage degli alunni all’ingresso. Così come vanno stabiliti i criteri dell’accoglienza». Per fare alcuni esempi pratici e utili a tutti, per accedere all’esame di maturità (un esaminando e non più di un parente o un amico a testa, i sei membri della commissione ed il presidente) bisognerà prevedere, dove gli spazi lo permettono, un corridoio dedicato all’ingresso ed uno all’uscita, una sedia da igienizzare ad ogni cambio di studente ed una pulizia e areazione accurata di tutti gli spazi. Va da sé che ogni scuola presenta delle particolarità e che, come è stato sottolineato, sono gli istituti privati ad avere le condizioni più favorevoli perché dotate di meno alunni, spazi più ampi e meno affollati. Oltre al fatto che, in presenza di una retta da pagare, possono permettersi di affrontare spese per assunzioni di ulteriore personale o per lavori che permettano di distanziare i ragazzi.  

Ma tutto questo, ci si è chiesto, fino a quando durerà? «L’emergenza rientrerà quando avremo un farmaco curativo e quando il virus sarà declassato ad influenza. Fino a quel momento saremo dentro il problema e dovremo prevedere ingressi scaglionati, indumenti (come i grembiuli o le divise) che non vengono indossati da casa, ma lasciati a scuola e lavati periodicamente. Facendo in modo che la responsabilità personale e collettiva prevalga su tutto». Sgombrato il campo da equivoci anche sul fronte ‘mascherine’. «Sono necessarie quando non si può rispettare il distanziamento fisico e dove si crea una concentrazione infettiva, quindi in spazi chiusi e angusti, mal areati. Diversamente, sono del tutto inutili».

Per ulteriore chiarezza, sono state elencate le diverse modalità di igienizzazione delle superfici (sconsigliati acqua ossigenata e alcool puro) e dell’aria. E’ in quest’ultimo caso il problema vero: «Appena sanificato un ambiente, si può vanificare l’intervento se entra una persona infetta. E l’ozono - chiariamolo - non mantiene il suo effetto per giorni. Il generatore di ozono sanifica a dovere e va bene per le aule e i laboratori, ma andrebbe utilizzato dopo ogni attività. Inimmaginabile in un plesso grande e articolato». Insomma, un primo incontro (ne sono previsti altri per pianificare interventi ben coordinati e finalizzati ad avere risultati ottimali) che è servito per mettere sul tavolo i problemi e analizzarli singolarmente. Lo stesso metodo che si dovrà utilizzare per arrivare ad una soluzione.  

«Sono convinta che sia un primo passo utile - ha sottolineato l’assessore Tamburrini - perché occorrerà aggiornare il documento di valutazione del rischio in ogni istituto scolastico e l’unica strada percorribile, come abbiamo appreso oggi - è applicare procedure che non sono tipiche delle scuole, ma degli ospedali sì». 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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