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La Trincea, il diario dal 22 al 26 giugno. La Tav al Sud. Sulla discarica di Cerreto impugnativa bis di Zingaretti

MARTEDI' 23 GIUGNO

I problemi di fondo sono due: Fca è il più urgente. Ma non è meno pressante l’esigenza di non farsi sfilare via la stazione in linea Tav. Su Fca c’è da seguire una situazione estremamente delicata: il maxi prestito ormai sembra giunto alla fase finale dell’ok del ministero dell’Economia. Servirà a garantire salari e compensi dei fornitori. Inutile filosofeggiare su altri aspetti pur legittimi (la perdita di italianità del gruppo che finirà addirittura in mani francesi con la fusione con Psa, le peggiori per motivi legati a precedenti industriali che si potessero ipotizzare): dovevamo pensarci ai tempi di Marchionne.

Quando si faceva festa con Renzi e si tirava alla tombola coi numeri degli ipotetici nuovi assunti. Il problema è che a settembre - e la crisi Tiberina la dice lunga, purtroppo - rischieremo di ritrovarci con un settore automotive depotenziato, svuotato di linee e macchinari, con produzioni trasferite o comunque cessate. Il territorio dovrebbe darsi una svegliata, se solo ci fosse - appunto - una governance del Lazio Sud con uomini competenti e all’altezza. In grado di fermare le scorribande di furbi “signor nessuno” dal capoluogo o da Roma. Sulla Tav qualcosa si muove ancora, addirittura ad Arce. Dove 28 sindaci hanno invitato per venerdì l’abate di Montecassino ed il rettore Unicas. Obiettivo: ribadire la validità della stazione collocata nel Cassinate. «Non scherziamo, al nord della provincia è improponibile», sibilano i promotori dell’incontro. Si riallacceranno anche gli interessi comuni di due territori - Cassinate e Sorano - che pure non dovrebbero dimenticare la loro storia. Ma ne hanno accettato la cancellazione. Per questo ne subiscono le conseguenze.  

 

MERCOLEDI' 24 GIUGNO

Domani i sindaci del Cassinate si incontreranno a Roccasecca, convocati dal sindaco Sacco, per adottare una linea univoca sui rifiuti, senza cascare nell’ultimo tentativo - giunto ovviamente dal nord della provincia grazie a Fratelli d’Italia che governa a Piazza Gramsci insieme al Pd - di spaccare il “fronte meridionale”. Siamo all’ennesima prova che gli interessi sono contrapposti e inconciliabili tra le due aree territoriali. Non c’è cascato il primo cittadino di Sant’Elia Fiumerapido che, lungi dall’adirarsi con Sacco che guarda a Nord, sa bene che il suo Comune appartiene all’area del Cassinate, ad una regione omogenea che ha già pagato un prezzo altissimo alle esigenze di smaltimento della provincia di Frosinone e della capitale. Quindi un ulteriore sito al Sud (con le “ferite” vasti appezzamenti a Facciano a Pignataro, Atina, Panaccioni a Cassino, San Cataldo a Pontecorvo, tanto per citarne alcuni, stipati di rsu di tutta la provincia di Frosinone) non potrà certo esserci.

Per questo Sacco propone un emendamento al piano regionale rifiuti articolato in due punti: 1) la discarica provinciale alternativa a Cerreto venga individuata in altra area con sito idoneo già scelti a suo tempo dalla Provincia. 2) Dal 31 dicembre 2020 - data di chiusura dell’impianto Mad a meno di altre “magie” zingarettiane - i rifiuti della provincia vengano destinati a impianti autorizzati ed attivi nel resto del Lazio. Proprio come accaduto ai danni di Roccasecca ed a servizio di Roma. I sindaci del Cassinate sono attesi ad una prova di compattezza e determinazione. Per vedere che faccia fanno quelli del centrosinistra e del centrodestra “provinciali”. 

 

GIOVEDI' 25 GIUGNO

Pur di menar il can per l’aia i noti padroni Dem se ne inventano di tutte. Hanno capito che a sud della provincia l’hanno fatta grossa, scaricando immondizia e scippando la Tav, chiudendo enti e desertificando il territorio pure della possibilità di operarsi al Santa Scolastica. Adesso girano - ovviamente a vuoto - e si fanno pure vedere in giro. Ma la crisi morde forte e rischia di far saltare il senno di qualche padre di famiglia. Allora rispolverano l’estensione dell’area di crisi complessa stiracchiandola da Anagni fino a San Vittore del Lazio. Stando loro ben piazzati al timone nei Comuni, negli enti intermedi, alla Provincia, in Regione ed al Governo nazionale, dovrebbero assumere le decisioni conseguenti. Invece? Fanno come l’opposizione: vanno avanti a mozioni. Fumo negli occhi e problemi irrisolti.

Anche perché l’area di crisi complessa non ha funzionato manco al nord della Provincia. Basta informarsi coi senza lavoro di Vertenza Frusinate o fare una banale domanda a Di Berardino che non sa più come giustificarsi. Passando alle scelte dure e concrete come quelle della discarica provinciale, i sindaci del sud della Provincia - Cassino inclusa, ma va? - hanno approvato all’unanimità la proposta di emendare il piano rifiuti individuando un sito alternativo e chiudendo per sempre Cerreto. Ora è noto che Zingaretti ha in tasca il ricorso al Consiglio di Stato. Ma un voto come quello odierno, ora sbandierato dal buon Sacco, serve almeno a farsi una bella risata. Guardan­­do la faccia che fanno. 

 

VENERDI' 26 GIUGNO

La direzione regionale rifiuti regionale accelera la procedura per il progetto presentato dalla New Green Roma per la discarica di rifiuti urbani: l’organismo ha infatti determinato che non è necessaria la Valutazione Impatto Ambientale (VIA). Parliamo del sito di proprietà del patron della Mad di Roccasecca. Che continua a viaggiare col vento regionale in poppa (beato lui ). Un’accelerazione simile a quella di Monte Carnevale è nei piani  di Zingaretti anche per superare lo stop imposto dal Tar Lazio all’ampliamento di Cerreto ed al prosieguo della sua attività anche dopo il 31 dicembre. I sindaci proprio ieri hanno votato un emendamento al piano rifiuti per chiedere l’immediata individuazione di una localizzazione alternativa. Emendamento che adesso andrebbe presentato in Consiglio regionale dove il documento sarà discusso e approvato.

Ma l’entusiasmo per una linea unita e compatta del Cassinate contro l’uso del territorio come immondezzaio della provincia e di Roma è stato subito raffreddato oggi, perché è venuta fuori l’ennesima trappola che Zingaretti e Dem regionali hanno sistemato contro il sud della provincia. Infatti contro lo stop a Cerreto la regione ha presentato la seconda istanza al Consiglio dei ministri. Cosa che emerge dalla convocazione in videoconferenza per giovedì del sindaco Giuseppe Sacco: «C’è un tentativo di sovvertire l’ordinamento - commenta a caldo -: adesso non bastano più neanche le sentenze dei Tribunali. C’è accanimento contro la nostra comunità».

La conferenza dei servizi è relativa al quinto bacino ma a Sacco “ovviamente” non è stata neppure notificata l’istanza della Regione Lazio. Tutte cose da tenere a mente quando passeggiano in giro tagliando nastri ed esprimendo finta solidarietà. Con le quinte colonne sul territorio del sud Lazio sempre al lavoro. 

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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