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Il prof. Marco Bussagli Il prof. Marco Bussagli

Bussagli: «Altro che passo indietro, se c'è da difendere Veroli io ci sono»

Un anno fa ha sfidato Simone Cretaro per la carica di Sindaco, e ha perso. Nettamente. Ma come accade per le persone che hanno saputo incarnare un certo modo di proporsi all’elettorato, edotto e professorale, non tutto di quello che lui sosteneva è andato perduto. Marco Bussagli oggi è figura iconica della minoranza consiliare di Veroli perché ha numeri altissimi sui temi che padroneggia da sempre. Tuttavia paga pegno al fatto di non risiedere in città. E ad un certo ‘aventinismo’ che sembra aver connotato la sua azione dopo la sconfitta alle amministrative. Dire che Veroli non era pronta al suo modo di vedere le cose sarebbe troppo, dire che Veroli non lo ha capito sarebbe un azzardo, dire che Veroli non ha visto in lui la scintilla della politica empirica potrebbe starci. Lo chiediamo direttamente a lui.


Professor Bussagli, lei ha perso nel momento in cui la Lega, che appoggiava la sua candidatura, è stata forte forse come non mai a Veroli e in Italia. E’ stato un caso o qualcosa non ha funzionato da dentro? 

«Sul “nettamente” ho delle giustificate riserve. Meglio di me ha fatto solo Bruno Fraja (che è arrivato al ballottaggio), mentre la legislatura precedente alla mia ha visto, nel 2014, l’opposizione di destra (perché – come Sindaco, a sinistra – concorreva pure Danilo Campanari che prese 3.775 voti) rappresentata da due seggi occupati dai Consiglieri Marino Diamanti (candidato a Sindaco con 925 voti) e Gianfranco Rufa (oggi Senatore), altro candidato Sindaco che ottenne 1.113 voti, contro i 4.250 (ossia più del doppio della destra di allora e quasi 500 voti più di Campanari) ottenuti dalla coalizione che mi ha sostenuto e che ringrazio, ad iniziare proprio dal Senatore Rufa e da Marino Diamanti. I Consiglieri scaturiti da quel progetto politico sono 5 e, quindi sul “nettamente” ci andrei davvero piano. Le dinamiche locali non sono quelle nazionali e, anzi, l’elettorato ha risposto in maniera più che positiva a quella novità politica rappresentata dalla mia lista civica Veroli viva (nata ben prima dell’Italia viva di Renzi che, sebbene di segno opposto, a mio avviso, mi ha copiato un nome azzeccato). Le amministrazioni che, a Veroli, si succedono di padre in figlio da decenni (sia pure con regolari elezioni) non possono essere scalzate con l’impegno di pochi mesi, anche se d’intenso lavoro. Pertanto, vedrei il bicchiere mezzo pieno e non quello mezzo vuoto come fa comodo alla maggioranza e a certa stampa d’indirizzo, sempre pronta a correre in soccorso del vincitore».

Il suo gruppo si è distinto per una serie di iniziative sul tema del tornado economico del dopo Covid. E in sede di approvazione bilancio ha dato il suo ‘si’ solidale alla maggioranza. Ritiene che sul tema ci siano altre iniziative concrete da proporre e mettere in cantiere?

«Il nostro gruppo di opposizione è una vera novità nel panorama politico verolano. Abbiamo la presidenza nella Commissione Lavori Pubblici (mai accaduto prima) con il Consigliere Laura D’Onorio, altre due vice-presidenze (l’Avvocato Cristiano Papetti è alla Sanità e io alla Cultura) e le presenze importanti di Gianclaudio Diamanti ed Emanuela Cerelli, sempre nelle Commissioni. Noi non facciamo opposizione per partito preso, ma valutiamo serenamente le singole fasi e situazioni. Per esempio non abbiamo approvato il Bilancio del 2019 in quanto conteneva, a nostro avviso, errori madornali come l’acquisto di Palazzo Campanari (900.000,00 euro immobilizzati inutilmente), oppure la realizzazione dell’isola ecologica, già considerata a rischio dalla Provincia (prot. 37797 del 13. 12. 2019). Il bilancio 2020-2023 è tutto da scrivere nel concreto e poi contiene molte delle nostre indicazioni, ad iniziare dallo ‘stop’ all’aumento dell’irpef, congelato allo 0,20%. Per il resto, il nostro gruppo, assolutamente compatto, valuterà di volta in volta».

Lei risulta essere vice presidente della Commissione Cultura. In questo anno ha trovato sponde, freni o calma piatta?

«Non è che ‘risulto’, sono. Se devo essere sincero: calma piatta. Non mi hanno consultato nemmeno quando hanno modificato il regolamento per l’approvazione dei Patrocini Comunali. Non che mi strappi i capelli, ma dimostra una distrazione che non mi stupisce. Ormai più di sette mesi fa, in occasione di uno degli ultimi Consigli Comunali del 2019 proposi alla Commissione Cultura d’istituire una ‘Giornata del cuore rosa’ da pubblicizzare nelle scuole e da promuovere a livello comunale per prevenire gli errori derivati dai pregiudizi di genere che poi finiscono per sfociare nel femminicidio. Insomma, una giornata per spiegare a bambini e bambine il rispetto reciproco, che è la base per costruire una società degna di questo nome. Lì per lì grandi complimenti, ma poi niente di niente».

Molti pensano che lei sia ‘arretrato’ dopo la sconfitta, in quanto a presenza percepita più che all’azione consiliare che è collegiale, quasi a volersi ritirare da una comunità che non l’ha capita. Chi lo fa, chi pensa questo mente o un po’ ci ha preso?

«Io non sono ‘arretrato’ affatto. La questione è che sono un professionista e, se fossi stato Sindaco avrei dismesso tutta una serie di impegni di lavoro che, invece, adesso devo onorare. Pensare che il candidato Sindaco “sconfitto”, come dice lei (come se ci fosse stato un duello all’ultimo sangue) debba essere presente come e più del Sindaco, non è realistico. Dal mio studio di Roma seguo tutto, concerto tutto con i colleghi della minoranza che colgo l’occasione per ringraziare e ai quali va tutta la mia stima sincera, umana e professionale. Certo, non ho il tempo di essere a Veroli il 25 aprile o il 4 novembre (un’assenza capitata anche al Sindaco che ha vinto le ultime elezioni!) e nemmeno per la festa di Santa Salome, ma se c’è una cosa importante da fare o bisogna difendere Veroli, io ci sono».

Monia Lauroni

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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