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Uno scatto durante l'Open Day all'Albaneta Uno scatto durante l'Open Day all'Albaneta

Birra Montecassino, dopo l'open day altre iniziative per attirare i turisti

E anche questa è andata. Birra Montecassino piace sempre di più e si fa largo sul mercato, tra gli imprenditori e gli addetti alla ristorazione, ma soprattutto piace alla gente comune. Daniele Miri, l’anima di questo progetto che ha preso il via a giugno nella tenuta storica dell’Albaneta, a due passi dall’Abbazia di Montecassino, sapeva già di aver avuto l’intuizione giusta. Ora, dopo l’Open Day di sabato scorso, ne ha avuto la certezza.

Rigorosamente a numero chiuso e suddivise per gruppi, le visite guidate all’interno del birrificio, con il Brewmaster Benoit ad accogliere gli ospiti, hanno visto la presenza di oltre 200 persone nell’arco di tutta la giornata. Tante le domande e le curiosità, pochissimi coloro che sono andati via da quel posto magico, in cui tutto parla di natura, storia e sacralità, senza portare con sé una confezione di Birra Montecassino. L’entusiasmo è stato tale, le richieste così numerose, che si preannunciano già altre iniziative. A Miri abbiamo chiesto quali saranno i prossimi passi e come si veicolerà il messaggio commerciale senza svilire quello legato alla tradizione, alla millenaria abbazia.

«Occorre grande sensibilità e per questo siamo molto cauti nella distribuzione del prodotto. Non potranno averla i supermercati, perché si perderebbe il significato profondo che lega questa birra alla storia del monastero. Troveremo il modo di darla a qualche enoteca, bar e ristoranti, ma auspichiamo che sia presentata al cliente nel modo corretto, accompagnandola aIla sua storia antica. Anzi, vorremmo che il primo ordine fosse fatto proprio sul posto, entrando nell’ottica del progetto da trasmettere all’esterno».

In tanti si chiedono: quanti posti di lavoro ha creato il birrificio Montecassino?

«All’inizio, ed è cosa consueta, il birrifcio può essere gestito anche solo da una persona. Nelle settimane successive, e lo abbiamo constatato, cresce il numero degli addetti per organizzare gli ordini, gli invii, i pacchetti per le visite didattiche, l’accoglienza. E poi, ovviamente c’è tutto l’indotto che ne beneficia in termini occupazionali».

Cosa vede in prospettiva?

«La birra è il prodotto famoso, ma c’è anche il miele in partnership con Thun; saranno i protagonisti dei nuovi percorsi e in futuro daremo anche la possibilità di pernottare. La nostra intenzione è fermare il turista che va in abbazia e lì resta meno di due ore, spesso senza utilizzare la guida, risale sul bus e si dirige verso la Reggia di Caserta. Da noi non pernottano, ora. Con Albaneta, invece, si riesce a trattenerli diverse ore prima di raggiungere la città di Cassino, che deve essere pronta all’accoglienza e ad offrire qualcosa di attrattivo. Da qui l’invito all’amministazione affinché si organizzino eventi e occasioni per dare un senso alla tappa Abbazia-Albaneta-Cassino di tanti turisti che finora abbiamo visto solo di passaggio».

Che tipo di turismo si aspetta?

«Ho imparato che non bisogna mai avere pregiudizi. Non avrei mai immaginato che sabato qui arrivassero non solo famiglie, ma anche tanti ragazzi, poco più che ventenni. Sono gli adolescenti, quelli della piazza, che hanno fatto domande tutt’altro che superficiali e non si sono limitati al prodotto birra. Molti sono arrivati da fuori, da Mantova, Roma, Napoli e questo fa davvero ben sperare. E’ questo il momento di spingere, soprattutto a livello regionale, con l’organizzazione di un weekend, in un momento in cui seguendo le norme di sicurezza, a piccoli gruppi, è possibile trascorrere davvero una giornata gradevole. Sabato era il giorno di San Benedetto, avevamo in programma un evento di caratura internazionale, ma purtroppo l’emergenza coronavirus ha stravolto tutti i progetti. Dall’anno prossimo, avremo un 11 luglio da ricordare».

Mi pare di capire che le previsioni sono ottime. Quale feedback ha, di preciso?

«Intanto, abbiamo player internazionali che sono estremamente interessati alla Birra Montecassino e a tutto il progetto globale. La Confraternita Birra Trappista italiana, che beve birre solo di abbazia, ha chiesto e ottenuto un pacco “espresso” per poter festeggiare San  Benedetto con la birra. L’importante abbazia di Chiaravalle l’ha già acquistata per esporla e farla conoscere a tutti i turisti dell’area milanese, anche Tropea ha fatto altrettanto. Insomma, siamo davvero lanciatissimi».

Un lancio che, tuttavia, è stato ‘frenato’ per alcuni anni. Ha qualche rammarico, in proposito?

«Il tempo non è mai del tutto perso ed io, che sono un combattente, l’ho utilizzato al meglio. Altri sarebbero scappati, invece secondo il motto dell’abbazia Succisa virescit, anche e nonostante il covid siamo usciti sul mercato. Cntrocorrente, per dare un segnale anche a tanti giovani imprenditori che ora si sentono motivati, caricati. Quando mi chiedono un consiglio, dico loro di non aspettare. Se hai un prodotto di valore, esci. Non dobbiamo far circolare solo messaggi negativi, dobbiamo reagire».

A chi è tornato sui suoi passi dopo aver osteggiato il progetto, cosa direbbe?

«In Trentino, se nasce un progetto nuovo, ti chiedono cosa si può fare insieme, se hai altre idee si mettono insieme e si fa squadra. Entri nel loro territorio, compri i loro prodotti e diventi uno di loro. In questi anni abbiamo fatto degli aggiustamenti, ma siamo entrati dritti per andare all’obiettivo, convinti che con determinazione si creano sinergie».

Un messaggio al territorio?

«Lancio un appello: bisogna valutare da dove parte il progetto, non da chi: dall’abbazia, millenaria istituzione che non ha confini. Dobbiamo crederci tutti insieme per poter far nascere progetti correlati. E’ questo il segreto».

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

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