L'Inchiesta Quotidiano OnLine
La dottoressa Ilaria Quattrociocche La dottoressa Ilaria Quattrociocche

Quella fase di complesse sensazioni che si chiama pensionamento

La dottoressa Ilaria Quattrociocche, laureata in Psicologia applicata, clinica e della salute presso l'università de L'Aquila e laureanda in scienze pedagogiche presso l'Unicas, continua le sue approfondite considerazioni su temi di interesse diffuso attraverso la rubrica su L'inchiesta. La richiesta di oggi riguarda un lettore che va in pensione.

«La pensione è sicuramente una tappa importante, un traguardo da raggiungere all’interno di un intero ciclo di vita. Molto spesso può succedere che questo momento importante venga, però, vissuto con una grande ambivalenza di sentimenti: gioia e felicità per la “libertà” ed autonomia personale ritrovata, nel senso che ci si può sicuramente sentire liberi di accogliere tutte quelle personali richieste che per la contingenza di impegni, compiti, mansioni e trasferte sono state ridimensionate. Si riscopre il piacere di dedicarsi ai propri hobby, ci si può permettere magari di uscire senza orologio e fare lunghe passeggiate e perdersi nello spazio e nel tempo, cambiare i propri ritmi e concedersi anche quei piaceri sempre rimandati.

Ma si possono esperire anche sentimenti di tristezza, rassegnazione, perdita del senso di autoefficacia perché si vive la sensazione di non essere più utili in una società che ci riconosce, fin dall’antichità, come individui sociali nella misura in cui apportiamo il nostro contributo produttivo. È il ben noto Platone che, con l’analogia tra l’individuo e lo Stato,  introduce la concezione organicistica della comunità politica. Questi afferma che la società si costituisce perché l’uomo non basta a se stesso ed ha bisogno, per la sua sopravvivenza fisica, dell’aiuto dei suoi simili, per ottenere quei beni che gli altri producono e che da solo non riuscirebbe mai ad avere (Platone, La Repubblica, 360-390 a.C.).

Questi sentimenti caratterizzati da un generalizzato abbassamento dell’umore, inoltre, possono essere acuiti, in taluni casi portando all’esordio di disturbi psicologici. Il fatidico “click clock”, lo scorrere del tempo, un orologio, sociale ma anche biologico che ricorda che il tempo passa inesorabile e che la pensione può coincidere con l’inizio di un deterioramento oltre che delle relazioni lavorative, anche delle capacità fisiche e cognitive: l’invecchiamento. Ed è proprio questo uno degli aspetti di maggiore preoccupazione. Ecco quindi che si attualizza quella che lo psicanalista Erik Erikson definisce  ottava fase all’interno della sua teoria psicosociale dello sviluppo della personalità.

Erikson cerca appunto di comprendere i conflitti, i complessi e le crisi di un individuo all’interno di specifiche fasi di sviluppo come questa e come da questi conflitti emotivi possano avere origine azioni efficaci in grado di costituire uno stimolo nuovo, in una interazione continua tra la maturazione della persona e le strutture della società in cui questi vive. Se l’adolescenza può essere definita il “tempo delle mele”, la vecchiaia è il “tempo del bilancio”.

Dopo essersi dedicati alle cose ed alle persone amate, dopo aver portato a compimento i progetti mondani, dopo aver collezionato successi e fallimenti, ecco sopraggiungere il momento della meditazione sulla propria vita, cercando di cogliere in essa un ordine ed un significato. Ma questo è anche il momento della affermazione dignitosa della propria individualità e del proprio stile esistenziale.

Ma davvero si diventa “vecchi” quando si va in pensione? Non è possibile dare una semplice risposta. Bisogna infatti distinguere diversi livelli, ad esempio quello istituzionale, per cui si è anziani a 67 anni, quando appunto si è in età pensionabile. Tuttavia è bene ricordare che l’età della pensione fu istituita in anni in cui l’età media della popolazione era inferiore ai 65 anni. E allora quando si diventa “vecchi”? Nelle credenze comuni, solitamente, il diventare anziani viene associato alla perdita della capacità riproduttiva (menopausa per le donne) ed alla fine dell’attività riproduttiva, ma questi aspetti non necessariamente coincidono con il compimento del sessantasettesimo compleanno.

Dal punto di vista psicologico ci sono due età di difficile definizione: l’adolescenza, che non si sa di preciso quando finisce e la vecchiaia che non si sa di preciso quando inizia. Secondo alcuni studi invece sembra che all’aumentare dell’età cronologica le persone si percepiscano più giovani di quello che sono in realtà. La verità è che non ci sono regole che stabiliscono quando una persona è considerata anziana e, indipendentemente dall’età, ogni persona è caratterizzata da profonde differenze individuali. E' opportuno allora superare quegli stereotipi che rappresentano un pensionato anziano come un soggetto inattivo o al massimo impegnato in attività di ripiego per occupare la giornata.

È importante mantenere la determinazione e la voglia di restare attivi, nel pieno diritto di avere una vita piena e ricca a livello relazionale, sociale e famigliare. L’invecchiamento in tale ottica può essere visto come una sfida e può rappresentare una grande opportunità di miglioramento e crescita personale oltre che sociale».

ilariaquattrociocche@gmail.com

Redazione L'Inchiesta Quotidiano

guarda anche

I commenti dei lettori

Chi siamo

EDITORE: Cooperativa Editoriale L'Inchiesta

Presidente: Ornella Massaro

Direttore Responsabile: Stefano Di Scanno

Email: redazione@linchiestaquotidiano.it

Dove siamo

Indirizzo: Via Lombardia 8 - Cassino

Telefono: (+39) 0776 328066

Fax: (+39) 0776 328066

P.IVA: 02662130604