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La dottoressa Ilaria Quattrociocche La dottoressa Ilaria Quattrociocche

Alex Zanardi, esempio di resilienza. La vita oltre il dramma

Immancabile, ecco l'appuntamento della domenica con la rubrica della dottoressa Ilaria Quattrococche, laureata in Psicologia applicata, clinica e della salute presso l'università de L'Aquila e laureanda in scienze pedagogiche presso l'Unicas. Seguiamo l'argomento che ha selezionato per noi questa settimana:

“Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato ​ la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa.” Con queste parole il pilota automobilistico Alex Zanardi si raccontava dopo sette arresti cardiaci, estrema unzione impartita e gambe amputate a seguito del tristemente famoso incidente al​ Lausitzring​ del 15 settembre 2001.Oggi si trova, di nuovo sospeso tra la vita e la morte, a causa di un nuovo incidente, travolto con la sua handbike nel senese.

La sua personalità è senza dubbio una di quelle che non passa inosservata, colpisce la sua tenacia e come ha modificato la sua vita, assurda e complessa. E’una corsa che ha​ deciso la sua mèta. E ha continuato a benedire questa sua vita. Giovane uomo che avendo perso molto, non si è arreso, ma con tenacia ha deciso di reinventarsi e ripartire con un nuovo corredo e con una nuova modalità di essere: un essere con disabilità.

La disabilità, aveva aggiunto in seguito, è una barriera, ma di carattere psicologico. Ci si immagina di dover affrontare la vita in modo impossibile. Ma si può anche scegliere di accettare ​ la nuova realtà e chiedersi invece: come posso fare? E cosa posso fare con ciò che ho a disposizione? Solo a questo punto ci possiamo rendere conto che le alternative esistono.La psicologia, negli ultimi decenni, si è concentrata proprio nella ricerca di nuove teorie basate su evidenze scientifiche che, al posto di puntare sulla riduzione del disagio derivante da disabilità, pongono la massima attenzione nel potenziare le risorse residue perché la persona possa attingere massimamente ad esse ed avere il maggiore benessere possibile.La capacità di concentrarsi sulle risorse e non sulle difficoltà è nota come ​ resilienza.

Il termine resiliènza​ fa riferimento, in tecnologia dei materiali, alla resistenza a rottura per sollecitazione dinamica, determinata con apposita prova d’urto. Nella tecnologia dei filati e dei tessuti, l’attitudine di questi a riprendere, dopo una deformazione, l’aspetto originale. E la psicologia, muovendosi da tali significati, definisce la resilienza come quella capacità di reagire di fronte a traumi, difficoltà,​imprevisti del quotidiano. Il termine​ ​ richiama la matrice latina del termine (“resilire”, da “re-salire”, saltare indietro, rimbalzare), per esprimere la capacità dell’individuo di fronteggiare una situazione stressante, acuta o cronica, ripristinando l’equilibrio psico-fisico precedente allo stress derivante dalla situazione difficoltosa​ e, in certi casi, migliorandolo.

Quindi è un concetto che indica la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi talvolta drammatici, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza alienare la propria identità. È la forza interiore di una persona per resistere alle avversità della vita, con riferimento ad una persona che non si fa ​ travolgere, ma che, anzi, tenta di ​ cogliere ogni singolo aspetto della situazione per migliorarsi ed uscirne anche rinforzata. Implica dunque una dinamica positiva, una capacità di andare avanti, nonostante le crisi, e permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un percorso di vita.​ Un vero e proprio dono inestimabile insomma.

Ed ecco subito una notizia stupenda: la letteratura scientifica dimostra che la​ resilienza è un fenomeno ordinario nell’essere umano e non stra-ordinario. Le persone comunemente e generalmente si dimostrano​ resilienti.​ Generalmente, col il trascorrere del tempo, tutti noi troviamo il modo di adattarci bene a situazioni oggettivamente drammatiche come incidenti, lutti, calamità naturali ed eventi traumatici in generale. In tal senso, il costrutto di​ resilienza​ evidenzia l’importanza delle nostre risorse rispetto alle personali capacità di autoriparazione per la sopravvivenza.

Quindi è un qualcosa che si apprende con l’esperienza ed è necessario diventare consapevoli dei propri limiti e delle proprie potenzialità per poter utilizzare le seconde a sostegno delle prime.Ma ci sono degli elementi che incidono più di altri sulla capacità di essere resilienti e, tra questi, sicuramente, imparare a valutare nel giusto modo la situazione che ci crea stress, ma saper associare anche ​ un pensiero positivo. Infatti chi è poco resiliente può tendere a concentrarsi sull’evento stressante in sé. In secondo luogo può essere importante avere la percezione di poter fare qualcosa per cambiare le cose, una percezione di controllo della situazione. E di sicuro non dovrebbe mancare una buona dose di​ senso di autostima e di autoefficacia: una persona poco resiliente potrebbe avere una bassa autostima e nei momenti di stress potrebbe tendere ​ a svalutarsi, non riuscendo a “ricostruirsi”.

Può essere importante allora riscoprire il gusto per le sfide, ovvero imparare ad avere una predisposizione d’animo che ci consenta di accettare i cambiamenti non vivendoli solo come problematici, ma anche come nuove possibilità di essere al mondo e di rinascita.
 

“A chi trova se stesso nel proprio coraggio
A chi nasce ogni giorno e comincia il suo viaggio
A chi lotta da sempre e sopporta il dolore
Qui nessuno è diverso, nessuno è migliore
A chi ha perso tutto e riparte da zero perché niente finisce quando vivi davvero
A chi resta da solo abbracciato al silenzio.”

( “Che sia benedetta”, F. Mannoia)

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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