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Usi obbedir tacendo e tacendo morir

Rovistando tra vecchie foto e cianfrusaglie mi è venuta in mano una foto ingiallita che ritrae mia Nonna accanto ad un caraniniere, lontano nipote caduto sul Podgora nel corso della prima guerra mondiale. Mi tornava alla mente il suo commento rispetto ad avere un parente carabiniere: «I garbigneri so gattivi ma come facessimo si ‘n ce fossero chissi». La frase nella sua sincerità contadina  riassume l’assoluta necessità della presenza dei Carabinieri. Li trovi a Messina in aiuto ai terremotati, in Libia nella campagna del 1911, nel 1915 per il terremoto di Sora-Avezzano e subito dopo mobilitati per la guerra in cui si coprirono di gloria, nel 1926 ancora in Libia, nel 1935 in Etiopia e poi nel 1940 la grande mattanza. Sì sempre i Carabinieri che con grande coraggio su indicazione di Craxi impediscono ai marines americani di sottrarre alla giustizia italiana un terrorista. Poi il Kossovo, la Slovenia, la Somalia, l’Iraq, l’Afganistan. La legge e il suo rispetto, essere soldati, l’onore, l’ubbidienza, la fede sono i principi su cui l’Arma basa il suo prestigio e il suo carisma, ma i Carabinieri sono cittadini accanto ad altri cittadini con cui vivono, soprattutto nei piccoli paesi, e intervengono in tutte le occasioni a fare opera di supplenza a funzioni deficienti. Quale esempio più lampante nel periodo del Coronavirus, caserme dove i congiunti  chiedevano notizie di parenti scomparsi nei meandri sanitari, recapito a domicilio della pensione agli anziani, portare il cibo a quanti non potevano uscire di casa o i medicinali salvavita. Recenti studi hanno portato nuova linfa al carabiniere  chiarendo le difficoltà che incontrarono durante la Resistenza da singoli che  si orientarono  in modo      corretto seguendo il regolamento     e l’onore dell’Arma. Sono trascorsi 75 anni da quando nell’Italia dilaniata dalla guerra civile i carabinieri come altre migliaia di italiani rifiutarono l’adesione alla Repubblica di Mussolini, restando fedeli al giuramento al re. Giocarono un ruolo eroico nella resistenza come Salvo d’Acquisto e Alberto La Rocca. La loro scelta di campo li obbligò a superare scelte di pregiudiziali politiche, rispondendo solo ai valori rappresentati dalla loro divisa e ponendo innanzi tutto la tutela della popolazione civile. Episodi riportati negli archivi storici evidenziano la situazione dei carabinieri braccati da SS e repubblichini e se catturati seviziati, torturati e deportati nei lager nazisti. I carabinieri ribatterono colpo su colpo, dimostrando l’adeguatezza della loro preparazione morale e tecnica, con coraggio e tenacia non per la propria gloria personale ma in nome della libertà della Patria. In una cella del carcere di Regina Coeli c’è un graffito che così recita: «Non si può aderire ad una repubblica come Salò, costituzionalmente illegale, alleata al tiranno straniero, cancellando il glorioso nome di   Carabinieri». Pochi giorni fa, il 5 giugno 2020, i Carabinieri hanno celebrato il 206esimo anniversario della fondazione dell’Arma. Questo breve ed insufficiente ricordo vuole mostrare tutto l’apprezzamento e tutta la simpatia della gente e del popolo a coloro che per definizione sono “usi obbedir tacendo e tacendo morir”. Soldati d’Italia ad majora.                                                                                                                  

 

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