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Frosinone nelle cartoline illustrate

“Un’immagine vale più di mille parole”, recita un noto adagio. E tra queste assume un particolare rilievo, per la sua intrinseca forza evocativa, la “cartolina illustrata”, fonte documentaria di eccezione. Per parlarne non potevamo che chiedere lumi allo studioso Fabrizio Girolami, appassionato cultore e collezionista di questo settore di nicchia, il quale ci spiega che la cartolina illustrata nella prima metà del XX secolo «ha rappresentato il mezzo di comunicazione di massa più diffuso per veicolare la conoscenza di una città o di un paese. La “cartolina illustrata” - prosegue Girolami - deriva, e non va con essa confusa, dalla “cartolina postale”, introdotta per la prima volta in Austria. Il 1° ottobre 1869 la Posta austro-ungarica emise la prima Correspondenz-Karte (non illustrata e preaffrancata) che riscosse un enorme successo di pubblico, tale da essere adottata in breve tempo da altri stati, tra cui l’Italia (1° gennaio 1874). La cartolina illustrata, intesa quale cartoncino di forma rettangolare riproduttivo di paesaggi, architetture civili e religiose, opere d’arte, aree naturali, disegni umoristici e/o fenomeni di costume e contenente un apposito spazio per l’applicazione del francobollo, si diffuse in Italia nell’ultimo decennio dell’800. Le prime cartoline illustrate di Frosinone furono prodotte nel 1900. Erano di notevole bellezza artistica e il successo fu immediato, al pari di altre città d’Italia. A Frosinone, considerando i dati di tiratura e di vendita, il periodo dal 1900 al 1940 può essere considerato l’epoca d’oro delle cartoline illustrate. I primi esemplari, il cosiddetto formato piccolo (90x140 mm), avevano una facciata dedicata all’indirizzo e all’affrancatura, mentre il frontespizio, oltre all’immagine, presentava uno spazio bianco per scrivere il testo. Successivamente il retro della cartolina fu diviso in due parti (la destra per l’indirizzo e l’affrancatura, la sinistra con uno spazio bianco per il testo) mentre il frontespizio conteneva l’immagine. Dopo il 1945, si diffusero le cartoline in  formato grande (105x150 mm) in bianco e nero negli anni ‘50. E poi, dagli anni ’60-70, a colori. A Frosinone, agli inizi del Novecento - ricorda Girolami - i primi editori di cartoline illustrate erano gli esercenti di negozi, per lo più tabaccherie o cartolibrerie, che si servivano dell’attività di fotografi professionisti. Dalle fotografie venivano poi ricavate le lastre-matrici da inviare alle tipografie per la produzione in scala. Gli editori che fecero della cartolina illustrata un business furono, tra gli altri, Archimede Fanfera (la sua tabaccheria era in Piazza della Libertà), la tabaccheria Lardi in Piazza del Plebiscito, Albino Bracaglia, Rosa Molinari. Tra i fotografi più ricercati Salvatore Pereno (il suo stabilimento era in Via Marco Minghetti, all’altezza della Farmacia Centrale Bigoni), Alberto Ferrari, Giovanni Piccirilli e Antonio Fanfera. Le tipografie più rinomate erano lo stabilimento litografico Ettore Strambi di Alatri, la tipografia di Claudio Stracca di Frosinone, lo stabilimento Alterocca di Terni, lo stabilimento Dalle Nogare & Armetti di Milano. Tra le cartoline illustrate di Frosinone più belle vanno ricordate le paesaggistiche (raffigurano panorami, scorci e vedute), le animate (ritraggono persone nella loro quotidianità) e quelle che riproducono edifici, monumenti, vie, piazze, fontane e mulini e fenomeni di costume come il Carnevale, il mercato di frutta e verdura, le fiere, le processioni religiose. Le cartoline illustrate consentono di tramandare la memoria di edifici, infrastrutture e attività oggi non più esistenti o ristrutturati. E così ritornano in mente - conclude Girolami -  il Monumento ai Caduti 1915/1918, i palazzi del Comune e della Prefettura in Piazza della Libertà, la caserma dei R. Carabinieri, l’ospedale Umberto I in Piazza Diamanti, la stazione della pompa idraulica di Pio IX, il tram del servizio urbano di Frosinone (1926-1937), il calzaturificio “Bellator” della famiglia Castaldi, gli alberghi Bellavista e Garibaldi, il laboratorio di marmo di Alessandro Spaziani in Corso Vittorio Emanuele, il caffè Impero, i cinema, le banche, le armerie, le profumerie, cioccolaterie, pizzicherie e salsamenterie. Immagini che, grazie alle cartoline illustrate, rivivono e restano eternate per sempre».                        

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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