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La Trincea, il diario dall'8 al 12 giugno. Sberla sui rifiuti alla Regione, passa il Frecciarossa ma l'ospedale e' ko

LUNEDI' 8 GIUGNO

Sulla sanità come sulle infrastrutture si gioca una partita decisiva in cui il Comune di Cassino senza sostegno del territorio è del tutto disarmato e impotente. Cosa che vale anche a termini invertiti. Andatelo a far capire a chi pensa di possedere infuso il dono dell’onnipotenza e della forza non oscura solo perché fortuitamente eletto su uno scranno. Ci si arrampica sulle parole per assicurare che l’attività chirurgica dell’ospedale Santa Scolastica sarebbe ripresa regolarmente o, comunque, (forse) accadrà a breve. Si gioca con le carte per dare ad intendere che una fermata Tav a Cassino è un po’ come una stazione vera, basta sistemare uno svincolo per tornare sulla linea superveloce subito dopo, espopriando terreni ed abbattendo qualche fabbricato. Che vuoi che sia!

Oggi il maltempo ha flagellato la Valle dei Santi, sommergendo strade e campi, coprendo auto, facendo crollare un ponte a San Giorgio a Liri in piena area industriale, interrompendo la provinciale tra San Giorgio a Liri, Badia di Esperia e Pontecorvo. Una prova di fragilità idrogeologica impressionante. Cassino, con le sue frane in perenne movimento, per fortuna è sata risparmiata. Tra entroterra e mare mancano non solo le infrastrutture ma anche la sicurezza minima per spostarsi: contare le croci sulla “super”-strada e verificare. C’è da pensare al presente ed al futuro prossimo del Sud Lazio in uno sforzo di concertazione che vada al di là dei confini comunali. Urge un direttore d’orchestra, non un solista. Possibilmente svincolato da partiti e potentati. Non è materiale umano di facile individuazione e reperimento. Intanto rischiamo la pelle mentre organizzano cene poco eleganti, prendono in giro il prossimo e si sfidano a chi è più furbo.

 

MARTEDI' 9 GIUGNO

Finalmente una sberla alla Regione Lazio ed al suo modo subdolo ma arrogante di umiliare il Cassinate, sommerso da rifiuti ed appestato dalle emissioni a servizio di Roma capitale e del resto della Regione. Se perfino il Tar è stato costretto a bocciare i modi spicci per ampliare Cerreto comunque ed a qualsiasi costo, ignorando i pareri contrari di un ministero e fregandosene della necessità di far sbrogliare la grana - per rispetto gerarchico - a Palazzo Chigi, vuol dire che un limite alla strafottenza ancora esiste. Anche se ormai si può confidare solo nella magistratura. Visto e considerato che oggi ad esultare e rilasciare dichiarazioni non c’era nessuno dei noti dem.

Ma solo i sindaci interessati ed un paio di Cinquestelle. Uno di questi ultimi, il presidente della commissione regionale Rifiuti, Marco Cacciatore, è andato al sodo: «Da troppo tempo nei nostri territori la gestione dei rifiuti e' concentrata nelle mani di pochi soggetti», ha sintetizzato. Ora Zingaretti ed amici hanno due strade da percorrere: andare davanti al Consiglio di Stato oppure ricominciare da capo l’iter per consentire alla Mad di ampliare e costruire il quinto bacino. I detentori del potere regionale devono pure fare in fretta perché altrimenti - dopo la “brillante” elevazione di 16 metri del quarto bacino - il 31 dicembre il sito potrebbe perfino chiudere. Eventualità insopportabile per questa schiera di privilegiati a nostre spese, oltre che perla lobby dominante. Intanto grazie Sacco, grazie Mibact e soffrano un po’. Pure loro.

 

MERCOLEDI' 10 GIUGNO

Se al 31 dicembre 2020 - a meno di “miracoli” della Regione Lazio e della Mad - la discarica di Cerreto effettivamente chiuderà, dopo l’ulteriore, noto, innalzamento di 16 metri di immondizia romana e ciociara, come si metterà la Provincia di Frosinone? Insomma come potrà smaltire i suoi rifiuti? Dove cavolo li porterà? Visto e considerato che un sito alternativo a Roccasecca, Palazzo Iacobucci avrebbe dovuto individuarlo da anni, ma dallo stesso tempo presidente e consiglieri fischiettano e fanno finta di niente, continuando a scaricare tutto tra Colfelice, Roccasecca e San Giovanni Incarico?

La storia dei rifiuti è come la Tav e la sanità o l’acqua, rivela in maniera lampante - come una cartina di tornasole - quale parte del territorio provinciale e regionale è considerato meno rilevante di tutti gli altri. Marginale per eccellenza. Luogo ideale per l’appestamento dell’ambiente e la privazione di servizi pubblici anche essenziali. C’è poco da girarci intorno e anche Mario Costa, ieri dalle nostre colonne, ha preso atto - lui, uomo di partito e di appartenenza rigorosa - che è quanto meno necessario far arrivare alla Regione Lazio il “grido di dolore” dell’area vasta del Cassinate. Appunto: area vasta che merita una autonoma governance dei suoi problemi territoriali. Per non trovarsi ancora e sempre scaricate addosso questioni generate da incapacità, incompetenza, istinti predatori di chi resta asserragliato nei palazzi del potere. A Frosinone e Roma.

 

GIOVEDI' 11 GIUGNO

Dopo l’exploit mediatico della stazione Tav a Ferentino di qualche settimana addietro, Nicola Zingaretti oggi è tornato a parlare di strada ferrata. Infatti è stato presentato il progetto per il completamento della linea Formia-Gaeta. Grazie al finanziamento di 10 milioni di euro, reso disponibile attraverso una convenzione sottoscritta il 21 gennaio del 2019 fra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Regione Lazio e Consorzio di Sviluppo Industriale Sud-Pontino (stazione appaltante). Zingaretti esulta e scandisce: «Il completamento di questa linea ferroviaria è indispensabile per lo sviluppo del territorio sud Pontino. Il prossimo passo- ha aggiunto - sara' quello di utilizzare questa infrastruttura come volano per i progetti, già allo studio, di interconnessione con la rete ferroviaria nazionale».

Due annotazioni: la prima è relativa alla visione ancora e sempre per scomparti provinciali longitudinali della realtà e della crescita possibile dei territori. Il presidente, aggiungendo altre frasi alla nota azione di cancellazione della memoria collettiva, definisce “sud Pontino” quella che invece è l’area del Golfo (ex Regno delle due Sicilie). La nostra parte d’entroterra è un po’ lo specchio di quella fascia tirrenica: qui non esiste la bassa Ciociaria ma il Cassinate. Nella stesso ottica l’interconnessione con la rete nazionale di cui discetta, il Governatore non la vede certo a Cassino, dove pure sarebbe logica, per gli scambi tra poli industriali (auto, marmo, carta, cantieristica, ortofrutta) e per la presenza del centro intermodale di Piedimonte. E’ difficile ammettere che la Tav ha una razionale collocazione più a sud di quel che Zingaretti e amici vogliono vedere. Ma il loro parere peserà. Almeno finché l’allegra compagnia comanda.

 

VENERDI' 12 GIUGNO

E’ la domenica delle prime fermate Tav con tagli di nastri e toni entusiastici in programma nelle stazioni di Frosinone e Cassino. Un siparietto digeribile solo per i forti di stomaco, considerato tutto quello che la politica regionale e provinciale ci ha servito negli ultimi tempi. A partire dall’ospedale di Cassino ancora senza anestesisti e costretto ad effettuare i soli interventi chirurgici d’emergenza (lo ha riferito il consigliere regionale Pino Simeone al termine del sopralluogo di stamane al Santa Scolastica). In corso ci sono poi gli effetti della provvidenziale sentenza del Tar che ha bloccato l’asse Zingaretti-Conte sulla via dell’ampliamento a dismisura della discarica di Roccasecca, messa a servizio no stop e senza limiti dell’immondizia della Capitale e della provincia. Solo di qualche settimana fa è la “perla” della stazione Tav - su cui si confronta da lustri il territorio del Cassinate - spostata dalla sera alla mattina più a nord, come se fosse un giochetto di prestigio. C’è l’acqua di tutti rimasta saldamente nelle mani di Acea: a Palazzo Iacobucci tutti hanno sepolto nei ricordi la gloriosa e impolverata delibera della risoluzione contrattuale.

A Cassino De Sanctis ritiene che la strada giusta sia la rescissione. Ma neppure il suo sindaco ha l’aria di assecondarlo come si deve (e lui stavolta lo dichiara esplicitamente nell’intervista che pubblichiamo oggi). I consorzi industriali e di bonifica, in smantellamento sui territori, avviano gli accentramenti. Insomma la strategia complessiva è quella che continua a premiare potentati politici ed economici. Scappellarsi a questa corte è franca- mente disdicevole. Nonostante il paravento dell’abusato cliché dei discorsi vuoti e ripetitivi, di pacche sulle spalle e sorrisi furbi. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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