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"Il piccolo principe" un capolavoro complesso

Si diceva un tempo che saper leggere equivaleva ad essere in grado di saper fare di tutto. Cose vecchie come il “cucco”: oggi basta un clik, ma quel clik miracoloso crea nel tempo carenze culturali incolmabili nei nostri giovani che hanno perso l’apprendimento  discorsivo e hanno sostituito quello intuitivo con il miracolo digitale. Sempre meno le vie delle nostre città sono allietate dalle invitanti vetrine dei librai con le esposizioni colorate e le pubblicità accattivanti.     Pensate molti movimenti progressisti sono nati in quelle piccole librerie dove ci si incontrava per parlare di libri e delle teorie artistiche, economiche, politiche che postulavano. Mentre passeggio, sono anziano ed ho ancora il privilegio di non avere fretta, guardo sempre le vetrine, poche ormai, dei negozi del sapere. Alcuni giorni fa ad attirarmi è stata una copertina raffigurante un pilota. Mi avvicinai e riconobbi il cipiglio pensoso di Monsieur le Capitain de l’Armèe de L’Air Antoine De Saint-Exupery, di cui si celebrano i 120 anni dalla nascita. Antoine  è una personalità complessa come scrittore: non è un Hugo, neanche un Zola, meno ancora un Dumas. Anzi le enciclopedie francesi gli dedicano solo poche righe. Eppure dopo la Bibbia, il suo libro più noto capeggia la classifica dei top-seller mondiali. Un fenomeno incomprensibile, 370 edizioni in lingua. Antoine non è una personalità complessa   solo come scrittore, è un Ulisse moderno,  pilota solitario di grande ardimento in sfida alle cime dei monti e alle tempeste tropicali, esploratore coraggioso e romantico, appunto tale da non sfigurare tra i personaggi dei feutillon o degli eroi eponimi dei film americani nel 1940 entra nel Maquis e muore inabissandosi nel mare con il suo P38. La morte, altro mistero: l’aereo recuperato non presentava segni di combattimento. Per cui alcuni sospettano dell’ultimo gesto romantico di chi ha visto il crollo del suo mondo. Nel suo capolavoro “Vol de nuit” il pilota allo stremo si lancia nell’ultimo ardito assalto al firmamento. Un eroe solitario per cui l’impresa non era un gesto estetizzante, ma lo sfogo della grande tensione morale. La fama di questo personaggio è legata, benchè registrarono un buon successo i suoi libri d’aeronautica, a un volumetto di poche pagine, illustrate con suoi disegni naif: “Il piccolo Principe”. L’apertura, quando fu pubblicato la prima volta, fu un coup de theatre: assoluta novità l’incontro tra un pilota in panne e un fanciullino proveniente da un asteroide. Nasce un dialogo tra un sordo e un muto, non in senso fisico ma di integrazione e da qui si creano alcuni interrogativi: la stranezza dell’uomo, l’ubriaco che beve per dimenticare di bere, l’accaparratore di stelle, la solitudine cosmica del bambino, con l’epilogo tenero e commovente del bambino che muore, senza che lo riveli almeno il rumore della caduta. Un’opera complessa, mimetizzata in un linguaggio da bambino. Tra le righe si scopre la lezione di Voltaire  e del suo Mecromegas, Esopo e gli animali parlanti, La Fontaine, Proust, Amleto, la ricerca del tempo perduto, Senofane e il suo concetto di Dio. Un capolavoro complesso ove ogni pagina contiene un libro e su ogni pagina si potrebbe scrivere un libro. Un’opera che va letta e di certo non favorisce il sonno. Viste le presenti difficvoltà di fare cultura, propongo la creazione di un gruppo di lettura aperto, dove leggere, confrontarsi e...                      

 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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