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Giuseppe Cesari (1843 - 1904)

Giuseppe Cesari il cantore dimenticato

Tra gli illustri cittadini frusinati la cui opera risulta purtroppo dimenticata e alla cui memoria non è stata dedicata una via o una piazza, va ricordata la figura di Giovanni Cesari (1843-1904) che assieme ad Alessandro Moreschi (1858-1922), Domenico Salvatori (1855-1909), Domenico Mustafà (1829-1912), Vincenzo Sebastianelli (1851-1919), Gustavo Pesci (1833-1913) e Giuseppe Ritarossi (1841-1902) fu uno dei maggiori cantori castrati della seconda metà dell’Ottocento. Ne parliamo con lo studioso Fabrizio Girolami il quale, recependo la preziosa segnalazione formulata dagli amici Francesco Ricci, Francesco Giralico e Gianmarco Spaziani, ne rievoca la sua grande statura di cantore della Cappella Sistina. «Con il termine “cantori castrati” (o eunuchi o evirati) - comincia Girolami - si intendono i cantori di sesso maschile ai quali era praticata l’evirazione prima della pubertà, al fine di preservare la voce acuta in età adulta. In virtù del loro peculiare timbro di voce (voci acute), i castrati cantavano parti di soprano (nei cori) o di contralto (nell’opera lirica). Il più famoso cantante castrato della storia fu probabilmente Carlo Maria Broschi, in arte Farinelli, vissuto nel XVIII secolo, di cui il Cesari ne fu degno erede. Nato a Frosinone il 25 giugno 1843, il Cesari, nel 1852, fu abbandonato dai genitori in orfanotrofio. Qui iniziò la sua educazione musicale sotto la direzione del cavalier Gaetano Capocci (1811-1898), insigne compositore e organista romano, che aveva compiuto gli studi letterari nel seminario di Anagni. Terminati gli studi, Cesari, all’età di 17 anni, fu ammesso come soprano alla prestigiosa Cappella Musicale Pontificia “Sistina” (nota anche come Schola Cantorum Romana), coro personale del Papa e ancora oggi il più antico coro del mondo ancora in attività. Oltre all’attività di cantore, il Cesari fu direttore di musica sacra in diverse chiese di Roma, tra cui la chiesa di Santa Lucia del Gonfalone, situata nel rione Regola, in Via dei Banchi Vecchi e la chiesa di Santo Spirito in Sassia, ubicata nel rione Borgo, nel complesso dell’omonimo Arciospedale. Nel 1896 fu promosso vice-direttore del coro della Cappella Sistina, subentrando talvolta al maestro direttore Domenico Mustafà, al quale, nel 1898, subentrò a sua volta il maestro Lorenzo Perosi (1872-1956). Venerdì 4 marzo 1898 il Cesari si esibì con il coro della Cappella Sistina in occasione del ventesimo anniversario della cerimonia di incoronazione del pontefice Leone XIII (3 marzo 1878). Di questo evento si conserva una splendida fotografia di gruppo pubblicata sul sito http://www.coromoreschi.it/ con i 7 cantori castrati ricordati in apertura di articolo (il Cesari è il primo da sinistra in terza fila). Nel 1902 il papa Leone XIII sancì il divieto di utilizzo dei castrati da parte della Chiesa. L’atto finale si consumò nel 1903 quando il nuovo papa, Pio X, promulgò il 22 novembre un motu proprio sulla musica sacra che bandì definitivamente l’impiego dei castrati in seno alla Chiesa Cattolica. Tra le sollecitudine relative ai cantori - osserva Girolami - si legge infatti: “Se dunque si vogliono adoperare le voci acute dei soprani e contralti, queste dovranno essere sostenute dai fanciulli, secondo l’uso antichissimo della Chiesa”. Da allora la Cappella Musicale Pontificia fu composta esclusivamente da cantori adulti e da pueri cantores. Giovanni Cesari - conclude Fabrizio Girolami - morì a Roma il 10 marzo del 1904».                               

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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