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Pandemia, travolte le persone più fragili e accresciute le diseguaglianze

Non ci sono ricette valide per tutte le stagioni, le difficoltà invece sì quelle appaiono sempre le stesse, quando addirittura non peggiorano crisi dopo crisi.

Oggi l’Istat ha pubblicato il suo ventottesimo rapporto sullo stato del paese, non parrebbe esserci nulla dii nuovo in quanto a problemi, se non i dati che a causa del covid19 sono brutti assai (solo per ricordarvi che non più di due mesi fa dicevamo che ne saremo usciti tutti migliori ?!?) e niente, le sofferenze di sistema sono ancora là, slogan dopo slogan. Criticità strutturali legate all’ambiente, all’istruzione e alla permanente bassa natalità, alla povertà che in questo decennio ha raggiunto cifre drammatiche. 

Che l’epidemia si abbattesse sulle persone più fragili era immaginabile e così quelle diseguaglianze che danni affliggono il nostro Paese sono ancora più drammatiche. Ma abbiamo scoperto che non è poi così difficile scivolare nella povertà se hai una partita iva, un lavoro precario o part time. Working poor li  chiamano quelli bravi e sono i lavori con i quali porti a casa poco più di qualche manciata di euro. Donne e giovani, più presenti nel settore dei servizi, che è quello maggiormente impattato dalle conseguenze del Covid.

Oggi scopriamo che la diseguaglianza neanche davanti alla morte smette di fare differenze, con buona pace della livella di Totò, infatti secondo l’istituto nazionale di statistica ci sono “differenziali sociali riscontrabili nell'eccesso di mortalità causato dal Covid-19", con i meno istruiti maggiormente colpiti. La chiusura delle scuole ha fatto la sua parte, sapevamo che il sistema era fragile ma il digital divide, gli spazi abitativi, le famiglie, hanno influito massicciamente sull’aumento delle diseguaglianze tra bambini. 

Riscopriamo le differenze di classe (che poi ci sono sempre state, ma c’era qualche speranza in più a salire quei gradini). Secondo l’Istituto, la "classe" di origine influisce meno sulla collocazione sociale rispetto al passato, ma pesa ancora in misura rilevante. Per l'ultima generazione (1972-1986), la probabilità di accedere a posizioni più vantaggiose invece che salire è scesa. Il 26,6% dei figli rischia un 'downgrading' rispetto ai genitori. Una percentuale, praticamente più di 1 su 4, superiore rispetto alle generazioni precedenti. E anche più alta di quella in salita (24,9%). Cosa che non era mai accaduta prima.

Nel post emergenza facciamo i conti con la crisi di liquidità, il 12% delle imprese è propensa a ridurre “l'input di lavoro”. Anche se  "si intravedono fattori di reazione positiva e di trasformazione strutturale in una componente non marginale del sistema produttivo". Dai dati provvisori sulle forze di lavoro emerge inoltre che i lavoratori in Cig ad aprile - nella settimana di intervista - sono stati quasi 3,5 milioni. E, sempre ad aprile, quasi un terzo degli occupati (7,9 milioni) non ha lavorato. Cresciuti anche i lavoratori in ferie.

Però è aumentata di quasi 4 milioni la quota delle persone che hanno lavorato da casa. "La stima dell'ampiezza potenziale del lavoro da remoto, basata sulle caratteristiche delle professioni, porta a contare 8,2 milioni di occupati (il 35,7%)", fa sapere l'Istituto. "Si scende a 7 milioni escludendo gli impieghi per cui in condizioni di normalità è comunque preferibile la presenza (ad esempio gli insegnanti)".

Eppure gli italiani i figli li desiderano, due l'ideale. Così l'Istat nel Rapporto annuale 2020, che tiene conto dell’emergenza sanitaria che si è abbattuta in Italia. L’Istituto sottolinea anche come il Paese abbia reagito. "Il segno distintivo" nel lockdown è stato di "forte coesione

Scenari a tinte fosche, che hanno un impatto immediato sul calo di natalità. I nati scenderebbero a circa 426mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi a 396mila, nel caso più sfavorevole, in quello del 2021.

Questioni che richiedono azioni e investimenti – sia pubblici sia privati – che meritano un approccio concreto, un grado di lettura attendibile dei fenomeni e lo sforzo della contemporaneità.

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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