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La dottoressa Ilaria Quattrociocche La dottoressa Ilaria Quattrociocche

Immuni. Controllo e difesa a confronto

​Nel​ 1984​ la​ Terra​ è divisa in tre grandi potenze​ totalitarie:​ Oceania,​ Eurasia​ ed​ Estasia, impegnate in una perenne guerra tra loro, il cui scopo principale è mantenere il controllo totale sulla società. La società è governata da un onnipotente​ partito unico con a capo il​ Grande Fratello​ (dall’inglese​ "Big Brother"), un personaggio che nessuno ha mai visto di persona (ma che appare in manifesti affissi dappertutto) e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini.

Tutta la popolazione è tenuta sotto controllo grazie al Grande Fratello, una diabolica invenzione che guarda e sente continuamente ogni persona grazie a telecamere e microfoni.

Lo Stato, il potere assolutistico impersonato dal Grande Fratello, ha invaso ogni campo esistenziale degli uomini condizionando in primo luogo la società e i contatti tra le persone, considerati motivo di sospetto perché possibili focolai di movimenti di rivolta. Il Grande Fratello invade l’individuo nelle situazioni oggi considerate più personali e private. George Orwell, nel suo romanzo “1984” pubblicato nel 1949, esaspera il peggior male del secolo, la dittatura, estendendola anche alla mente.
Utopia? Il libro ha poco a che fare con l’utopia. Non parla di un non-luogo (ou-topos) né di un buon luogo (eu-topos) ma di una situazione storica, quella dei regimi dittatoriali.

Maggio 2020. Non viviamo in situazione di dittatura (quella propriamente detta) eppure ciascuno di noi è dotato di un grande fratello tascabile che punta la sua fotocamera in ogni angolo del nostro corpo, della nostra casa, della nostra intimità. E il tutto è poi spedito in orbite di universi immensi, la rete virtuale, caratterizzando talvolta anche scenari di vita alternativi in mondi paralleli, dando forma alle più disparate tipologie di controllo. Ed in questo ginepraio di contenuti virtuali,​ il Governo italiano ha scelto l’app Immuni per la gestione del contact tracing dei soggetti risultati positivi al virus nella fase 2 dell’emergenza coronavirus.

L’app Immuni serve, su cellulari iPhone e Android, per sapere se si è stati a contatto con un soggetto poi risultato positivo al coronavirus. L’app ci avvisa in tal senso con una notifica e poi, con la collaborazione dell’utente, permette all’autorità sanitaria di monitorare questo possibile contagio. Una nuova app di controllo per il nostro “big brother” tascabile.

L’app Immuni al primo accesso chiederà all’utente di inserire la propria provincia, dato che poi potrebbe condividere con gli operatori sanitari una volta rilevatosi positivo. Il dato, inviato ad un server, potrà servire agli operatori sanitari per costruire mappe dei contagi e predisporre in modo più concertato le misure di testing e trattamento (ad esempio potenziamento delle terapie intensive nei luoghi dove c’è un boom di notifiche).

Ma cosa significa questo in termini psicologici? Come può essere interpretato un meccanismo di controllo​ di questo genere? Si potrebbe dire che siamo dinanzi ad uno strumento che potrebbe limitare ancora di più la nostra privacy ​ perché, attraverso la funzione di geolocalizzazione, è pensato per ​ inviare notifiche di allerta in caso di prossimità o rischio di persone affette da Covid-19. E dunque uno strumento pensato per aiutare i cittadini a gestire l’ansia da contagio e utile agli operatori in campo per organizzarsi al meglio in caso di rilevazione di focolai.

Ma sembra anche configurarsi come un sistema di allerta vero e proprio che si somma a quello che già molti di noi hanno, in maniera più o meno funzionale, ​ attivato con finalità adattive e protettive.

Tutte queste vicende del coronavirus, dalla patologia alle restrizioni economiche e sociali,​ possono aver evidenziato in molti di noi sentimenti di paura, come risposta emotiva ad una minaccia imminente oppure possono aver attivato vissuti di ansia, che si configurano come anticipazioni di minacce future. Entrambe le modalità possono predisporre ad uno stato di iperviglianza e si può ipotizzare che una app di allarme possa aumentare questi vissuti, con incremento della paura del contagio ed attivazione di comportamenti disfunzionali, come evitare di uscire di casa o incontrare affetti.

Per molti altri si possono immaginare catene alla libertà di movimento, originando sentimenti di libertà negata, in virtù di una privacy che tanto tutelata forse non sarà se si comunica ad un server che io stasera ho percorso l’intera Autostrada del Sole per prendere un aperitivo sui Navigli dove ho incrociato un portatore di Covid-19!

Ma nel fare le nostre personali considerazioni è opportuno sapere che il download sarà su base volontaria, disponibile a tutti, probabilmente già in questi giorni.​

E la motivazione di fare un’app di questo tipo (sviluppata in partnership con​ Centro Medico Sant’Agostino)​ poggia su considerazioni ufficiali, come: capacità di​ contribuire tempestivamente all’azione di contrasto​ del virus; conformità al modello europeo​ e garanzie per il​ rispetto della privacy (fonte www.agendadigitale.eu).

Quindi, anche se le modalità possono apparire lesive di diritti fondamentali, come la libertà di movimento, è bene tenere a mente le buone intenzioni del programma di prevenzione e tutela dal virus e che la comunicazione dei dati elaborati da questa app, di fatto, forse tanto non si discosta dalla mole di dati che quotidianamente viene inviata in rete, generando tracciabilità anche maggiormente manifeste. Inoltre il nostro stato di ansia e preoccupazione può essere riletto ed interpretato con note più dolci se si considera che (si legge nel documento di Dp-3T) l’app​ dovrebbe dare la possibilità (volontaria) all’utente di condividere i dati in memoria del cellulare con epidemiologi e gruppi di ricerca, così da ricostruire il grafico delle interazioni tra i contagiati e gli utenti a rischio. Ovviamente i dati sarebbero usati in forma anonima e aggregata. Possiamo dunque, con cautela e seguendo i consigli degli operatori sanitari, tornare a riassaporare la nostra libertà di movimento e ricominciare a vivere con la maggiore serenità possibile.

Ilaria Quattrociocche 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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