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Unicas, evento sul futuro post-Covid e premiazione del progetto Toolbox

Da utilizzare in un’azienda o dalla comunità di cittadini, Toolbox è un bracciale che mantiene il distanziamento misurando e allarmando chi lo indossa. Non solo: il dispositivo  monitora anche i parametri fondamentali per la prevenzione del Covid-19: la saturazione dell’ossigeno nel sangue e la temperatura corporea. Il progetto, presentato dal team guidato da Simona Abballe, di ingegneria gestionale, nel corso della call organizzata da Unicas, ha vinto il primo premio del concorso bandito dal Career Day 2020 tra studenti e laureati dell’Università di Cassino e del Lazio meridionale.

Una iniziativa fortemente voluta dal rettore Giovanni Betta e promossa ed organizzata dai professori Francesco Ferrante e Alessandro Silvestri. A decretare la vittoria del braccialetto anti-Covid è stata una commissione formata, oltre che dal responsabole dell’ Ufficio Job placement e trasferimento tecnologico e dal presidente dell’associazione Alumni-Alaclam, anche dai professori Cristina Cortis, Francescantonio Della Rosa, Susanna Pasticci, che hanno selezionato la migliore idea tra ra una rosa di dieci proposte che aveva superato la prima selezione. «Un progetto universitario non fine a se stesso - ha spiegato la team leader - ma utilizzabile da tutti e che ha valutato la concorrenza sul mercato. Nessun competitor sembra rispondere alle caratteristiche di  economicità, ecosostenibilità e multifunzionalità. Toolbox, la soluzione a portata di polso anche per i meno hi-tech».

«L’innovazione tecnologica rapidissima serve anche a plasmare le nostre iniziative ai nuovi scenari» ha commentato al termine il rettore Betta, sottolineando come sia importante promuovere questo tipo di iniziative per spingere i giovani verso le trasformazioni più necessarie e stringenti. I ragazzi, tutti preparati e senza dubbio motivati nel loro differente campo di interesse, si sono confrontati a colpi di ‘pitch’. Molti gli spunti interessanti nel corso delle presentazioni, che hanno spaziato dai dispositivi di igienizzazione, agli indicatori di postazione o all’app di working tourism. Un contapersone con riconoscimento facciale, la raccolta intelligente di rifiuti pericolosi come guanti e mascherine attraverso un cestino di rifiuti ‘alternativo’. E ancora ‘la cartella clinica in un click’.

Davvero un panorama molto variegato di proposte, tutti attinenti ovviamente all’emergenza coronavirus e che siamo certi non resteranno solo un’idea. Alcune proposte, infatti, hanno possibilità di trasformarsi in progetti veri e propri. Realizzabili.  Ecco l’elenco completo: Paolo de Ciccio (Secure Market), Michele Mastroianni (Clean jet), Lucia Saulle (ClinicApp Help Mobile), Daniele Candelaresi (Wast-e), Giovanni Valente (Snakeglove), Eugenio Struzziero (CounteRow), Dinaesh Kuma Sengodan (Digital Virus), Vitaliya Edaru (Woeking Tourist) e Romina Quaglieri (Palloncino). 

Non solo un premio, ma anche l’occasione per dibattere il tema del post emergenza attraverso il punto di osservazione di tre manager di livello. Luigi Campitelli, direttore dell'Innovaton Hub di Lazioinnova, ha spiegato come sia importante capire che ci «sentiamo tutti a metà del guado, sappiamo di dover cambiare e alcune cose abbiamo iniziato a comprenderle, altre ancora no. Un’iniziativa come questa di Unicas, va proprio nella direzione giusta: presentare delle idee, contestualizzarle e far acquisire maggior consapevolezza su quelli che sono i nostri bisogni, su come possiamo organizzare meglio i servizi. Valorizzando al contempo il territorio, perché questa emergenza ci porta a dire che dobbiamo lavorare di più sulla dimensione locale senza perdere di vista quella globale».

All’evento hanno preso parte attiva anche Giuliano Caldo,  General   Manager   per   l’Italia   del   gruppo Easypark   e Valerio Zoino,  General   Manager   BS   Holding   Spa. «Non torneremo più indietro, molto è cambiato e per sempre - ha spiegato il general manager Caldo - la mobilità cambierà tantissimo, come lo smart working che ormai è lanciato e non tornerà indietro. I trasporti pubblici non torneranno più al 100% rispetto al pre-covid, ma intorno al 70-80%. Su mezzi condivisi solo tratte ad alta capacità, ma nelle zone periferiche non avrà più senso, ci sarà bisogno non di autobus ma di un servizio on demand, che adesso è costoso ma tra qualche anno sarà alla portata di tutti. Sperimenterremo che non ci si recherà più fisicamente ovunque, così come non si dovrà vivere necessariamente vicino al posto di lavoro.

Le case quindi costano meno, sono più periferiche e danno una migliore qualità della vita. Vicino al mare, magari. In pratica, si potrà vivere dove si vuole». Il general manager Zoino ha parlato di una «esigenza di ‘maturità’ sui posti di lavoro, dello smart working intelligente, quello in cui conta la qualità e non la quantità. «Quando c’è una crisi del genere - ha spiegato - ci sono degli acceleratori in tutte le situazioni, ma non si è tutti pronti ad affrontarli. Il settore automotive? E’ in una crisi che presenta dei numeri pazzeschi. Andiamo verso un mondo diverso e dobbiamo guardare nuovi modelli di business anche per le auto. Non si venderanno più le macchine come in passato e al momento il mercato non è ripartito, si sta producendo per il magazzino. Stiamo facendo vetture che si spera si venderanno, ma tranne l’altissima gamma, il resto è fermo ovunque in Europa». A quanto pare, però, non proprio tutto è fermo. «I veicoli commerciali, invece, vanno alla grande per la forte richiesta di furgonati dovuta alle maggiori vendite online. L’agricoltura allo stesso tempo sta chiedendo di più dei livelli pre-crisi. In pratica, occorre immaginare e investire nel nuovo mercato perch* l’adattamento alla situazione non funziona; siamo in un momento in cui dobbiamo ‘plasmare’ un nuovo ambiente perché tutto è cambiato in modo estremo». I ragazzi che hanno preso parte al contest hanno dimostrato che con l’emergenza dovremo convivere ancora a lungo e hanno progettato idee che vanno proprio in quella direzione. Ed infatti - è stata una delle conclusioni - non solo il futuro è delle start up, ma va da sé che quando il mondo è nuovo, si va avanti con il fiuto imprenditoriale e poco altro. Non con i nuneri.

«Con questi ragazzi dobbiamo avere un approccio ‘all’americana’ e non europeo, dando un’occasione a tutti coloro che vogliono mettersi in gioco» ha concluso Zoino sottolineando che in questo momento non serve una campagna di sconti, non è la risposta adatta: serve cambiare la logica, andare a ‘pescare’ nelle nuove direttrici il modo per avere successo. Campitelli ha aggiunto che come Paese abbiamo l’esigenza di guidare dei processi di crescita. Alcune società asiatiche reiscono a guardare meglio l’insieme più di noi, che abbiamo progetti decisionali troppo complessi che non sempre aiutano ad uscire dalle situazioni di difficoltà.

«Riflessioni che hanno stimolato un ampio dibattito stimolante per confrontarci su quale sarà l’impresa del futuro in un mondo che cambia velocemente e con discontinuità imprevedibili, che  ci obbligano a plasmare le nostre iniziative ma non in modo passivo» ha concluso il rettore Betta al termine del confronto.   

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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